domenica 14 maggio 2017

Ernest Cline, Ready player one


Un gioco in cui la posta è l'universo. Non quello reale, però, bensì the OASIS, una realtà virtuale in cui gli abitanti della Terra plasmano la maggior parte della propria esistenza. Siamo nell'anno 2044, è un mondo così diffcile che nessuno pensa valga la pena viverlo e, quindi, si rifugia nelle reti di the OASIS. Impossessarsi di questa utopia e delle infinite ricchezze che uno dei creatori, James Halliday, ha messo in paglio alla morte fa gola a molti... Tra i tanti, seguiamo Parzival, i suoi amici e i suoi nemici in una guerra epica.

Paura eh? Il 2044 non è, poi, così lontano e io potrei essere ancora viva e vegeta... Ready player one certo non ci descrive un futuro prossimo idilliaco e il fatto di scaraventarci dentro il lettore, senza una graduale acclimtazione, rende il tutto piuttosto angosciante.

Il romanzo racconta le avventure di Wade-Parzival alla ricerca dell'Easter egg nell'inifinito universo di OASIS: gli indizi per raggiungere l'ambito premio vanno cercati nella sterminata cultura pop e nell'ambiente dei videogiochi degli anni Ottanta (e in parte Settanta) per cui Halliday andava pazzo; ogni piccolo passo in avanti si compie giocando delle partite all'ultimo sangue, calandosi nelle parti di attori di vecchi film, riscoprendo datati spot pubblicitari, resuscitando i 'bei tempi andati', che quasi nessuno ricorda più nel 2044.

Personalmente l'ho trovato un grandissimo libro di intrattenimento, infarcito di cultrua nerd, all'interno della quale è stata miscelata la trama, il racconto fantascientifico.

Per tutti coloro che siano interessati a leggerlo in italiano, il libro di Cline è stato pubblicato nel 2011 da ISBN edizioni e non è facilissimo da reperire attualmente. C'è da sottolineare che io sono arrivata in ritardo e, probabilmente, la maggior parte degli interessati lo divorò già al momento dell'uscita.

Ma che efffetto ha avuto su di me Ready player one?

Il romanzo mi ha spinta a riflettere sul presente e sulle differenze tra quello che siamo oggi e come Cline descrive l'umanità domani, soprattutto nel nostro rapporto con le reti.

Se attualmente, al contrario di quello che si potrebbe pensare, le persone che usano più i social media sulla rete sono anche quelle che tendono ad avere una vita sociale tridimensionale/reale più attiva, in Ready player one è esattamente il contrario.

Se adesso molti social media sono anche dei ricchissimi database di dati personali che — ahimé — tendono troppo facilmente a essere scambiati e diffusi, nel mondo di Cline la privacy è diventata importantissima.

Anche in Ready player one, come in altri romanzi di questo tipo, come in tanti lavori letterari che strizzano l'occhio ai fanatici della tecnologia, così come ai fanatici delle forme d'arte tutte (lettori compresi), non manca il grande messaggio: la vita è importante viverla in prima persona, non usare il computer o i libri o chi per essi per fuggire dalla realtà, ma fare in modo che arricchiscano una vita attiva, senza sostituirsi a essa.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia:
Ernest Cline, Ready player one, London, Arrow Books, 2011
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