sabato 25 ottobre 2014

Isola Comacina

A poco più di due mesi da Natale e a pochi giorni a Halloween mi ritrovo a scrivere delle mie vacanze estive...

E, allora, l'Isola Comacina

Veduta dell'Isola Comacina

Unica isola del Lago di Como, si trova a qualche centinaio di metri — forse meno — dalle rive su cui sorge il comune di Ossuccio. L'Isola Comacina è caratterizzata da una lunga storia, persino gloriosa nei periodi romano e altomedievale, occupando un ruolo determinante nel comasco.

Scorcio dell'Hospitalis con Santa Maria
Maddalena
Desideravo visitare l'Isola dai tempi remoti dell'università, da quando studiai il periodo longobardo e me la ritrovai nominata come una di quelle roccaforti 'romane' che conservarono a lungo una certa indipendenza o autonomia. L'occasione si è presentata durante il breve periodo che ho trascorso in Italia lo scorso settembre: ho avuto modo, infatti, di partecipare a una mattinata presso l'Antiquarium di Ossuccio, dove degli studiosi hanno illustrato la storia dela Comacina e ci hanno, poi, condotto in una visita guidata nelle sale espositve che raccolgono l'innumerevole quantità di reperti archeologici ritrovati sull'isola e nelle acque circostanti.

L'Antiquarium fa parte dell'antico complesso dell'Hospitalis de Stabio, un ospedale, documentato sin dal 1169, comprendente anche la chiesa di Santa Maria Maddalena con il suo particolare campanile goticheggiante.

L'Antiquarium è una sorta di centro polifunzionale: spazio museale, visitor centre e punto di partenza per la visita all'Isola Comacina.

Taxi-boat
Nella pratica, all'Isola Comacina si approda con graziosissimo taxi-boat.

Lunga circa 600 metri e larga 200, l'Isola è un ambiente molto più complesso di quanto potrebbero far prevedere le sue dimensioni contenute.

L'Isola fu per secoli una cittadella fortificata e un importante centro religioso: si ricorda che Plinio il Vecchio ne fu ministro massimo e, successivamene, accolse le spoglie del vescovo di Como, Agrippino. L'importanza concreta della Comacina non potè che attrarre anche una serie di leggende. Secondo la tradizione, nel V secolo, il vescovo e patrono di Como Abbondio, vi fece erigere il primo nucleo dell'edificio di culto più importante dell'Isola, Santa Eufemia (di cui ci rimane pressoché nulla,) dove depose antiche reliquie.

Resti della cripta di Santa Eufemia (edificio dell'XI secolo)

Sempre secondo fonti tradizionali, proprio per il fatto di essere ben fortificata e di aver mantenuto una certa autonomia sotto le orde degli invasori del VI secolo, sull'Isola Comacina si sarebbero rifugiati i Magistri Comacini, i grandi maestri dell'arte muraria che avrebbero dato l'avvio all'arte romanica. L'importanza e la potenza dell'Isola vengono a cessare quando decide di schierarsi, con Milano, contro Como e l'imperatore Federico Barbarossa: dopo una guerra decennale, nel 1169 (annus horribilis,) fu rasa al suolo dai comaschi e nulla vi più costruito fino al Novecento. La rinascita dell'Isola Comacina, nel secolo scorso, inizia in modo scopiettante: il proprietario, Augusto Giuseppe Caprani, la lascia per testamento al re del Belgio, Alberto I, nel 1920. Questi la restituisce, qualche anno dopo, allo Stato italiano perché ne faccia un focolare dell'arte per artisti belgi e italiani, affidando questo compito all'Accademia di Brera, che la gestisce ancora oggi.

È in questo spirito che, nel 1933, viene dato compito all'architetto Lingeri di costruire tre Case per Artisti. L'edificazione avviene tra il 1939 e il 1940 e le abitazioni riprendono il modello della casa per vacanze di Le Corbusier.

Una delle tre Case per Artisti presenti sull'Isola Comacina

Le case furono utilizzate per anni per brevi soggiorni di artisti provenienti dal Belgio e dall'Italia. Alla fine degli anni Novanta, tuttavia, giacevano abbandonate e necessitavano di un complessivo intervento di conservazione. Nel biennio 2009-2010 si decide di agire sulle abitazioni in modo da renderele di nuovo accessibili agli artisti... del XXI secolo.

Storia, arte e anche locus amoenus. L'Isola Comacina è ricoperta da una rigogliosa vegetazione, costituita da ulivi, tigli e allori, e abitata da una varietà di animali.

Tutte queste caratteristiche rendono quello dell'Isola un paesaggio complesso e un po' misterioso. Ai visitatori sono proposte, comunque, delle letture che si traducono in percorsi tematici: esistono un sentiero archeologico, un sentiero degli artisti, un sentiero del bosco e pure gli evocaivi sentiero di Santa Eufemia e Viale del Poeta.

Nel periodo in cui l'ho visitata, l'Isola Comacina ospitava anche il progetto InterNature della Scuola di Scultura dell'Accademia di Brera. Tra il maggio e il settembre 2014 sull'Isola sono state inscenate rappresentazioni ed esposte opere d'arte degli allievi della scuola.

Viewpoint di Sara Marioli (InterNature)

Resti di una casa-torre medioevale
Ciò che più ha catturato il mio interesse sull'Isola Comacina sono la storia e i resti archeologici, databili dall'epoca romana sino al XVI secolo: da ciò che ci rimane delle costruzioni civili ai numerosi siti in cui sorgevano le costruzioni religiose.

Gita emozionante e appagante per me. Quasi un'avventura indietro nel tempo, usando un po' di immaginazione.

È una meta che consiglio soprattutto a chi è interessato alla storia e all'archeologia romane e medievali e ha voglia di vedere e sperimentare qualcosa di nuovo.

Resti del convento
femminile di Faustino e
Giovita
 
Resti della chiesa romanica di
San Pietro in Castello

















Resti della chiesa di Santa Maria
col Portico
Resti della chiesa di Santa
Eufemia













Bibliografia e URL:
Sito dell'Isola Comacina: http://www.isola-comacina.it/
InterNature, Milano, Accademia di Belle Arti di Brera, 2014
InterNature: http://www.accademiadibrera.milano.it/it/internature-isola-comacina.html-1 

sabato 18 ottobre 2014

Susanna Kearsley

Susanna Kearsley sta diventando una delle mie autrici certezza e scaccia-pensieri dell'ultimo periodo: quando non so cosa leggere e ho bisogno di un libro che coccoli il mio animo, le sue opere tendono a rappresentare una valida risposta alle mie esigenze. Ciò è così vero, che ho finito per collezionare diversi dei romanzi scritti dalla Kearsley, anche se, per ora, ne ho letti solo tre (potrei presto buttarmi sul quarto, però... incomincio a sentire il richiamo della comfort zone.)

Conobbi la Kearsley qualche anno fa, grazie alla pubblicazione in Italia di Come il mare d'inverno, che rimane l'unico romanzo pubblicato in Italia dell'autrice canadese.

Come il mare d'inverno
Carolyn McClelland, autrice di romanzi storici di successo, è alle prese con il nemico più temibile per chi fa il suo mestiere: il blocco dello scrittore. Decide quindi di andare a trovare la propria agente in Scozia, sperando in qualche utile consiglio. Un giorno, girovagando in cerca d'ispirazione, viene magneticamente attratta dalle rovine di un castello a picco sul mare: è il castello di Slains, e Carolyn ne resta stregata. Quel luogo le dà un brivido sottile, non solo per la sua rude, aspra bellezza ma soprattutto perché le è in qualche modo, incomprensibilmente, familiare. Accantonando quella vaga inquietudine, stabilisce di farne il teatro del suo prossimo libro, una struggente e romantica vicenda ambientata ben tre secoli prima, ai tempi della sollevazione scozzese contro la Corona inglese. La protagonista sarà una donna, Sophia, innamorata di un ufficiale dagli occhi color del mare d'inverno, con cui vivrà una travolgente, tragica passione. Con l'intento di calarsi appieno nell'atmosfera, Carolyn si stabilisce in un cottage di quel pittoresco lembo di terra e allaccia una serie di conoscenze che si prestano volentieri a offrirle il proprio contributo. Tra questi, il padrone di casa e, soprattutto, l'affascinante figlio Graham. Appassionandosi sempre più alla protagonista Sophia, Carolyn si mette all'opera e di colpo tutto le viene fin troppo facile: dialoghi, vicende, ambienti sembrano prendere forma da soli e i personaggi paiono vivere di vita propria...
(Sinossi ripresa dalla seconda di copertina della mia edizione.)

Come il mare d'inverno mi è piacque molto e fu un po' una rivelazione. Apprezzai tantissimo il modo di caratterizzare Carolyn: pochi riferimenti che mi avevano, comunqe, dato l'idea di un personaggio romantico contemporaneo. Le vicende che riguardavano Carolyn mi presero a tal punto che finii per leggere con maggiore interesse la sua storia che non quella di Sofia alla quale, a partire da circa la metà del romanzo, viene lasciato più spazio. Questo, ho scoperto più avanti, è uno dei tratti che mi discosta dalla maggior parte dei lettori (delle lettrici, a dire il vero) di Susanna Kearsley, che, nei libri che si snodano su due epoche, tendono soprattutto ad appassionarsi ai racconti ambientati nel passato: io — sorprendentemente — mi sento più coinvolta dai protagoisti del presente.

Per quanto riguarda l'ambientazione, la Scozia, devo dire che già all'epoca (siamo nel 2010) ci ero piuttosto affezionata perché ci avevo lavorato per diversi mesi qualche tempo dopo gli studi universitari. Avevo avuto l'opportunità di vedere molti dei paesaggi che richiamano quelli descritti nel romanzo della Kearsley e ne ero rimasta affascinata.

Dopo aver letto Come il mare d'inverno decisi di non farmi sfuggire il successivo libro della Kearsley, pubblicato per la prima volta nel 2011. Mi ero messa in testa che sarebbe stato più sicuro aspettare l'uscita di The rose garden anziché leggere i libri pubblicati precedentemente perchè la scrittura tende a migliorare con il passare del tempo...

The rose garden
Eva Ward ritorna nell’unico posto al quale sente di appartenere, la vecchia casa sulla costa della Cornovaglia, alla ricerca della felicità nei ricordi delle estati di quando era bambina. Qui trova voci misteriose e sentieri nascosti che la catapultano non solo nel passato, ma anche tra le braccia di un uomo che non appartiene al suo tempo. Eva si troverà a dover affrontare i propri fantasmi nel presente, oltre a quelli nel passato. Mentre incomincerà a chiedersi qual è il suo posto nel proprio tempo, si renderà conto di dover decidere dove si sente davvero a casa.
(La sinossi è una traduzione, leggermente modificata, di quella riportata sul retro del volume, in inglese.)

Piacevole romanzo con la sempre accattivante componente del viaggio nel tempo. Dopo Come il mare d'inverno, la Kearsley ci riporta ancora una volta ai tempi dell’insurrezione giacobita, durante le lotte per riportare sul trono inglese gli scozzesi Stuart. Eva incomincerà a viaggiare tra il presente e l’inizio del Settecento dove incontrerà l’affascinante giacobita Daniel Butler, del quale non potrà fare a meno di innamorarsi.

Uno degli aspetti più significativi del romanzo si esplicita nel conflitto che vive la protagonista nel decidere dove realmente appartiene, divisa come è tra passato e presente. Proprio per questo l’autrice si concentra, in egual misura, a mostrarci la vita di Eva tanto nell’Inghilterra contemporanea quanto in quella del XVIII secolo, regalandoci un carosello di personaggi interessanti e avventure più e meno originali. In questo lungo viaggio è quasi naturale che il lettore, insieme a Eva, inizi a porsi delle domande sul significato di famiglia, di casa e dei legami che uniscono le persone.

Per quanto questo romanzo mi sia piaciuto, vi ho trovato per lo meno un difetto: Eva, secondo me, riesce ad adattarsi troppo facilmente al passato. Penso sarebbe stato più credibile rendere maggiormente problematica la vita di una persona che si trova scaraventata, d’improvviso, a tre secoli di distanza dalla propria epoca. Ho trovato la scrittura più curata che in Come il mare d'inverno e l’intreccio ben costruito. A sentimento, tuttavia, preferisco il romanzo precedente perché mi sento più vicina ai personaggi (quelli del presente, in particolar modo) e più coinvolta nei risvolti della trama. Ripeto, però, The rose garden mi è parso scritto meglio.

Appunto: la scrittura sarà anche migliorata, ma il libro mi ha presa di meno. Di recente, quindi, mi sono buttata su uno dei libri più vecchi della Kearsley, The splendour falls, del 1995, di recente riedito in U.K., per vedere che effetto mi avrebbe fatto...

The splendour falls
1205 - La città di Chinon è assediata dai nemici del re Giovanni, and e la sua giovane regina chiede a un fidato servitore di nasconderle i propri preziosi gioielli.
Emily Braden è affascinata dalla storia medievale della regina Isabella, e non riesce a resistere quando il cugino Harry, uno storico, suggerisce un viaggio a Chinon, nella Valle della Loira. Ma quando Harry svanisce, Emily incomincia a cercarlo e si imbatte in un altro mistero intrigante — una seconda Isabelle, una cameriera durante la Seconda guerra mondiale, con una propria tragedia e un suo tesoro da nascondere.
Mentre Emily esplora i tunnel labirintici dell'antica città, si ritrova ad avvicinarsi sempre più al mistero delle due Isabelle e dei loro segreti.
(La sinossi è una traduzione, leggermente modificata, di quella riportata sul retro del libro.)

Praticamente il comfort book dell'estate 2014. L'ho amato, nonostante l'intreccio un po' all over the place e alcune ingenuità nell'evoluzione dei personaggi, immagino a causa del fatto che si tratti di uno dei primi volumi scritti dall'autrice.

Qui le vicende del passato rimangono praticamente inesplorate e ci si concentra sul presente. L'aura romantica è presente, come sempre, ma il mistero dela scomparsa di Harry arricchisce il romanzo di una componente investigativa, in un certo senso, che lo rende estremamente accattivante.

Questo è anche uno di quei libri che iniziano piano piano, dove è come se per pagine e pagine succedesse poco o niente. Purché la prosa sia bella scorrevole, io adoro i libri così: quelli in che ti entrano dentro a passettini, per poi condurti, quasi all'improvviso, in un'avventura che non ti saresti aspettata di vivere.

Splendide le descrizioni di Chinon, come tutte le descrizioni della Kearsley, devo ammettere.

Il prossimo romanzo di Susanna Kearsley che potrei leggere è Named of the dragon, un altro vecchio titolo (1998) che mi ispira.

Qualcuno di voi ha letto qualcosa della Kearsley? 

Bibliografia e URL:
Sito ufficiale di Susanna Kearsley: http://www.susannakearsley.com/
Susanna Kearsley, Come il mare d'inverno, [Milano], Sperling & Kupfer, 2010
Susanna Kearsley, The rose garden, Naperville, Sourcebooks, 2011
Susanna Kearsley, The splendour falls, London, Allison & Busby, 2012 

sabato 11 ottobre 2014

Francesca Diotallevi, Le stanze buie

Io arrivo... dopo
Partii per le vacanze nel lontano 15 settembre, quando era ancora estate e tornai in Inghilterra il 23 settembre, il primo giorno d'autunno... ci ho messo più di due settimane a riprendermi! Come spesso accade, ho trovato le ferie decisamente corte e il ritorno al lavoro è stato un piccolo trauma: levatacce, impegni su impegni, meeting. Dopo, oggi, ho deciso di tornare al blog... e, forse, era anche ora!

Immergiamoci nei misteri di una villa nella campagna piemontese post-unitaria
Dall'Italia mi sono portata in Inghilterra qualche libro (come se quelli che avessi qui non fossero sufficienti,) tra cui Le stanze buie di Francesca Diotallevi, che rientra nelle opere letterarie italiane che leggo per nutrire la nostalgia che provo per il paese natio.


Torino 1864. Un impeccabile maggiordomo di città viene catapultato nelle Langhe: per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, dovrà occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores. Il protagonista si scontra così con il mondo provinciale, completamente diverso da quello dorato e sfavillante dell'alta società torinese, e con le abitudini dei nuovi padroni e dei loro dipendenti. Nella casa ci sono un conte burbero, una donna eccentrica e anticonformista, ma anche sola e infelice, un cameriere dalla doppia faccia e una vecchia che sa molte cose, ma soprattuto c'è una stanza chiusa da anni nella quale non si uò assolutamente entrare.
A partire da questo e da altri misteri il maggiordomo si troverà, suo malgrado, a scavare nel passato della famiglia per scoprire segreti inconfessati celati dal molto tempo e destinati a cambiare per sempre la sua vita.
(Sinossi riportata sulla seconda di copertina della mia edizione.)

Questo romanzo è uscito oltre un anno fa, il 23 settembre, ma, come sopra, io arrivo... dopo. Solo qualche mese fa mi decisi a ordinarlo ispirata dalla trama e dall'ambientazione tutta italiana. Quando, poi, il 28 giugno scorso lo ritrovai in una libreria di Londra, mi dissi che era arrivata l'ora di leggerlo.

Il romanzo mi è piaciuto molto. L'ho trovato ben scritto: il ritmo è particolarmente incalzante, senza che la prosa sia trascurata e le due cose, nella mia esperienza di lettrice, non vanno così spesso di pari passo. La trama è succosa: la storia si rivela più articolata di quanto potrebbe apparire e le sorprese non mancano. Buona la struttura dell'intreccio: vista la complessità della vicenda, non possono che succedere tante cose, che si incastrano tutte in modo armonioso nella narrazione, che si dilata su due dimensioni temporali (il presente, dopo i fatti, e il passato, ricordato.) L'elemento gotico è ben dosato: le atmosfere sinistre sono condite sapientemente con l'ingrediente dell'inspiegabile, ma senza mai esagerare o finire per suonare stonato, trasformandosi in letteratura paranormal. Personalmente ho ritenuto coraggiosa la scelta di un protagonista maschio e appartenente alla realtà dei domestici: da un lato ho sempre trovato misterioso come un autore possa creare un protagonista di sesso opposto al proprio (come avrà fatto Lawrence con il suo L'amante di Lady Chatterley?); dall'altro non deve essere stato facile fare ricerca sul mondo della servitù dell'Italia della seconda metà dell'Ottocento.

Quello che non ho capito e che vorrei tanto comprendere: perché in questo romanzo si usa sempre il Voi e mai il Lei?

Sono stata molto succinta e credo di essere riuscita a riassumere tutto quello che penso con poche parole e ad aver lasciato un po' di curiosità ai potenziali lettori di questo post che ancora non dovessero aver letto Le stanze buie.

E adesso, sarebbe ora che leggessi anche il racconto Il maggiordomo, che Francesca Diotallevi ha pubblicato sul proprio blog, Piccolo Sogno Antico. Sì, mi manca anche quello. Ma cosa scrivevo sopra? Io arrivo... dopo.

Bibliografia e URL:
Francesca Diotallevi, Le stanze buie, Milano, Mursia, 2013
Francesca Diotallevi annunciò l'uscita del romanzo sul proprio blog, Piccolo sogno antico: http://piccolosognoantico.blogspot.co.uk/2013/09/le-stanze-buie-il-mio-primo-romanzo.html
Mi imbattei ne Le stanze buie nell'Italian Book Shop di Warwick Street, a Londra: http://www.ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/06/condividendo-londra-28-giugno-2014-in.html 
Il maggiordomo di Francesca Diotallevi: http://piccolosognoantico.blogspot.co.uk/2014/05/il-maggiordomo.html