martedì 21 febbraio 2017

Amanda Stevens, The visitor



Restaurare cimiteri dimenticati e abbandonati è la mia professione, ma incomincio a credere che la mia vera vocazione sia decifrare gli enigmi dei morti. Secondo la leggenda Kroll Cemetery è un puzzle che nessuno è mai stato capace di risolvere. Per oltre mezzo secolo la risposta è rimasta nascosta nelle strane iscrizioni e intricate incisioni sulle lapidi... perché scoprire il mistero di quel piccolo, remoto cimitero può essere molto rischioso.
Anni dopo la morte di massa, i discepoli di Ezra Kroll riposano inquieti, le loro anime tormentate sono intrappolate all'interno delle mura di Kroll Cemetery, aspettando di essere liberate da qualcuno abbastanza forte e intelligente da risolverne l'enigma. Per qualche ragione, sono stata chiamata in questo cimitero sia dai vivi che dai morti. Ogni traccia che seguo, ogni indizio che esamino mi portano più vicino a un insolito killer e a un destino che minacceranno la mia sanità mentale e il futuro con il mio amore, John Devlin.

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

Amanda Stevens è tornata con la serie The graveyard queen e la sua protagonista Amelia Gray... Yeah! Non vedevo l'ora che questo romanzo uscisse, visto quanto mi avevano presa i precedenti tre libri, The restorer, The kingdom e The prophet.

Ciò che amo di più di The graveyard queen sono la protagonista introspettiva e la narrazione in prima persona dal punto di vista della stessa, nella quale, inevitabilmente, si lascia spazio alle riflessioni personali e all'annotazione incisiva delle sensazioni che suscitano le emozioni improvvise.

In The visitor troviamo un'Amelia costretta a cercare di trovare un nuovo modo per rapportarsi con le 'creature' che abitano al di là del mondo sensibile normalmente percepito dagli esseri umani, entità che possono essere fantasmi, ma non solo. La nostra regina dei cimiteri scoprirerà che le terrificanti nuove capacità che continuano a manifestarsi in lei sono parte di un'eredità familiare che si rivela sempre più sorprendente e inquietante. Dal punto di vista sentimentale, in questo ultimo romanzo, troviamo Amelia in coppia con John Devlin, ma la loro relazione non può essere certo vissuta apertamente, visti i segreti che non riescono a confessare l'una all'altro. E non potrebbe essere altrimenti, visto che le cause — conosciute e non — del conflitto, per ora insolvibile, tra i due è uno degli aspetti fondamentali che permette alla serie di proseguire.

Ho apprezzato The visitor e l'ho trovato, tutto sommato, un discreto apripista per la seconda trilogia dedicata ad Amelia Gray, soprattutto considerato lo iato trascorso da The prophet.

Consiglio The visitor a coloro che hanno letto e apprezzato i precedenti volumi di The graveyard queen e invito a leggere i post a loro dedicati (linkati sopra) per saperne di più.

Questo romanzo è stato pubblicato, con lo stesso titolo, in italiano da HarperCollins Italia.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia e URL:
Amanda Stevens, The visitor, Don Mills, Mira Books, 2016
Sito di Amanda Stevens: http://www.amandastevens.com/
Post in cui ho scritto di The kingdom e The prophet: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/03/letture-recenti.html 

martedì 14 febbraio 2017

Graham Greene, The end of the affair


Maurice Bendrix si trova ricapultato nell'esistenza di Sarah, la donna che, due anni prima, pose termine alla loro relazione adulterina senza fornire alcuna spiegazione. Si rivolge a un investigatore per cercare di fare chiarezza nell'esistenza della sua amante adesso, come allora e, nel frattanto, ricorda quello che è stato il loro rapporto. Sullo sfondo la Seconda guerra mondiale, all'orizzonte una rivelazione inaspettata.

Togliamoci subito di mezzo la questione degli aspetti autobiografici. Pressoché tutti quelli che leggono questo libro vengono a scoprire, quando non sono già a conoscenza, della relazione extra-coniugale che Greene ebbe con Lady Catherine Walston. Assodato che chi scrive libri non va a comprare l'ispirazione in un negozio, bensì ricava le proprie idee da una rielaborazione di quello che ha conosciuto, visto o vissuto in prima persona o attraverso altri, penso non sia giusto trattare questo lavoro come un'autobiografia, quando è un'opera d'arte, un romanzo.

Quando decisi di comprare questo libro, non mi ero fatta un'idea precisa di come avrebbe potuto essere strutturato, ma qualcosa dovevo essermela immaginata comunque perché mi sono trovata a sorprendermi, una volta incominciato a leggere. Sapevo della fine di una relazione, ero anche a conoscenza dell'input che aveva portato questa relazione a una fine, ma non mi aspettavo un racconto che si sviluppasse su diversi piani temporali, che desse spazio a personaggi quali l'investigatore privato imbranato Parkis o l'ateo illuso Smythe.

Bendrix, mentre ricorda di come la relazione con Sarah sia iniziata e finita, narrando di quello che, con l'aiuto di Parkis, viene a scoprire sull'esistenza dell'ex-amante, compie un percorso, la classica maturazione del personaggio. In Bendrix avviene — esplicitamente — nella nascita del dubbio e allusivamente — nel crollo delle certezze, che, nel suo caso, significa anche mettere in discussione la propria identità. Da questo punto di vista The end of the affair mi ha riportato alla mente Aegypt di John Crowley (qui), in cui si sottolinea come la ricerca di risposte ai grandi misteri possano avere un effetto sconquassante sulla singola persona, senza necessariamente influenzare 'l'equilibrio' del mondo esterno.

Per quanto sarà probabilmente risaputa a molti, non svelerò la grande domanda che è uno dei topoi attorno al quale si costruisce l'intero libro, sperando di incuriosire i potenziali lettori. 

The end of the affair si può trovare tradotto in lingua italiana con titolo La fine dell'avventura e, p di recente, Fine di una storia.

See you soon cyberspace cowboy...  

Bibliografia e URL:
Graham Greene, The end of the affair, London, Vintage, 2004
Ho scritto di Aegypt di Crowley qui: http://ludo-ii.blogspot.it/2013/11/stuck-in-2-books.html 

martedì 7 febbraio 2017

Dashiell Hammett, The glass key


Anni Trenta, Stati Uniti, una città del Nord-Est
Ned Beaumont è un giocatore d'azzardo e il braccio destro e amico di un politico corrotto, Paul Madvig. Le elezioni politiche si avvicinano e Madvig decide di appoggiare la candidatura del senatore Henry, allo scopo principale di ottenerne la mano della figlia, Janet. Le cose si complicano quando il figlio di Henry, Taylor, viene ucciso e tutti sembrano convincersi che il colpevole sia Madvig. Significherà la finde del politico e del suo controllo sulla città? Beaumont indaga.

Durante le scorse vacanze di Natale mi sono imbattuta nei film di Alan Ladd e Veronica Lake, due attori molto noti per i noir che girarono in coppia negli anni Quaranta. Fu così che scoprii The glass key, film del 1942 tratto dall'omonimo libro di Dashiell Hammett, pubblicato nel 1931. Hammett scrisse romanzi e racconti a tema investigativo e diventò uno dei più famosi rappresentanti del genere hardboiled, secondo il quale il crimine viene rappresentato in modo realistico, violento e descritto con occhio cinico.

The glass key è un romanzo nudo e crudo, nel senso che la voce narrante, in terza persona, si limita a osservare e indicare quello che succede, le azioni delle vari personaggi. Avete presente la teoria secondo cui è sempre meglio mostrare che raccontare i sentimenti dei protagonisti di un romanzo? Hammett lo mette in pratica all'ennesima potenza: il narratore non condivide mai i pensieri — per non parlare delle emozioni — di Ned, Paul, il senatore Henry e sua figlia. Come se non bastasse il narratore non evolve nel corso del libro. Con il procedere del romanzo, non impara a intuire qualcosa di più di Beaumont a forza di guardarlo, come avverrebbe nella realtà a forza di entrare in contatto con la stessa persona. Continua, invece, a descrivere le azioni che compie.

Veronica Lake e Alan Ladd in The glass key (da IMDb)


Lo stile di Hammett rende ambigue qualsiasi relazione e qualsiasi motivazione all'interno del romanzo. Emerge, in ogni caso, il singolare codice morale del protagonista Ned Beaumont, sempre fedele a Paul Madvig, anche quando questi gli volta le spalle. Ipotizzare che dietro al comportamento da 'gentiluomo' di Ned si nasconda anche un sentimento di amicizia nei confronti di Paul rimane un azzardo, per quanto al lettore sia data grande autonomia di decisione. Sempre per la solita mancanza di riferimenti alla dimensione introspettiva, rimane nebuloso anche il rapporto tra Janet e Ned, che si ritrovano a indagare insieme e... finiscono insieme, ma non sappiamo in quali termini esattamente.

Proprio la narrazione ridotta all'osso contribuisce a creare ancora più un alone di mistero e a rendere il romanzo particolarmente intrigante. Al contrario del film, che è un po' più ovvio e dolce nel raccontarci la storia. In generale, poi, la pellicola cinematografica si discosta dal romanzo, dipingendo Janet meno scaltra e coraggiosa, Ned meno freddo e soffiando molto più sul fuoco della loro relazione.

L'indagine investigativa, infine, è costruita bene: gli indizi sono disseminati con discrezione e c'è qualcosa di importante che non torna, né a Beaumont né al lettore. 

Seppur con qualche difficoltà, questo libro di Hammett può essere trovato in italiano, in varie edizioni, con titolo La chiave di vetro.

See you soon cyberspace cowboy... 

Bibliografia e URL:
Dashiell Hammett, The glass key, London, Orion, 2002
L'immagine di Veronica Lake e Alan Ladd si trova su IMDb, qui: http://www.imdb.com/title/tt0034798/mediaviewer/rm1186122752 
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