domenica 1 settembre 2013

Racconti: Hoffmann e Tarchetti

Dopo aver letto C'era una volta di Luigi Capuana, ha incominciato a girarmi per la testa l'idea di pescare nella letteratura scapigliata e verista, che coesistettero nel panorama letterario postunitario. Ho, così, attinto alla mia scorta di libri e scelto Storia di una gamba e altri racconti fantastici di Iginio Ugo Tarchetti. Avevo sempre rimandato la lettura dei racconti fantastici del Tarchetti perché non avevo mai letto quelli di Hoffmann (fatta eccezione per Lo schiaccianoci,) che influenzarono la produzione dell'autore italiano. E così...

E. T. A. Hoffmann, The golden pot and other tales


La raccolta comprende, appunto, Il vaso d'oro, L'uomo della sabbia, La principessa Brambilla, Mastro Pulce e La finestra del cugino. I racconti sono presentati seguendo l'ordine cronologico della scrittura che, secondo il curatore dell'opera, Ritchie Robertson, rende bene l'idea di come la trattazione del fantastico e di alcuni topoi del romanticisimo vadano incontro a dei cambiamenti, nel tempo, nella poetica dell'autore tedesco.

Secondo me, L'uomo della sabbia è soprattutto un racconto dell'orrore in cui la presenza dell'elemento fantastico resta a discrezione del lettore, che tende a rimanere nel dubbio, nonostante un paio di indizi lo facciano propendere per la presenza di qualcosa... di magico, fantastico o ultraterreno che sia. La finestra del cugino è praticamente un racconto realista in cui, tuttavia, viene celebrata l'immaginazione di un poeta (il cugino del titolo) che, incapace di mettere su carta le proprie idee, ha però sviluppato l'arte del guardare la gente dalla propria finestra e del tessere le storie delle persone che osserva nel modo più plausibile possibile. Il vaso d'oro è una favola in cui i personaggi di un mondo fantastico si vengono a trovare nel nostro mondo, dove stravolgono la vita del protagonista Anselmus, che si innamora di uno di loro e dovrà affrontare una serie di prove per coronare il proprio amore. La principessa Brambilla è ambientato in Italia e sfrutta la tradizione della commedia dell'arte creando un mondo in cui la realtà è quella del teatro e dove i protagonisti finiscono per sdoppiarsi e diventare i personaggi che interpretano. In Mastro Pulce un gentiluomo con comportamenti ancora da bambino a seguito di uno shock subito finirà per crescere a causa di tutta una serie di fantastiche avventure che, alla fine, lo porteranno proprio ad abbandonare la fantasia a vantaggio di una serenità terrena e raggiungibile.

ll racconto che mi è piaciuto maggiormente è L'uomo della sabbia: è sinistro, dà i brividi, è gotico e lascia nel dubbio il lettore per merito della curatissima scrittura di Hoffmann. Il protagonista è il giovane Nathanael, poetico e romantico, che finirà per innamorarsi della bella ed enigmatica Olympia...


L'uomo della sabbia entrò a far parte dell'opera di Jacques Offenbach I racconti di Hoffmann e ispirò anche il personaggio principale del balletto Coppelia, coreografato da Arthur Saint-Léon su musiche di Leo Delibes.
Il vaso d'oro mi ha confusa e scombussolata: se il protagonista, per guadagnarsi il proprio lieto fine, deve credere incondizionatamente nella realtà soprannaturale e nell'essere soprannaturale di cui si innamora, io mi sono trovata a sperare che scegliesse la familiare realtà terrena insieme alla donna molto umana che lo amava... Sarà che, pure amando la letteratura romantica, sono poco ottocentescamente romantica?
La principessa Brambilla è una storia lunga e intricata, dove la trama è pilotata da un gran maestro di tutti gli inganni, tale Celionati che, con l'aiuto del soprannaturale, dirige il protagonista principale, Giglio Fava, in una commedia degli equivoci e dello sdoppiamento per fargli comprendere quanto maggiore sia il valore di una quotidiana realtà domestica rispetto a delle bizzarre fantasie.
La solida realtà è ciò a cui approda anche Peregrinus Tyss in Mastro Pulce dopo aver trascorso una vita in fuga da se stesso e dal mondo.
Mi devo, infine, inchinare davanti a Hoffmann per essere riuscito a rendere particolarmente interessante, ironico e malinconico un lungo dialogo tra due cugini che guardano la piazza del mercato di Berlino da una finestra in La finestra del cugino.

Come scrive Robertson nella sua introduzione, in effetti, la percezione di alcuni ideali romantici cambia in Hoffmann di racconto in racconto. A una fase in cui il fantastico e l'amore, che diventa sogno da tanto è sconnesso dalla realtà, sono esaltati si passa a un bisogno di trovare il bello e l'amore nella mondanità, che significa anche essere capaci di inserirli e farli funzionare in un'esistenza concreta e complessa, che non è una fantasia costruita da un poeta.

Iginio Ugo Tarchetti, Storia di una gamba e altri racconti fantastici

       
Il volume comprende Storia di una gamba, Le leggende del castello nero, Uno spirito in un lampone, Un osso di morto.
Le influenze di Tarchetti, secondo l'introduzione di Pierangela Fiorani, vanno al di là di Hoffmann e comprendono, tra gli altri, anche Nerval e Gautier... ahimé, il primo non l'ho mai letto e di Gautier lessi solo Il romanzo della mummia e non i più pertinenti racconti fantastici. Pazienza, recupererò a posteriori.

Tarchetti si dedicò alla scrittura dopo aver abbandonato la vita militare e essersi stabilito a Milano, tra il 1865 e il 1869, prima di morire stroncato da tisi e tifo non ancora trentenne. Fu uno scapigliato fino a un certo punto (come lo furono tutti gli scapigliati, in un certo senso): intriso di cultura romantica, viveva in un mondo in cui il romanticismo non rispondeva più alle esigenze della società e in un'Italia che non aveva assunto affatto i tratti che si erano augurati gli eroi del Risorgimento; di qui la sua opera di carattere stilisticamente tardo-romantico in cui largo spazio è dedicato alle ossessioni per la malattia, la morte, l'orrido (o al feroce antimilitarismo nel caso di Una nobile follia.)

Storia di una gamba non è un racconto fantastico, ma è una storia piuttosto macabra che narra la triste vicenda dell'ipocondriaco Eugenio a cui venne amputata una gamba in battaglia e da quell'arto non si è più voluto separare. Lo custodisce a casa propria e se ne sente morbosamente attratto, il che compromette inevitabilmente tutta la sua esistenza, comprese le relazioni con gli altri, in cui si cela spesso qualcosa di malsano... Storia di una gamba è un racconto piuttosto celebre anche per la critica che viene fatta a I promessi sposi. Le parole mosse contro l'opera del Manzoni sarebbero, per la precisione, quelle del narratore, ma tutti ci vedono direttamente quelle del Tarchetti. Molti scapigliati criticarono aspramente Alessandro Manzoni, per Tarchetti I promessi sposi è un romanzo semplicemente non plausibile, non lo capisce. Di Renzo e Lucia dice: «[...] quei due amanti sì freddi e pure sì veri, sì veri e pure sì poco verosimili in quella classe povera e dimenticata del popolo. Poiché fra quella gente si pensa di rado a far all'amore, non se ne ha né l'inclinazione né il tempo.» Del romanzo e del suo autore, in generale: «A quel romanzo che lessi tante volte, e tante volte ributtai là tra i miei libri inutili dicendo del suo autore: "È buono, è dotto, è nobile ma non ha anima".» Il punto è che per Tarchetti la povera gente di campagna non ha tempo di farsi travolgere dall'amore, una malattia che avvelena il sangue, e l'umanità e mondanità di Manzoni non hanno anima.

Le successive tre storie sono decisamente brevi e darne una sinossi è controproducente e fin troppo rivelatore. Le leggende del castello nero è una sorta di racconto gotico in cui il sogno gioca una parte importante; Uno spirito in un lampone mi ha fatta... arrossire, quasi; in Un osso di morto la dimensione onirica gioca ancora una parte importante e il racconto è molto ironico.

Nella raccolta, Storia di una gamba rimane un racconto un po' a se stante, mentre nei successivi si vedono fantastico e realtà mischiarsi producendo effetti drammatici (Le leggende del castello nero) o particolarmente buffi (Uno spirito in un lampone e Un osso di morto.) Le leggende del castello nero ha un finale quasi a libera interpretazione, decida il lettore quanto deve credere che l'elemento fantastico abbia inciso sulla realtà; in Uno spirito in un lampone  e Un osso di morto Tarchetti fa sì vivere delle bizzarre avventure ai suoi protagonisti, ma poi regala di nuovo loro il sollievo della realtà quotidiana.

Curiosità
Le curiosità su Hoffmann e Tarchetti si sprecano perché il primo fu un personaggio poliedrico (compositore, direttore d'orchestra, giudice, scrittore) e sul secondo si svilupparono anche delle leggende a causa della morte in giovane età (sembrava se ne andasse in giro, talvolta, con un topolino bianco sulla spalla.) Sarò, quindi, breve e dirò solo che Hoffmann nacque come Ernst Theodor Wilhelm, ma sostituì Amadeus a Wilhelm perché grande amante di Mozart; Tarchetti, dal canto suo, aggiunse Ugo al proprio nome perché estimatore di Foscolo.   

Bibliografia e URL:
Link al mio post su C'era una volta di Capuana: http://www.ludo-ii.blogspot.de/2013/07/luigi-capuana-cera-una-volta.html 
Iginio Ugo Tarchetti, Storia di una gamba e altri racconti fantastici, Milano, La Spiga, 1995
Pagina dedicata a Iginio Ugo Tarchetti su Liber Liber in cui si può trovare anche una versione elettronica di Storia di una gamba e altri racconti fantastici (ed. La Spiga), ma senza Nota biografica e Introduzione: http://www.liberliber.it/libri/t/tarchetti/index.php
E. T. A. Hoffmann, The golden pot and other tales, Oxford, Oxford University Press, 2008
Video tratto dall'opera I racconti di Hoffmann: http://www.youtube.com/watch?v=GSeQYRxTr4E 

6 commenti:

Nina Pennacchi ha detto...

>> «A quel romanzo che lessi tante volte, e tante volte ributtai là tra i miei libri inutili dicendo del suo autore: "È buono, è dotto, è nobile ma non ha anima".»

Aaaaargh io adoro i Promessi Sposi, a volte al lavoro rileggo alcune parti di nascosto (le mie preferite) minimizzando la finestra :)

>> Uno spirito in un lampone mi ha fatta... arrossire, quasi

Beh, quand'è così... lo leggerò senz'altro ;)

Post accurato e interessante come sempre, Ludo... leggerti è un piacere :)

Ludo ha detto...

Anche mio padre rilegge ancora i passi che preferisce de I promessi sposi. Gli scapigliati al povero Manzoni ne tirarono dietro di ogni, persino la morte... Non lo digerivano affatto.

Uno spirito in un lampone mi ha fatta arrossire per essere un racconto italiano della metà dell'Ottocento. Diciamo che non mi aspettavo che Tarchetti sarebbe andato a parare là dove si è diretto.

bluewillow ha detto...

L'ultimo motivo per cui potrei accusare di scarsa plausibilità "I promessi sposi" penso sia l'eccesso di amore fra Renzo e Lucia :)), non lo definirei di sicuro un amore travolgente :)). Non ho letto Tarchetti e Hoffmann, ma ho da un po' sul Kindle i racconti fantastici di Tarchetti, prima o poi li leggerò. Mi hai incuoriosita riguardo alla biografia dei due autori :)

Ludo ha detto...

Credo che per Tarchetti 'l'amore vero' fosse da ritenersi solo qualcosa di travolgente e sconvolgente, quindi non capisce come si possa chiamare amore quello tra Renzo e Lucia.

In ogni caso, credo che dai suoi racconti sia evidente che si sia dedicato alla scrittura per poco tempo. Probabilmente, se non fosse morto così giovane, avrebbe potuto lasciare un'impronta più profonda nella letteratura italiana.

Come sostenne Croce, ebbe sicuramente il merito di infiammare gli animi di molti giovani, non per ultimo quello di Eugenio Torelli Vollier, suo amico e futuro co-fondatore del Corriere della sera.

Quanto alle biografie dei due autori, la vita di Hoffmann fu sicuramente movimentata, ma quella di Tarchetti è meglio di un romanzo: si va dai fatti comprovati, come il tentato suicidio di una delle sue amanti (Carlotta Ponti); alle curiosità, come il fatto che la contessa Clara Maffei - di cui il Tarchetti frequentava il salotto - gli inviasse spesso i fiori la mattina, al risveglio; fino a giungere a storie dal sapore leggendario, come la storia del topolino o il fatto che la donna che gli ispirò la Fosca continuò a inviargli fiori sulla tomba, anche dopo essere ritornata nella natia Sardegna. Per non parlare delle sue gite notturne al cimitero monumentale di Milano, per cui i becchini che lo sepellirono si ricordavano di lui quando, in vita, lo vedevano aggirarsi tra le tombe...

Quando parlo di Tarchetti mi faccio prendere la mano e parto per la tangente, quindi ora mi fermo.

Francesca D. ha detto...

Ciao Ludo, grazie per essere passata sul mio blog, spero resterai 'sintonizzata'^^
Non ho letto nulla di questi autori, ma mi hai incuriosito molto... (il topolino bianco sulla spalla!!)

Ludo ha detto...

Ciao Francesca, ero passata sul tuo blog per rileggere il tuo post su Il petalo cremisi e il bianco perché non mi sono ancora decisa a prenderlo in mano e sto cercando l'ispirazione. In quella stessa occasione ho visto il post sulle sorprese imminenti e sono morta dalla curiosità... attendo da brava scimmia.

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