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Luigi De Pascalis, Il signore delle Furie danzanti

Roma, anno 366 d.C. Dalle acque del Tevere affiora il cadavere di una sconosciuta che ha con sé un anello, che la collega al culto dionisiaco. È l’inizio di una sconcertante vicenda su cui indagano due magistrati romani: Caio Celso e Alipio. Sullo sfondo un Impero con due capitali, Treviri e Costantinopoli, due imperatori, Valentiniano e Valente e due religioni: quella degli antichi dei e quella cristiana. Persino i fedeli cristiani si dividono tra due vescovi rivali, Dàmaso e Ursino. Caio Celso, seguace di Mithra e della filosofia di Seneca, capisce di trovarsi di fronte ad un intrigo in cui cristiani e pagani, nobili e plebei, schiavi e liberti perseguono i propri scopi, nascondendosi dietro mille maschere. Il Signore delle Furie danzanti è un thriller di straordinaria suggestione che, attraverso la chiave del mistery [sic], ci mostra l’Impero romano del IV secolo d.C. come illuminante metafora del mondo contemporaneo. Luigi De Pascalis ci restituisce il passato con correttezza sto

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Arthur Miller, The crucible. A play in four acts (Il crogiuolo. Dramma in quattro atti)