martedì 20 gennaio 2015

La Trilogia vittoriana di Félix J. Palma... rimarrà monca?

AAA Questo post sarà lunghissimo perché ho amato i libri di Felix J. Palma. Complimenti per la tenacia a chi riesce ad arrivare fino in fondo.

Era il 2011, quando Keira era ancora attiva su uno degli storici blog italiani dedicati ai libri, The book lover, erano circa quattro anni fa, insomma, che usciva, per i tipi di Castelvecchi, La mappa del tempo dello spagnolo Felix J. Palma. La sinossi mi incuriosì e decisi di acquistarlo fresco fresco di stampa (aprile,) ci misi un pochino a leggerlo (agosto,) ma rimasi folgorata, fu amore a prima scorsa.

Aspettai trepidante l'uscita del secondo volume di quella che era stata concepita dall'autore come la Trilogia vittoriana e che rivisitava i temi della letteratura scientifica, in voga tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, coinvolgendo, come protagonista, uno degli autori che contribuì al diffondersi di quel genere di narrativa, Herbert George Wells.

La mappa del cielo uscì nel maggio 2012, io la divorai e, una volta arrivata alla fine, incominciai a chiedermi quando sarebbe stata pubblicata la conclusione, quando sarei riuscita finalmente a scoprire come Palma avrebbe tirato le fila di tutta la storia e che cosa ne sarebbe stato dei numerosi personaggi ricorrenti a cui mi ero tanto affezionata. Ebbene, l'ultimo volume, dal titolo El mapa del caos (La mappa del caos) è uscito lo scorso ottobre in Spagna...



... Con tutta probabilità, non verrà tradotto e pubblicato in Italia. Sembrerebbe che la trilogia rimarrà monca perché i primi due capitoli non hanno incontrato le aspettative di vendita di Castelvecchi. Questo, per lo meno, stando ai commenti a un post sul blog La collezionista di dettagli.

Che tristezza. Per fortuna so abbastanza bene l'inglese da poter leggere The map of chaos quando uscirà, il prossimo giugno, negli Stati Uniti. Intanto, tuttavia, mi spiace per tutti — pochi, a quanto pare — i lettori italiani che aspettavano di vedere conclusa la trilogia, e per tutti coloro che non sanno che cosa aspettarsi da una traduzione destinata a un pubblico statunitense. Mi spiego: mi fa sempre un po' senso leggere in inglese americano un libro storico ambientato nelle Isole britanniche, perché capita che siano adottati spelling, fraseggio — qui uso volutamente un termine normalmente applicato alla musica — e vocabolario statunitensi e la cosa tende a suonarmi stonata. Nel caso del libro di Palma, per di più, si tratta di una traduzione dallo spagnolo... Mah, forse mi sto solo fasciando la testa prima del tempo: magari il traduttore farà esattamente il lavoro che vorrei facesse.

Chi vivrà, vedrà. Nel frattempo vi lascio alle mie opinioni su La mappa del tempo e La mappa del cielo, due libri che amo tanto, sperando di incuriosire qualcuno, pure mettendolo in guardia sulla possibilità di un finale che potrebbe non arrivare in italiano.


La mappa del tempo
Londra, 1896. Il giovane e ricco Andrew Harrington è inconsolabile per la perdita dell’amata Marie, una prostituta uccisa anni prima da Jack lo Squartatore. A un passo dal suicidio però decide di tentare un’ultima, disperata mossa: tornare nel passato per cambiare il corso degli eventi e salvare la donna. In un’epoca di scoperte e invenzioni, questo sembra infatti possibile tanto che una nuova compagnia, la Viaggi Temporali Murray, dichiara di aver realizzato una macchina del tempo, già immaginata un anno prima da H.G. Wells nel suo celebre romanzo. Ma i viaggi nel tempo hanno effetti imprevisti: lo scrittore stesso è minacciato da un ciarlatano arrivato dal futuro, Marcus Rhys, che tenta di rubargli il manoscritto della sua ultima opera. Rhys è a sua volta inseguito dall’ispettore Garrett, che lo ritiene responsabile di una serie di crimini compiuti con armi misteriose. A servirsi del prodigioso apparecchio c’è anche l’eccentrica Claire Haggerty che, per scappare dalla rigida morale vittoriana, si sposta nell’anno 2000, dove incontra finalmente l’uomo della sua vita. Per tutti è solo una questione di tempo: sfuggirgli, trasformarlo, modificarlo potrebbe offrire loro l’unica possibilità di cambiare il proprio destino. Vincitore del prestigioso premio Università di Siviglia per la Letteratura, clamoroso successo di vendite in Spagna e Germania, in uscita in oltre trenta Paesi, questo appassionante, sofisticato e indimenticabile romanzo trascina il lettore in una «frenetica, esuberante storia di amori, omicidi e ciarlataneria» in un ipnotico equilibrio tra passato e futuro, realtà e finzione. L’autore costruisce con straordinaria abilità un caleidoscopico intreccio ricco di suspense e romanticismo, mistero e umorismo, in cui agiscono protagonisti di fantasia e personaggi reali come H.G. Wells, Jack lo Squartatore, Bram Stoker, Henry James e l’Uomo Elefante, fino al magnifico e sorprendente finale. 

(Sinossi riportata sul sito di Castelvecchi.)

La mappa del tempo non è il tipico libro da intrattenimento in cui ci si può imbattere e, nonostante titolo e sinossi, è quanto di più lontano ci sia da uno young adult per impianto narrativo e stilistico. Credo che valga la pena, dunque, spendere qualche parola sulla struttura dell’opera.

Tanto per incominciare non è un romanzo, bensì una raccolta di tre racconti interconnessi in cui compaiono personaggi ricorrenti. È scritto, poi, con una prosa ricca e forbita, caratterizzata da costrutti complessi e rétro, in cui largo spazio è dato alle descrizioni e a lunghissime digressioni che, per quanto pertinenti, non sono sempre, esattamente irrinunciabili. Il narratore è esterno, onnisciente e si diverte a condurre il lettore dove vuole e quando vuole, manipolando intreccio e tempo della narrazione a suo piacimento. Tanto per dare un’idea di quanto esposto, basti questo esempio: a un certo punto troviamo due personaggi affrontare un lungo, silenzioso viaggio in carrozza e il narratore riempie il buco nell’azione raccontandoci di come avvenne l’introduzione della carta igienica a Londra! Questo episodio ha un nesso con la storia? In un certo senso. È una deviazione indispensabile dalla trama? Con tutta probabilità no.

Passiamo alle tre storie narrate. La prima è quella sfortunata di Andrew Harrington, che perde la sua amata per mano di Jack lo Squartatore. Decolla attorno a pagina novantanove quando, dopo un lungo avvio, appaiono i primi elementi di originalità nel racconto. Questa prima parte del libro è importante perché ci lascia con un dubbio che ci porteremo dietro sin verso la fine e perché si conclude con una grossa rivelazione. Proprio questa scoperta rende la seconda storia – quella di Claire Haggerty – quasi uno riempitivo dal punto di vista dell’evoluzione della trama. Fortunatamente non mancano alcuni personaggi originali, ma è soprattutto la presenza di un epistolario, che si colora di toni appassionati, a caratterizzare la seconda parte dell’opera che ha un finale un po’ assurdo, un non-epilogo. Il terzo racconto, dove Wells diviene protagonista principale suo malgrado, è quello che tira le fila di tutto il libro: chiarisce i dubbi, svela i misteri, è un finale col botto gestito piuttosto bene, specialmente nelle ultime cento pagine che scorrono veloci, nonostante la loro complessità.

La mappa del tempo ha poco o nulla a che fare con il fantasy o lo steampunk, quantomeno per come siamo abituati a leggerli oggi. Si avvicina di più ai «romanzi scientifici» della fine del secolo XIX, soprattutto perché si configura come una celebrazione degli ambienti in cui quelli furono scritti e letti, sullo sfondo più ampio di una sempre affascinante, oscura e misteriosa società vittoriana. È un tributo a H. G. Wells (La macchina del tempo) e al suo pubblico, formato da coloro che cercavano in quella che dopo sarebbe divenuta la fantascienza una fonte di intrattenimento, ma anche da quelli a cui non bastava una momentanea evasione dalla realtà, perché erano ancora dei convinti sognatori, che si sarebbero potuti calare nei panni degli eroi dei romanzi romantici dei decenni precedenti.

L’ho trovato un bel libro, ma durante la lettura l’impressione era che tutto riuscisse a reggersi in piedi soprattutto per la bella scrittura scorrevole di Palma che, per quanto elaborata, si venava di quel pizzico di lirismo che non la trasformava in puro esercizio di stile. Il punto è che non avevo idea di quello che sarebbe uscito dall’enorme calderone in cui l’autore sembrava continuare a gettare ingredienti. Il risultato, però, quello che assume dei contorni nitidi nella terza parte, è stato più che soddisfacente e mi ha regalato una visione più esauriente e consapevole dell’intera opera.

La mappa del cielo
È l'estate del 1835, un'estate caldissima. Un uomo annuncia al mondo di avere scoperto che la Luna è abitata da unicorni, uomini pipistrello e altre fantastiche creature. In breve, quest'affermazione si rivela essere semplicemente una colossale presa in giro, ma nonostante tutto in molti continuano a credere che possa esistere realmente vita extraterrestre sulle stelle. Settanta anni più tardi, Emma Harlow, bisnipote dell'autore della clamorosa beffa, vive nell'alta società newyorkese convinta di essere immune all'amore. E, di fronte alle avances sempre più insistenti del milionario Montgomery Gilmore, arriverà a dichiarare di poter amare soltanto colui che al pari del suo bisnonno riuscirà a convincere il mondo intero che non siamo soli nell'universo. Per questo, se il suo ricco pretendente vuole davvero il suo amore, dovrà riuscire a riprodurre l'invasione marziana descritta ne La guerra dei mondi di H.G. Wells. Emma però non può immaginare che per Gilmore nulla è davvero impossibile, e così i marziani invaderanno la Terra, anche se questa volta sarà per amore...

(Sinossi riportata sul sito di Amazon.it)

Quest’opera si struttura in tre racconti, similarmente a quello che accadeva ne La mappa del tempo, ma con la differenza sostanziale che le storie ne La mappa del cielo appaiono meno interconnesse e più indipendenti l’una dalle altre. Anche La mappa del cielo trae ispirazione da un romanzo di Wells, ma questa volta si tratta di La guerra dei mondi anziché La macchina del tempo.


Il libro si apre in modo scoppiettante con Wells che, nei sotterranei del Museo di Storia Naturale, si troverà davanti a mille e una meraviglia, tra cui – e non si tratta della cosa più strabiliante – il ritratto di Dorian Gray (nel senso del quadro). Inizia, quindi, il primo racconto, ambientato attorno al 1830, che narra le avventure dell’esploratore Jeremiah Reynolds e dell’equipaggio della nave Annawan, partiti alla volta del Polo Sud per scoprire l’entrata del centro della Terra, ma che finiscono per rimanere bloccati tra i ghiacci e trovare tutt’altro. Si tratta di una storia, a tratti, agghiacciante per la descrizione della vita, in un ambiente ostile e sempre più pericoloso, di un gruppo di uomini che sembrano aver accettato di stare andando incontro alla morte. Tutta questa prima parte potrebbe tranquillamente reggersi in piedi da sola e costituire un romanzo breve. Il secondo racconto è quello della cui trama si fa cenno in sinossi. Ambientato nel 1898, tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, vede ricomparire Wells tra i protagonisti principali, insieme ad altre vecchie conoscenze che si erano incontrate ne La mappa del tempo. Nonostante le premesse, non si tratta semplicemente di una storia romantica, ma della storia di un amore che nasce e cresce nel bel mezzo di una catastrofe. Il terzo racconto è quello che vede protagonista Charles Winslow (altra vecchia conoscenza), prigioniero del campo marziano di Lewisham. È narrato in parte dal narratore esterno, onnisciente e in parte in prima persona, attraverso le pagine del diario di Charles. È la più drammatica e cupa delle tre storie, eppure, incredibilmente, è presente anche quello humor inglese che fa spesso sorridere.

Credo che per godere appieno del libro sia necessario accettare che sia diverso da La mappa del tempo: il narratore ha tutto un nuovo repertorio di trucchetti e assi nella manica con cui sorprendere e disorientare il lettore e Palma ha nuove frecce al proprio arco con cui costruire un intreccio in cui tutto non è solo ciò che sembra. La lingua rimane sempre ricca e barocca, ma descrizioni e digressioni sono usate in modo più proficuo e in forma meno prolissa di quanto non avvenisse ne La mappa del tempo. Molto curata la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli già incontrati, che in questo libro rivelano nuovi lati della propria personalità e vanno incontro a una crescita nel corso della narrazione. Lo stesso Wells incomincia a mostrare i segni che lo porteranno a diventare l'adultero impenitente che molti ricordano.

Tra i temi più ricorrenti, l’importanza di sognare, di continuare a sognare e la celebrazione delle persone che contribuiscono a far sognare l’uomo.

Se per comprendere le prime due storie non è fondamentale aver letto La mappa del tempo, per la terza è praticamente indispensabile. Sia La mappa del tempo che La mappa del cielo sono libri autoconclusivi, ma è decisamente consigliato leggerli nell’ordine in cui sono stati pubblicati.


Bibliografia e URL:
Storico blog dedicato ai libri di Keira, The book lover: http://thebook-lover.blogspot.co.uk/
Pagina dedicata a La mappa del tempo sul sito di Castelvecchi: http://www.castelvecchieditore.com/la-mappa-del-tempo/
Sito di Felix J. Palma: http://www.felixjpalma.com/
Nei commenti al post dedicato al romanzo Gala Cox di Raffaella Fenoglio ho scoperto che non sarebbe prevista la pubblicazione in Italia de La mappa del caos: http://lacollezionistadidettagli.blogspot.co.uk/2015/01/gala-cox-di-raffaella-fenoglio.html
Félix J. Palma, La mappa del tempo, Roma, Castelvecchi, 2011
Félix J. Palma, La mappa del cielo, Roma, Castelvecchi, 2012

giovedì 15 gennaio 2015

Gretna Green

The power of Love...
Se Gretna Green vi suona familiare è probabilmente perché l'avete trovato in qualche libro in cui a due innamorati inglesi, messi alle strette dal parentado, non resta altra soluzione che fuggire in Scozia per sposarsi.

Gretna Green e l'Old Blacksmith's Shop
A meno di venti chilometri dall'inglese Carlisle, si trova la scozzese Gretna Green, ora facilmente raggiungibile percorrendo la M6 o con il treno, nel passato sulla strada delle carrozze per il servizio postale.
Uno scorcio di Gretna Green oggi... immaginate come
doveva presentarsi ai 'fuggitivi' nei secoli XVIII e XIX

La località deve la sua notorietà al Marriage Act promulgato nel 1754 da Lord Hardwicke (che allora serviva come Lord Chancellor,) secondo cui alle coppie non era permesso di sposarsi senza il consenso dei genitori prima dei 21 anni. Il che diveniva legge in Inghilterra, ma non si estendeva alla Scozia.

Ban something and it instantly becomes desireble...

Ha il via un'epidemia di fughe di amanti inglesi 'illeciti' che in Scozia potevano legalizzare la loro unione. In Scozia, infatti, pressoché chiunque poteva celebrare matrimoni ed era sufficiente che gli sposi avessero 16 anni e dichiarassero il proprio amore davanti a due testimoni. 
Incomincia la fortuna di Gretna Green, in una posizione ideale e ben collegata, e della nota bottega del fabbro. 

Il famoso Balcksmith's Shop di Gretna Geen

Ai tempi del Marriage Act del 1754, al Blacksmith's Shop di Gretna risiedeva il fabbro Joseph Paisley, il quale si rese conto che quello dei matrimoni poteva essere un business assai redditizio. Fu così che si reinventò come Anvil Priest e diede inizio a una lunga, colorita tradizione.

Una pessima fotografia dell'incudine originale, ora
racchiusa in teca di vetro
Anvil significa incudine, in inglese. Si incominciò a parlare di Anvil Priests perché i fabbri dichiaravano gli sposi marito e moglie battendo il martello sull'incudine.

La popolarità di Gretna Green era impressionante e la si incominciò anche a trovare nominata nella letteratura dell'epoca. Un esempio famoso è Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, [sottolineate per leggere lo spoiler] in cui si ipotizza di una fuga di Lydia e Whickham proprio a Gretna Green per un matrimonio segreto.

Dalla seconda metà del XVIII secolo a oggi le fortune di Gretna Green e del negozio del fabbro nel campo dei matrimoni sono state alterne, ma il mito è rimasto e viene fatto spesso riemergere nella narrativa (soprattutto quella romance) e, più concretamente, attraverso i matrimoni che ancora si possono celebrare in questo luogo.

Original Marriage Room

Se qualcuno fosse interessato a sposarsi nel negozio del fabbro o in una delle location storiche di Gretna Green (come la mitica Old Toll Bar, per esempio,) può trovare maggiori informazioni qui. Tenete presente, tuttavia, che i tempi sono cambiati e le pubblicazioni vanno fatte 3 settimane prima della data delle nozze.

Shopping

Gretna Gateway Outlet Village
Concentriamoci, però, ora sui passatempi oziosi a cui ci si può dedicare a Gretna Green, uno in particolare: lo shopping. Da area di frontiera quale è, la località ospita il Gretna Gateway Outlet Village, un outlet, appunto.

Se vi mettete di buzzo buono e siete pazienti, potete fare dei buoni affari e ci sonno negozi di diverso tipo: Cadbury (produzione cioccolatiera,) Ralph Lauren, Nike, The Works (prodotti di carto-libreria,) Claire, The Body Shop...

Qualche acquisto, ovviamente, l'ho fatto anche io. Qui sotto un assaggio di quello che ho comprato all'Old Blacksmith's Shop e al Gretna Gateway. Manca una sciarpa che ho messo via appena arrivata a casa e mi sono dimenticata di inserire nello scatto il giorno dopo.

Quello a destra, in basso, è un anello di Hello Kitty
 
Bibliografia e URL:
Alan Air, From the hammer to the anvil. Love, marriage and scandal at Gretna Green, [s.l.], [s.n.], 2014 
L'Old Blacksmith's Shop e tutto quello che ci sta dietro: http://www.gretnagreen.com/ 
Per chi si vuole sposare nelle location storiche di Gretna Green: http://www.gretnagreen.com/wedding-venues-b5 
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