mercoledì 26 febbraio 2014

Premio Liebster Award 2014

Il blog Bostonian Library mi ha assegnato, con menzione speciale, il premio Liebster Award. Sorpresa, lusingata e onorata, ringrazio Endimione Birches e vi invito a dare un'occhiata al suo blog, caratterizzato da un'altissima frequenza di aggiornamento che non si può fare a meno di apprezzare.


Le regole dell'award:
ringraziare e rilinkare il blogger e il blog di chi ha presentato la candidatura;
rispondere alle dieci domande poste da chi ci ha nominato;
nominare altri 10 blog con meno di 200 followers;
proporre ai candidati 10 nuove domande;
andare nei singoli blog e comunicare loro la nomina.

A domanda, risposta:

1. Perché hai incominciato a scrivere un blog?
Perché era arrivato il momento giusto. Ci pensavo da tempo e, alla fine, dopo essere stata a vedere una mostra sui Vichinghi, a Edimburgo, mi sono decisa. Trascorrere lunghi periodi all'estero mi stimola anche a condividere di più perché mi trovo in un luogo altrove, lontana dall'Italia, eppure così vicina, visto che scrivo in italiano e, inevitabilmente, mi rivolgo soprattutto a chi intende la nostra lingua.

2. Qual è il tuo romanzo preferito e perché?
Non ho un romanzo preferito, ma da tempo ci sono un paio di pietre miliari a segnare la mia carriera di lettrice.
I miserabili di Victor Hugo, per incominciare, è il romanzo che mi ha resa una lettrice autonoma: mentre lo leggevo, capii che leggere mi piaceva ed era un'attività che avrei perseguito autonomamente, a prescindere dai doveri scolastici. Si tratta anche del romanzo che mi ha introdotta ai classici: dopo I miserabili mi sono messa in testa che, evidentemente, la letteratura ottocentesca e i suoi dintorni facevano per me. In un'epoca in cui non esistevano i libri digitali, dei secoli XVIII e XIX si trovavano in pubblicazione solo quelli che venivano considerati classici e, per anni, non ho fatto altro che leggere quelli (con rarissime eccezioni.)
La saga di Harry Potter della Rowling, infine, è stata per me importante perché mi ha fatto scoprire la letteratura contemporanea e, successivamente, mi ha incoraggiata a buttarmi in quella che io tendo a definire «letteratura di evasione senza grandi pretese.»
Sono sicura che, nel tempo, mi imbatterò in altri libri preferiti, ma spero di trovarne qualcun'altro da inserire tra le pietre miliari.

3. Quali 3 autori consiglieresti assolutamente?
Che domanda difficile. Prendo una scorciatoia e, rifacendomi alla risposta che ho dato alla domanda precedente, consiglio Victor Hugo e J. K. Rowling, ai quali aggiungo Giacomo Leopardi. Un terzetto eterogeneo e, possibilmente, almeno uno di questi 3 saprà ispirare qualcuno.

4. Esiste un libro che sconsiglieresti in assoluto?
No, perché ritengo che sia tendenzialmente più importante l'atteggiamento di un fruitore nei confronti di un libro che non il libro stesso. In altre parole, credo che sia più importante l'approccio critico e consapevole del lettore verso un libro che non il libro stesso.

5. Ti piacerebbe scrivere un libro tutto tuo o l'hai già scritto?
Mi piace l'idea di scrivere un libro tutto mio, ma rimane un'idea.

6. Cosa pensi delle autopubblicazioni?
Penso che, nel mondo di oggi, la gran parte di coloro che imboccano la strada dell'autopubblicazione fanno, poi, fatica a ottenere un contratto con una casa editrice tradizionale. Esistono delle eccezioni e le cose potrebbero anche cambiare, ma per ora questo è quanto.

7. L'intervista che hai amato fare è stata...
Non ho mai fatto interviste.

8. Il genere letterario che non potresti mai scrivere...
Non ne ho idea.

9. 3 scrittori che vorresti intervistare e che non hai ancora intervistato...
A caldo:
A. K. Benedict (L'assassino che viaggiava nel tempo) perché ho una cotta per Stephen Killigan e desidero sapere se il suo secondo romanzo si incentrerà ancora su di lui;
Amanda Stevens (The graveyard queen) perché sto leggendo i romanzi della serie La signora dei cimiteri e li adoro;
il terzo... non saprei.

10. Sul comodino quali romanzi hai?
The prophet di Amanda Stevens e Camilla or a picture of youth di Frances Burney.

Nominations:
Anch'io, come Endimione Birches, qui, nomino tutti coloro che hanno meno di 200 followers. Sentitevi liberi di partecipare se e nella misura in cui volete. Se doveste passare di qui, lasciate il link al vostro blog.

Ho due menzioni speciali da fare:
a bright shining lie di Roberta e Le nove muse di Elisa. Entrambi i blog sono inesauribili fonti di ispirazione.

Le mie 10 domande:
1. Come descrivereste il vostro blog?
2. Avete una sorta di lista dei buoni propositi da blogger?
3. Potete dare qualche anticipazione sul vostro prossimo post?
4. Se ne aveste la possibilità, trasformereste la vostra attività di blogger in un lavoro e in una fonte di reddito regolari?
5. C'è qualcosa che avete letto/visto/ascoltato recentemente e vi ha colpito positivamente?
6. Che cosa vorreste sicuramente leggere/vedere/ascoltare nel 2014?
7. Quali sono, se ne avete, le vostre cotte letterarie o televisivo-cinematografiche?
8. Come trattate i vostri libri?
9. Un viaggio che vi piacerebbe fare?
10. Altro da scrivere...?

URL:
Blog Bostonian Library di Endimione Birches: http://bostonianlibrary.blogspot.it/ 
Il mio primo post, su una mostra dedicata ai Vichinghi, a Edimburgo: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2013/04/vikings-untold-story.html
Post sul Liebster Award 2014 di Endimione Birches: http://bostonianlibrary.blogspot.it/2014/02/premio-liebster-award-2014.html 
Blog a bright shining lie di Roberta: http://abrightshininglie.wordpress.com/ 
Blog Le nove muse Elisa: http://lenovefigliedizeus.blogspot.it/  

domenica 23 febbraio 2014

The perks of being... in Cumbria: Wordsworth Trust

Questa, in Gran Bretagna, è stata una settimana di vacanza per gli studenti delle scuole: una pausa di half term. Ho avuto qualche giorno libero anch'io, dopo lunghe giornate di lavoro, e, quindi, mi sono messa a esplorarare e a visitare luoghi interessanti.

Wordsworth Trust e Dove Cottage

Dove Cottage

Mai sentita l'espressione «The Lake Poets?» Si riferisce a un gruppo di poeti, riconducibili al movimento romantico, che vissero nel Lake District. I più famosi, tra questi, furono William Wordsworth, Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey, i quali lasciarono un'impronta tale nella storia della letteratura inglese che permise — a storici, critici e interessati, a posteriori, — di cognare un'altra espressione, quella di «the Lakes School.» Studiai a scuola letteratura inglese e gli scrittori romantici, ma non ricordo alcun riferimento al Distretto dei laghi e mi chiedo se questo genere di connessione appaia in alcun manuale in uso nelle scuole superiori italiane.

William Wordsworth © National
Portrait Gallery
In ogni caso, i personaggi qui sopra erano piuttosto noti e apprezzati anche nei loro tempi e finirono per richiamare nel Lake District altri grandi e futuri grandi della letteratura, quali Walter Scott e Thomas De Quincey... Oh my goodness, in un certo senso, l'area potrebbe essere considerata la sede di una sorta di Dead Poet Society d'altri tempi! 

Sicuramene uno dei nomi di maggiore rilievo per la storia locale è quello di Wordsworth, nato e cresciuto nel Lake District, vi trascorse anche la maggior parte della propria vita da adulto. Sono, in effetti, diverse le proprietà storiche della zona in cui risiedette: Cockermouth, Dove Cottage (vedi foto sopra), Allan Bank (di cui ho parlato qui) e Rydal Mount. Uno dei luoghi a cui era maggiormente affezionato era il piccolo villaggio di Grasmere, dove ora ha opportunamente sede il Wordsworth Trust, che gestisce Dove Cottage e un museo dedicato all'autore.
 
Retro di Dove Cottage con finestra della camera di Scott

Dove Cottage è davvero un gioiellino le cui origini risalgono all'inizio del Seicento e che, prima di diventare la casa di Wordsworth e della sua famiglia era stata una locanda. All'interno è tutt'ora presente parte della pavimentazione originale, in pietra al piano terreno e in legno al primo piano, e parte del mobilio usato prima da Wordsworth e, poi, da De Quincey. Seppure non di dimensioni eccezionali, vanta un discreto numero di stanze, che nel passato ospitarono Coleridge, Scott e Godwin. Si sa con certezza che Sir Walter Scott occupava insieme alla moglie una camera sul retro (vedi foto sopra) e che la mattina lo scrittore si alzava molto presto e, per non svegliare la casa ancora addormentata, soleva uscire direttamente dalla finestra per la sua rinvigorente passeggiata mattutina. Dopo essersi sgranchito per bene, si recava al vicino Swan Hotel per un'abbondante colazione, di cui doveva sentire un gran bisogno, visto che, nonostante gli Wordsworth servissero ai propri ospiti 3 pasti al giorno, due di questi consistevano in semplice porridge!

© Wordsworth Trust
Nello Wordsworth Museum si possono ammirare alcuni esempi della ricca collezione di scritti originali del poeta e di altri scrittori suoi contemporanei: lettere, diari, poesie... un vero tesoro per gli appassionati.

Quello che, tuttavia, non tutti sanno è che allo Wordsworth Museum si può trovare anche una falange della National Portrait Gallery di Londra. Tra i ritratti più noti quelli di Wordsworth (ovviamente,) di un giovane Byron, del sopracitato Godwin e dell'onnipresente in questo post Coleridge. Tutti personaggi con i quali Wordsworth ebbe dei rapporti altalenanti, quando non decisamente cattivi.



George Gordon Byron
© National Portrait Gallery
Byron, infatti, criticò aspramente la raccolta di poesie di Wordsworth, pubblicata in due volumi nel 1807, dichiarandone la lingua utilizzata puerile.

Il rapporto tra Godwin e Wordsworth, invece, si inasprì a seguto della vittoria di Wellington a Waterloo, che il primo considerava come un arrresto al progresso e una condanna alla stagnazione, mentre il secondo vedeva come l'arresto all'ambizionismo senza freni di Napoleone.


Coleridge, infine, divenne un ospite difficile da gestire per Wordsworth (non tanto a Dove Cottage, ma soprattutto ad Allan Bank.) Probabilmente malato di bipolarismo, Coleridge, con l'umore e il comportamento altalenanti che lo caratterizzavano, creò numerosi problemi a Wordsworth che iniziò a lamentarsi con un amico.

Samuel Taylor Coleridge
© National Portrait Gallery
Quest'ultimo finì per diventare amico e ospitare lui stesso Coleridge e, soprattutto, raccontò al poeta quello che Wordsworth gli aveva detto... To cut a long story short l'amicizia tra Wordsworth e Coleridge ebbe fine e, nonostante i tentativi non mancarono, lo strappo non venne mai ricucito.

Lo Wordsworth Trust è un'altra di quelle mete irrinunciabili per chi passa per il Distretto dei laghi e ama storia e letteratura. La fondazione organizza spesso conferenze interessanti e ospita anche delle mostre. Al momento è sede dell'esposizione Land Keepers. Cumbrian Uplands: gathering the stories, un'esibizione sull'allevamento in altura in Cumbria. Confessione: ci sono andata solo per vedere le fotografie delle pecore, che, abitando in questa regione, ho finito per amare, un po' come tutti qui. E a proposito di pecore...

Due esemplari di Herdwick sheep che attraversano la strada
(visione piuttosto comune nel Lake District)

URL:
Post dedicato ad Allan Bank: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2013/09/allan-bank.html 
Sito del Wordsworth Trust: https://wordsworth.org.uk/home.html  

domenica 9 febbraio 2014

Glasgow, shopping e libri

La Cumbria e il Lake District scarseggiano in quanto a cities (ce ne è solo una, Carlisle) e, qualche volta, sento il bisogno di fuggire e correre in città. Questo fine settimana la necessità si è fatta viva prepotentemente e ieri (sabato) ho deciso di prendere un treno per Glasgow.

Disclaimer Tutte le immagini di Glasgow che troverete in questo post sono state scattate nel settembre 2013 (ieri non ho avuto tempo per farne.)

La Glasgow Cathedral, bella e suggestiva
nonostante i ponteggi
Glasgow ha la tradizionale fama di città bruttina, tra i turisti, ma in realtà ha un bel centro, tanta architettura georgiana, l'unica cattedrale medievale della Scozia, musei e gallerie, è sede di più di un'università e, ovviamente, è anche un luogo ideale per lo shopping.

In pratica, ce n'è per tutti. Quest'anno diventerà anche la capitale dello sport: ospiterà, infatti, la ventesima edizione dei Giochi del Commonwealth.

Su Glasgow cade qualche gocciolina praticamente ogni giorno e piove spessissimo, quindi è bene armarsi di giacca impermeabile o di ombrello, purché sia particolarmente resistente, viste le violente raffiche di vento.

Ieri pioveva a dirotto e librerie, centri commerciali e cafés si sono rivelati degli ideali ripari. Ho sempre trovato a me congeniale sedermi a un tavolino di un bar, vicino alla finestra, e osservare le persone che si muovono sotto la pioggia, mentre sorseggio il mio cappuccino.

Facciata esterna dello shopping centre Princes Square
 
Uno dei motivi principali per cui mi sono recata a Glasgow è stato lo shopping: dovevo assolutamente comprare qualcosa di originale per un regalo e, poi, speravo di prendere qualcosa per me.

Il destinatario del mio regalo è stato il più fortunato: da brava italiana, ho acquistato una caffettiera e del caffè rigorosamente italiani. Non è stato difficile trovarli perché in Scozia gli italiani sono moltissimi e, quindi, molti prodotti del bel paese sono reperibili senza problemi.

Io, invece, ho finito per rimanere a mani vuote: speravo di comprare qualche libro tra i remainders, magari un paio di pantaloni e una borsa, ma non ho trovato niente, come talvolta mi accade quando ho delle idee troppo precise. Confesso di essermi anche trattenuta, avrei potuto procedere un po' più a briglia sciolta, ma mi sono frenata...


Buchanan Street

Frenata? Fino a un certo punto! La sera, una volta tornata a casa dopo una lunga camminata sotto la pioggia, mi sono messa al computer, connessa a internet e ho cercato un sito in cui trovare qualcuno degli introvabili, tra i libri della mia lista desideri... e ce l'ho fatta. Giusto per non farmi mancare niente, poi, ho pensato bene di aggiungere qualche altro volume che le librerie generalmente non trattano.

Questo libro senza sovracoperta e senza titolo sul piatto è A portrait of Jennie di Robert Nathan. Pubblicato nel secolo scorso (1940) parla di un artista e della misteriosa donna di cui si innamora e che appare sempre nei momenti più importanti della sua vita. Ho scoperto questo libro tra i preferiti dell'autrice M. J. Rose.




Leaving home di Anita Brookner mi ha ispirata appena ho letto il post di Elisa sul blog Le Nove Muse.



The eight di Katherine Neville è un altro dei libri preferiti di M. J. Rose e parla di una scacchiera dai poteri illimitati, scoperta in Francia alla fine del Settecento, e che fa il suo rientro sulla scena nel 1972, quando l'esperta di computer Cat Velis viene assunta per ritrovarne i pezzi...


Old magic di Marianne Curley è una sorta di classico per ragazzi che parla di magia e amicizia. Ho sempre desistito dal comprarlo perché mi era difficile trovare l'edizione con la copertina raffigurata qui a fianco.



The kingdom di Amanda Stevens è il secondo volume della serie The graveyard queen. Del primo, The restorer, ho scritto qui.





The prophet è, attualmente, l'ultimo volume della serie The graveyard qeen.





We others è una raccolta di racconti dell'autore americano Steven Millhauser, che onfesso aver comprato esclusivamente per leggere la novella L'illusionista, da cui è stato tratto il film omonimo del 2006 che, tuttavia, non ho visto.




Syrie James, The missing manuscript of Jane Austen... e che alro?

E ora, naturalmente, non mi resta che aspettare pazientemente. In realtà mi sto facendo mille pare mentali... e se, poi, non arrivano? se vanno perduti? se decidono di rubarmeli?


URL:
Sito dei XX Commonwealth Games: http://www.glasgow2014.com/ 
Sito dell'autrice M. J. Rose: http://www.mjrose.com/content/ 
Post dedicato a Lasciare casa di Anita Brookner sul blog Le Nove Musehttp://lenovefigliedizeus.blogspot.it/2013/12/lasciando-casa-di-anita-brookner.html 
Post dedicato, tra le altre cose, a The restorer: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/02/le-mie-illusioni-perdute-e-i-libri-del.html 

domenica 2 febbraio 2014

(Le mie) Illusioni perdute e i libri del consolo

Settimana dura per me, settimana di illusioni perdute, in più di un senso...

Questa per me è stata proprio una brutta settimana, praticamente da dimenticare, e spero che le successive mi portino qualcosa di meglio. Parte del titolo che ho dato a questo post — (Le mie) Illusioni perdute — calza a pennello la mia situazione, ma visto che preferisco non lasciarmi andare, diciamo che si addice anche a qualcosa di molto pratico: non sono riuscita a organizzarmi e a recarmi a Edimburgo per andare a vedere, al cinema, la diretta del balletto Illusioni perdute del Bolshoi. Lo spettacolo viene trasmesso oggi alle 15 (16 ora italiana) e, logisticamente, mi risultava complicato andare in Scozia per 4 ore e, poi, ricorrere a prendere un treno che mi avrebbe riportata in Cumbria a tarda sera. Illusioni perdute sarà trasmesso anche in Italia, ma non solo oggi, bensì anche il 18 marzo in differita. Chi è interessato, quindi, e non riesce a correre al cinema oggi, guardi qui per le proiezioni alternative. Spero di riuscire a procurarmi una registrazione, come succedette per Onegin lo scorso anno, ma sono dubbiosa...

I libri del consolo...
Per fortuna le letture si sono rivelate belle e consolatorie. 

L'ultimo romanzo che ho terminato è Jamaica inn di Daphne du Maurier. La du Maurier ricompare sul blog: avevo, infatti, dedicato parte di un post sui viaggi nel tempo al suo The house on the strand (La casa sull'estuario), qui. Ho deciso di leggere questo libro in previsione dell'uscita del film che ha ispirato, di cui avevo già parlato, qui. Il romanzo si ambienta all'inizio dell'Ottocento, in Cornovaglia, a Jamaica inn (tutt'ora esistente) e nell'area circostante.

La giovane Mary Yellen, rimasta orfana, decide di esaudire l'ultimo desidero della madre e trasferirsi presso la zia Patience, in Cornovaglia. Arriva così a Jamaica inn, una lugubre locanda nel bel mezzo della brughiera, dove trova una zia irriconoscibile e uno zio prepotente e violento, Joss Merlyn. Presto Mary scoprirà i terribili segreti che Jamaica inn nasconde e dovrà combattere per non farsi sopraffare dall'oscurità e contro i suoi stessi sentimenti che potrebbero metterla in pericolo...

Romanzo storico, caratterizzato da atmosfere goticheggianti, Jamaica inn è il quarto libro di Daphne du Maurier e precede quello che è considerato il suo capolavoro, Rebecca. Non ho mai letto Rebecca, che sto tenendo da parte, però ho letto il penultimo romanzo dell'autrice, The house on the strand di cui sopra, che ho apprezzato maggiormente. Jamaica inn è un action-packed novel: succede sempre qualcosa, ti prende alla sprovvista, probabilmente perché è anche un romanzo d'avventura, nonostante la vicenda si dipani in un'area circoscritta. Mi è piaciuto, ma ho trovato la scrittura de La casa sull'estuario più matura e riflettuta, i personaggi meglio delineati, per quanto ad alcuni venga dedicato poco spazio. Nonostante i continui colpi di scena, poi, Jamaica inn è piuttosto prevedibile per quanto riguarda lo svolgimento della trama.

Ciò che ho più apprezzato del romanzo è l'importanza che è dedicata all'attrazione per l'oscurità, il pericoloso... il male? Chi in misura maggiore e chi in misura minore, tutti i personaggi chiave del libro vi soccombono. Mary compresa, sua zia prima di lei e via dicendo e il fascino del lato oscuro (della forza) non viene visto necessariamente come negativo e lasciarcisi andare, anche solo un pochino, potrebbe essere proprio la cosa giusta da fare.

Lessi The restorer di Amanda Stevens tempo fa, in formato e-book, e mi ripromisi di comprarlo il prima possibile in formato cartaceo, poi, tuttavia, non lo feci più... fino a qualche settimana fa, quando lo trovai in una libreria di Lancaster e lo agguantai repentina e tutta contenta. Il libro è stato pubblicato anche in Italia, da HM Harlequin Mondadori, nel 2012 (per informazioni, qui.)

Amelia Gray è una restauratrice di cimiteri che vede fantasmi, esseri temibili e da rifuggire, come le ha insegnato il padre. Tutto, però, vacilla e cambia quando Amelia accetta una commissione per restaurare un particolare cimitero a Charleston: il cadavere di una donna assassinata viene trovato proprio in questo cimitero e il poliziotto John Devlin entra nella vita di Amelia, sconvolgendola, perché Devlin è tormentato da due fantasmi che lo seguono come ombre e, quindi, è una persona estremamente pericolosa per Amelia, anche se se ne sente immediatamente attratta...

Perché desideravo tanto una copia cartacea di The restorer? Sostanzialmente perché ricordavo con immenso piacere la narrazione introspettiva. La voce narrante è quella di Amelia, una ragazza introversa e riservata, che coltiva particolarmente la propria vita interiore, tutte caratteristiche che si riflettono sulle modalità di narrazione. Ciò significa che viene lasciato relativamente poco spazio a tutte quelle forme che rendono la lettura e, soprattutto, l'evoluzione della storia spedite, quali i dialoghi per esempio. I sentimenti e i pensieri di Amelia impregnano il romanzo e, per quanto la scrittura sia scorrevole, l'azione è poca e il romanzo potrebbe apparirne privo a chi non è sulla stessa onda di Amelia o non ama la narrazione introspettiva.

Altro aspetto interessante di questo libro è l'approccio nei confronti del mondo dei fantasmi. Nell'universo di Amelia, i fantasmi vanno evitati e ignoranti, non bisogna attrarne l'attenzione ed è impensabile l'idea di chiedere loro che cosa vogliano al fine di aiutarli a passare nella luce o cose del genere. A parte le differenze evidenti con fenomeni recenti, quali Ghost whisperer, The restorer si distacca un po' da quello che ci ha insegnato a fare la psicanalisi, quella dei primordi, in particolare. Con la psicanalisi, i fantasmi e gli esseri fantastici incominciarono a essere considerati mali interiori o proiezioni di tali mali, quindi qualcosa da affrontare. Le cose sono cambiate, ma anche oggi l'approccio è simile: si viene incoraggiati a cercare di capire che cosa vogliano le manifestazioni aliene che percepiamo attorno a noi. Questo criterio non viene ritenuto valido in The restorer e, quando il contatto con i fantasmi si realizza, viene percepito come qualcosa di drammatico e pericoloso che risulterà in eventi infausti.  

Bibliografia e URL:
Pagina dedicata a Illusioni perdute su Picture House, dove sono elencati i cinema in cui viene trasmesso: http://www.picturehouses.co.uk/film/Bolshoi_Lost_Illusions/ Navigando per il sito, si possono vedere gli altri balletti del teatro Bolshoi in programma nelle sale cinematografiche britanniche.
Illusioni perdute verrà trasmesso anche in Italia, gli interessati possono vedere quando e dove qui: http://www.nexodigital.it/1/id_329/Teatro-Bolshoi---Illusioni-perdute.asp
Daphne du Maurier, Jamaica inn, London, Virago, 2013
Uno dei siti più noti dedicati a Daphne du Maurier: http://www.dumaurier.org/
Nel post Viaggi del tempo in altri tempi parlo di The house on the strand di Daphne du Maurier: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2013/06/viaggi-nel-tempo-daltri-tempi.html 
Nel 2014, probabilmente attorno a Pasqua, è prevista l'uscita del film TV Jamaica inn. Parte delle riprese sono state girate in Cumbria, nella cittadina di Kirby Lonsdale: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/search/label/Daphne%20du%20Maurier
Jamaica inn esiste ancora... vi va di andare a visitare la locanda/covo di contrabbandieri più famosa della Cornovaglia?: http://www.jamaicainn.co.uk/ 
Amanda Stevens, The restorer, London, Mira, 2012
Sito di Amanda Stevens: http://amandastevens.com/ 
Pagina dedicata a The restorer sul sito HM Harlequin Mondadori: http://www.harlequinmondadori.it/the_restorer.html  
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