domenica 26 gennaio 2014

Libri sottiletta

I libri sottiletta, sotto le 200 pagine, sono la mia salvezza quando sono indecisa sul che cosa leggere o in pausa tra un libro medio/voluminoso e l'altro. Nel mese di gennaio mi sono data a tutta una serie di letture sottiletta, probabilmente come reazione allo 'shock' da fine periodo natalizio.

Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi e Dubbi amorosi 


Pietro Aretino mi ha sempre incuriosita e, quindi, quando ho trovato la raccolta dei suoi sonetti, in offerta, tra le giacenze, ne ho approfittato per acquistarla. I Sonetti lussuriosi nacquero dalla penna dell'Aretino attorno al primo quarto del Cinquecento come commento a dei disegni erotici realizzati da Giulio Romano e pubblicati dall'incisore bolognese Marcantonio Raimondi nel 1524. Per quanto riguarda i Dubbi amorosi, con tutta probabilità non sono opera di Pietro Aretino, ma sono stati inseriti nel libro che ho letto perché rappresentanti di un gusto tutto cinquecentesco per la parodia (e perché lussuriosi.)

I Sonetti lussuriosi fanno ridere, come facevano ridere anche nel Cinquecento, frutti quali erano di un Rinascimento molto più colorato di quello che tendiamo a ricordare adesso, quando ammiriamo le opere di personaggi come Michelangelo. Il curatore di questa edizione, Davide Sala, fa, poi, notare come nei componimenti di Aretino uomo e donna siano posti esattamente sullo stesso piano: non c'è supremazia dell'uno sull'altra nel sesso o, meglio, nella lussuria. Il che può sorprendere piacevolmente, se non ci si fa distrarre da una sfilza di culi e potte... tant'è, inutile fare giri di parole.

Devo ammettere di avere apprezzato maggiormente i Dubbi amorosi perché avevo il background per contestualizzarli, soprattutto quando nelle risoluzioni ai vari dubbi si fa la parodia del Digesto e delle raccolte di leggi glossati nei secoli precedenti.
Penelope Fitzgerald, The bookshop


Ho finito per comprare questo libro una domenica mattina. La libreria aveva appena aperto e io ero la prima cliente. Dopo aver esclamato qualcosa di inintellegibile, comunque sulla scia dell'Oh my goodness, alla vista di questo oggetto, mi sono ritrovata davanti alla copertina di The bookshop e non ho saputo resistere. Questo romanzo breve di Penelope Fitzgerald è stato originariamente pubblicato nel 1978 e fu nominato per il Booker Prize.

Ambientato tra il 1959 e il 1960, narra la storia di Florence Green e della sua idea di aprire una libreria a Hardborough, la piccola città dell'East Anglia in cui vive. Purtroppo, ad Hardborough, quasi nessuno è interessato ad avere una libreria e Florence dovrà far fronte a tutta una serie di difficoltà, persino di origine soprannaturale...

Ho trovato questo romanzo di un realismo sconcertante — sì, anche per quanto riguarda il soprannaturale — e, inevitabilmente, malinconico. Avete presente quando si dice che la realtà superi la fantasia? Ecco, questo romanzo cerca proprio di raccontare una realtà possibile e, quindi, è riuscito spesso a stupirmi: quando pensavo che le cose sarebbero andate in un certo modo, naturalmente andavano in modo del tutto differente. Bella conclusione con un finale vero e proprio, ma che arriva così repentino da dare quasi la sensazione che la storia sia stata interrotta a mezzo, aspetto che rende — ancora una volta — il tutto molto realistico.

Charles Nodier, Inés de Las Sierras


Catalogna, 24 dicembre 1812: tre ufficiali dell'esercito napoleonico in viaggio per Barcellona sono costretti a trascorrere la notte in un maniero abbandonato, dove secoli addietro un nobile di «mali costumi», Ghismondo de Las Sierras, ha pugnalato negli eccessi di un'orgia la giovane moglie Inés, colpevole di volerlo «richiamare a sentimenti umani.» Ogni anno, proprio la notte di Natale, Inés torna «d'in seno ai morti» a consumare la sua vendetta: tocca il cuore di Ghismondo e dei suoi compagni d nequizie [...] E ancora una volta Inés riappare, trascinando i tre ufficiali nel vortice di una vicenda alla quale uno solo di loro riuscirà a sopravvivere [...] (Dalla quarta di copertina)

In realtà la sinossi riportata sull'edizione Adelphi è un pochino ingannevole, diciamo che chi l'ha scritta poteva trattenersi... In ogni caso, racconto lungo di Nodier, che qui pare riprendere Hoffmann più del solito e ha anche una splendida intuizione verso la fine, che meraviglia il lettore (questi tre libri mi hanno tutti stupita in modo diverso.) Forse il racconto è fin troppo lungo: credo che Nodier riesca a essere più incisivo in componimenti brevi, per quanto talvolta siano così essenziali da spingermi a chiedermi perché non li abbia sviluppati maggiormente... Non sono mai contenta!

In ogni caso, Nodier bravo e pungente, soprattutto nei confronti dei suoi illustri 'predecessori', per così dire, illuministi, in particolare Voltaire.

Bibliografia:
Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi e Dubbi amorosi, Milano, Demetra, 1996
Pagina dedicata a Pietro Aretino sul sito di LiberLiber, dove si possono scaricare sia i Sonetti lussuriosi che i Dubbi amorosi: http://www.liberliber.it/libri/a/aretino/index.php
Penelope Fitzgerald, The bookshop, London, Harper Perennial, 2006
Pagina dedicata alla biografia tutta inglese su d'Annunzio, The pike. Gabriele d'Annunzio, poet, seducer and preacher of war, sul sito della casa editrice 4th estate: http://www.4thestate.co.uk/publication/the-pike-gabriele-dannunzio-poet-seducer-and-preacher-of-war-2/
Charles Nodier, Inés de Las Sierras, Milano, Adelphi, 1993 

domenica 19 gennaio 2014

The perks of being... in Cumbria: Kendal Castle (e il suo effetto lenitivo su un animo inquieto)

Veduta di Kendal da Castle Hill

Le vacanze natalizie, trascorse in Italia, sono volate... Il momento di ripartire e ritornare alla routine è arrivato presto, sorprendendomi e mettendomi addosso una certa inquietudine. Arrivata su suolo inglese, mi restavano ancora tre giorni prima di riprendere a lavorare, giorni trascorsi a distrarmi, girando tra il sud della Cumbria e il nord del Lancashire.

La mattina del mio ultimo giorno libero mi sono decisa ad andare a esplorare le rovine di Kendal Castle. Mi capitava di vedere il rudere del castello ergersi su una delle colline sopra la cittadina di Kendal, ma non l'ho mai visitato prima di una settimana fa. Del castello sapevo che era appartenuto alla famiglia Parr e mi ero convinta che vi fosse nata e vissuta anche Katherine Parr, l'ultima moglie di Enrico VIII. Ovviamente non è stato così: se la famiglia Parr entrò in possesso del castello alla fine del XIV secolo, Katherine Parr (1512-1548) non vi nacque e, probabilmente, non vi trascorse nemmeno un giorno della propria vita, visto che gli interessi della famiglia gravitavano ormai da tempo verso Sud, presso la corte. E proprio a causa della scarsa presenza dei Parr a Kendal, durante il periodo Tudor, il castello andò in rovinva ed era già un relitto nel 1572, quando venne abbondonato nelle mani di uno steward.


Kendal Castle fu costruito tra XII e XIII secolo e doveva essere qualcosa di grandioso, con 6 torri e circondato da un fossato...

Incisione del Quattrocendo che compare su documenti conservati al Kendal Museum

La fortificazione era il centro di potere della baronia di Kendal, che, al tempo dei Parr, poteva vantare vaste terre, molte delle quali erano date in concessione sotto pagamento di un canone, e ottimi profitti derivati dal commercio della lana (le pecore, qui, non mancano.)


I Parr furono soggetti ad alterne fortune, come ci si può ragionevolmente aspettare dall'alternarsi sul trono di diversi sovrani, con orientamenti politici differenti. E, intanto, il castello languiva a Nord, abbandonato. Proprio a causa dello stato di incuria, Kendal Castle cadde preda delle razzie della gente del luogo, che ne reimpiegò i materiali di costruzione per edificare nuove abitazioni giù dalla collina, nella città che si stava ingrandendo. Il tempo e l'attività dell'uomo non sono stati clementi con il castello, come è naturale che sia in una storia lunga circa 800 anni. Negli anni Settanta, però, ha davvero rischiato grosso perché l'amministrazione cittadina contemplò di abbatterlo del tutto. Più di recente si è deciso di guardare a quel che rimane di Kendal Castle più come una risorsa e un bene culturale da preservare: sono stati fatti degli scavi archeologici, dei lavori di consolidamento e di promozione.


Adesso, quindi, il castello può essere goduto da chiunque... I cani la fanno da padroni, in ogni caso, per quanto ho potuto appurare.

L'idea che delle rovine di una fortificazione medievale possano portare calma e serenità può sembrare un po' strana, ma probabilmente il fatto che le abbia vedute più come dei resti curiosi, che mi stimolavano a scoprire la loro storia, spiega perchè quella domenica sono, alla fine, riuscita a riambientarmi e a lasciarmi alle spalle la stagione natalizia. 

URL:
Kendal Castle nel sito Stricklandgate House: http://www.stricklandgate-house.org.uk/historic-kendal/kendal-castle

martedì 7 gennaio 2014

Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto


Che pastiche, Alexandre!
La donna dal collier di velluto è un racconto fantastico scritto da Dumas nel 1849. La sinossi è tutto un programma. Dumas, in prima persona, ci racconta che l'erudito e scrittore francese Charles Nodier (1780-1844,) sul letto di morte, gli avrebbe narrato una bizzarra storia, con protagonista E. T. A. Hoffmann (1776-1822,) ambientata a Parigi, nell'epoca del terrore. Alexandre Dumas, in un attacco di nostalgia, si decide a mettere per iscritto la vicenda. Ne La donna dal collier di velluto un giovanissimo (siamo nel 1793) Hoffmann si trova a Parigi, dove incontra e perde la testa per la sensuale Arsène, ballerina che indossa sempre un singolare collier di velluto, un ornameto che finirà per nascondere qualcosa di inquietante...
Perché ho letto questo libro? Sostanzialmente per i due personaggi che compaiono nel libro: Charles Nodier ed E. T. A. Hoffmann. Mi ha, poi, incuriosita il ritorno a Hoffmann da parte di Dumas che, nel 1845, aveva riadattato e riscritto un racconto dell'autore prussiano, Schiaccianoci e Re Topo, con titolo La storia dello Schiaccianoci.

Di E. T. A. Hoffmann ho già parlato, qui. Di Charles Nodier ho letto — purtroppo! poco, pochissimo, perché non è così facile reperire le sue opere. In questa sede, in ogni caso, mi importa sottolineare che Nodier introdusse la moda dei racconti alla Hoffmann in Francia.
Racconti in cui il fantastico irrompe nella realtà e stravolge l'ordito del mondo reale, del normale. Perché queste incursioni funzionino si utilizzano, in generale, l'espediente dell'ambientazione esotica — nello spazio o nel tempo — o quello delle atmosfere sognanti.

Ne La donna dal collier di velluto si cerca di slacciarsi da questa tradizione: il fantastico non invade la realtà, sconvolgendola, bensì ne è una parte integrante, «è naturalmente parte di una "realtà" complessa nella quale coesistono dimensioni diverse» (Lanfranco Binni.) Concretamente, però, come realizza tutto questo Dumas? Con un primo capitolo in cui dipinge un Nodier eccentrico, protagonista di una vita in cui il fantastico è ordinario ed è parte integrante della sua esistenza; rifiutando l'ambientazione esotica e trasognata, collocando la vicenda nel recente passato parigino; facendo ricorso, infine, a un altro personaggio storico, E. T. A. Hoffmann.

Il risultato raggiunto da Dumas è molto buono, soprattutto se si pensa che, all'epoca, il paranormal e lo steam punk di oggi non esistevano. Ma quanto realisticamente avrà dipinto Nodier e Hoffmann? Questo, giusto per curiosità, mi piacerebbe saperlo. Se Dumas frequentava abitualmente Nodier, sono pressoché convinta non abbia mai incontrato Hoffmann. Nodier, inoltre, mi dà più l'idea di un super-bibliotecario — era, effettivamente, un bibliotecario — e di uno scrittore pieno di fantasia, propulsore di determinate tendenze romantiche in ambiente parigino, piuttosto che di un uomo che vive in un mondo fantastico, da lui stesso in parte creato.

Leggere le romanzate imprese di Hoffmann e Nodier, comunque, è stato parecchio appagante, soprattutto perché mi ha dato la possibilità di vederli come eroi e protagonisti di un'opera letteraria scritta da qualcun altro anziché da loro stessi... Ha senso? La lettura de La donna dal collier di velluto si è, quindi, rivelata un'esperienza esaltante.

Bibliografia e URL:
Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto, Milano, Garzanti, 2005
La citazione di Lanfranco Binni è presa da: Lanfranco Binni, La donna dal collier di velluto, in Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto, Milano, Garzanti, 2005, p. xxv. 
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