venerdì 28 aprile 2017

How to find love in a book shop


Emilia ritorna nel paese natale e prende le redini della libreria di paese lasciatele dal padre, Julius. Ne segue un intrecciarsi di storie drammatiche a finale lieto o dolcemente realistico: un romanzo corale, in cui ci sono più protagonisti, tutti con un loro percorso da compiere, da finire o da incominciare alla fine del libro, fuori dalla pagina.

Ho delle opinioni contraddittorie su questo romanzo. Incomincerò confessando che credo di averlo preso in mano in un momento poco opportuno: avevo bisogno di qualcosa di assolutamente leggero o decisamente cerebrale e ho trovato una via di mezzo che non mi ha accontentata. Non mi è dispiaciuto, ma la caratterizzazione e la funzionalità di alcuni personaggi non mi ha convinta.

Julius, che figura in primo piano solo nei capitoli iniziali per poi rimanere fermamente sullo sfondo, l'ho trovato poco credibile e insopportabile. Intendiamoci: che un genio della letteratura di Oxford possa rivelarsi un pessimo manager di una libreria è possibilissimo, ma nel romanzo risulta più un imbecille che un incapace.

Emilia? Mi ha fatta prudere le mani ben più del padre: l'avrei presa a bastonate sui denti. Purtroppo si tratta di un primo tra pari: pur trattandosi di un libro corale, Emilia finisce sempre per emergere sugli altri. Ho trovato che il suo personaggio non fosse sviluppato abbastanza per spingermi a empatizzare. L'ho trovata tratteggiata in modo così grossolano da non riuscire a credere alla sottostoria romantica di cui è protagonista.

I personaggi delineati meglio o, quanto meno, stereotipati in modo più funzionale sono i comprimari: Thomasina, i Basildon, Dillon, Jackson, Bea... Tutti i coprotagonisti, nella loro convenzionalità, hanno senso e hanno una loro evoluzione. Si tratta spesso di una maturazione tipica e veloce, ma, quanto meno, non appare talmente superficiale da risultare ridicola e inconcepibile al lettore che vuole svagarsi.

Conosciamo, invece, Julius a percorso finito e intuiamo che per Emilia il vero viaggio inizia alla fine del libro. Si potevano tranquillamente cassare dal romanzo. E se l'intenzione della Henry era quella di farli apparire come dei personaggi che manipolano l'intreccio, come dall'esterno, il risultato non è stato dei migliori.

Per il resto è un romanzo molto inglese, ambientato nei Cotswold per di più! Io vivo nel parco nazionale del Distretto dei laghi, una località turistica meno raffinata, ma la storia si sarebbe incastrata bene anche dalle mie parti, a Grasmere o ad Ambleside. Certo, noi beneficiamo meno del turismo di lusso londinese e più di quello del Nord ed estero (cinese, in particolare). A parte ciò, quartetti, club del libro, persone che scappano dalle city e si ritrovano impoveriti e con pupi e chi più ne ha più ne metta ci sono anche da noi e mi ci imbatto regolarmente. Inglese anche l'ossessione con la letteratura della madre patria più o meno allargata, per cui si ignorano pressoché totalmente i prodotti dell'ingegno al di fuori delle Isole britanniche.

Non è stato amore a prima lettura per me, ma c'è sicuramente qualcuno per cui questo libro arriverà al momento giusto.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia:
Veronica Henry, How to find love in a book shop, London, Orion Books, 2016 

martedì 4 aprile 2017

Hiromi Kawakami, The Nakano thrift shop


Un negozio di roba usata, il proprietario, sua sorella, due dipendenti e una serie di personaggi le cui vite si intrecciano sullo sfondo del negozio stesso. Il Nakano thrift shop è il punto di partenza e di arrivo delle avventure dello stesso Nakano, Masayo, Takeo e, soprattutto di Hitomi: una serie di sketches incentrati sull'amore, la morte, il tradimento, l'arte, i rapporti inter-personali... l'esistenza.

Che dire? Più leggo narrativa giapponese, più mi viene voglia di continuare a leggerla, sebbene mi renda conto di non avere sufficienti strumenti di conoscenza per apprezzarla.

Della Kawakami avevo già letto Strange weather in Tokyo, attratta — lo ammetto — dall'immagine di copertina. La serie A study of levitation dell'artista Natsumi Hayashi è riuscita a catturarmi nuovamente e ho sentito la necessità di procurarmi The Nakano thrift shop. A onor del vero anche la sinossi mi incuriosiva: un'attività di vendita di articoli usati, dei personaggi che suonavano vagamente persi già dalla seconda di copertina, il loro percorso... ho subito trovato dei parallelismi con la mia esistenza: ho lavorato in un negozio, mi sento decisamente persa, e sono ancora nel bel mezzo del cammin di mia vita. Alla fin fine la ragione principale per cui ho preso in mano questo romanzo è perché desideravo mi ispirasse e mi scuotesse.

Resta il fatto che so poco o niente del mondo giapponese, per quanto mi piaccia leggere manga e guardare film e dorama che provengono da quella realtà. Ogni volta, quindi, che mi appresto a leggere la Kawakami stessa o Murakami o altri, pur rimanendo affascinata dai loro racconti, ho la sensazione di perdermi tanti aspetti che potrebbero arricchire la lettura. Il che è davvero frustrante.

Nonostante la mia ignoranza, posso dire di avere amato molto il personaggio di Hitomi, con la sua lenta evoluzione, il suo lento procedere nell'esistenza, che mi rispecchia e che ho trovato, quindi, anche un po' consolatorio. Mi è piaciuto anche l'approccio al tema dell'amore: trovato, incompreso, rifiutato e ritrovato. Il Mr Nakano che troviamo nel titolo è forse il personaggio più contoverso e umano del libro: proprietario del negozio, misterioso, con una moglie di cui non sappiamo alcunché e un'amante che, al contrario, continua ad apparire; potrebbe essere odioso, ma risulta simpatico nelle sue stravaganze e si fa amare sia dal lettore che dai personaggi che gli girano attorno, nonostante le mancanze che emergono tra una pagina e l'altra.

La scritura, in traduzione, risulta molto scorrevole. Particolare il fatto che, a volte, per il discorso diretto siano utilizzate le tradizionali virgolette, mentre altre volte si tralascino: pare che, quando ci sono più personaggi dialoganti, con le virgolette si voglia dare rilevanza a uno di questi rispetto agli altri o sottolineare in modo più incisivo certe battute anziché altre.

The Nakano thrift shop mi ha decisamente ispirata nel senso che mi ha infuso fiducia; non mi ha del tutto scossa perchè in questo periodo sono molto stanca e mi trovo a  procrastinare e rimandare delle sfide che sarebbe il momento di affrontare.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia e URL:
Hiromi Kawakami, The Nakano thrift shop, London, Portobello Book, 2016
Ho dedicato alcune righe a Strange weather in Tokyo qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/search/label/narrativa%20giapponese

martedì 21 marzo 2017

Austin Wright, Tony & Susan


Susan Morrow riceve un manoscrito dall'ex-marito, Edward. Lui è convinto che manchi qualcosa e che Susan possa capire di cosa si tratti. Susan si mette, così, a leggere Nocturnal animals, un libro violento, cupo e cerebrale...

Non avrò visto Nocturnal animals, ma tutto il chiacchiericcio mi ha messo la voglia di leggere il libro da cui è stato tratto: Tony & Susan.

Si tratta di un romanzo con cornice: la storia di Susan è quella della cornice, all'interno di essa si dipana quella di Tony, il protagonista del romanzo che sta leggendo Susan, Nocturnal animals.

In questo lavoro la storia di Tony procede in un senso e quella di Susan su una strada parallela, ma in senso opposto. Le connessioni tra le due storie, quindi, si cominciano a percepire mano a mano che si prosegue nella lettura e, nella prima parte, è Nocturnal animals a catturare l'attenzione del lettore e a dare ritmo alla narrazione.

Nella storia di Tony il climax — singolarmente — è all'inizio, mentre in quella di Susan dovrebbe essere alla fine. Ho scritto dovrebbe perché si tratta più che altro di un'implosione: Susan vi si oppone, rifiuta la realizzazione e l'accettazione che dovrebbero essere l'apice della sua storia, per lo meno sulla pagina... e a quel punto ne mancano tre di pagine alla conclusione del libro. Arrivata all'ultima pagina avrei voluto un finale un po' più col botto.

Il modo di concludere il libro ha sicuramente senso, è deprimente il giusto, rispecchia la codardia di cui siamo tutti vittime, chi più chi meno... ma resta il fatto che, secondo me, rende la struttura del lavoro parzialmente disarmonica, per quanto lo sembri totalmente perché lo squilibrio è evidente nel finale.

Il romanzo di Wright è caratterizzato da una bella prosa secca e senza fronzoli, probabilmente volutamente semplice, in cui lo spazio viene lasciato all'introspezione e ai pensieri ricorrenti, le ossessioni e gli incubi dei protagonisti. I personaggi sono realistici, il disagio del loro essere persi è palpabile, per quanto Susan sia talmente abituata all'ambiguità da risultarci più criptica.

Tony & Susan fu pubblicato per la prima volta nel 1993, ma potrebbe esere stato scritto anche l'anno scorso: Wright non lo contestualizzò troppo nel tempo in cui nacque e ciò lo ha fatto invecchiare bene.

In giro si legge e si sente che è scritto bene e che, quindi, è un buon libro... fruitore avvisato, mezzo salvato.

Tony & Susan è edito in Italia da Adelphi.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia:
Austin Wright, Tony & Susan, London, Atlantic Books, 2011

martedì 14 marzo 2017

Joseph Fink-Jeffrey Cranor, Welcome to Night Vale. A novel


Le avventure di due donne — Jackie e Diane — alla ricerca di risposte concrete e alla scoperta di se stesse e del loro passato sullo sfondo di Night Vale, una città strana, dove il sole è caldo, la luna è bellissima e misteriose luci attraversano il cielo mentre i suoi strani cittadini fingono di dormire...

Trovo che provare a scrivere una sinossi esauriente per questo romanzo sia uno sforzo superfluo.

Partiamo dalla preistoria, che forse è meglio. Welcome to Night Vale è un noto podcast creato e scritto da Joseph Fink con la collaborazione di Jeffrey Cranor. Venuto alla luce nel 2012, consta attualmente di 103 episodi e annovera circa due milioni di affezionatissimi fan. Il più celebre — forse l'unico — speaker della community radio di Night Vale, Cecil, ci racconta le storie della comunità della piccola cittadina del deserto, dove angeli, cospirazioni governative ed esseri umani dalle caratteristiche più che singolari sono all'ordine del giorno. 

Sono venuta a conoscenza di questa opera grazie a Federica Frezza del canale YouTube Prismatic310 e, sempre grazie a lei, ho scoperto della pubblicazione del romanzo Welcome to Night Vale. Ne tratta nel video, qui sotto, a partire da 4:11



Per ora ho asalcotato solo 4 tracce audio, però ho completato il libro. 

Welcome to Night Vale è una sorta di romanzo dell'assurdo, ambientato in un fazzoletto di terra alternativa circondato dal resto del mondo usuale, caratterizzato da forti elementi fantascientifici e distopici. Evidentemente partorito da due menti geniali... l'ho trovato — anche — un libro geniale? Non ne sono sicura. Credo che fino a circa metà, volendo sottoporre l'opera alla lente di ingrandimento, l'intreccio sia piuttosto sfilacciato e il lettore si fa avviluppare soprattutto dagli elementi dell'assurdo/strano/fantascientifico. Nella seconda parte si incomincia a entrare nel vivo della narrazione e Welcome to Night Vale diventa più un romanzo tradizionale che una specie di podcast riproposto nella forma di un romanzo. 

Mi è piaciuto? Sicuramente mi è piaciuto l'universo di Night Vale, ma la storia in sé non mi ha pienamente catturata. I personaggi, tra l'altro, non è che abbiano chissà quale profondità e spessore.

Lo consiglio? Sì, specialmente a chi vuole farsi affascinare da un universo quanto più lontano dal nostro eppure così fisicamente vicino, se si sta a dare retta agli autori. Lo consiglio soprattutto a chi si potrebbe fare affascinare dalle seguenti righe:

After nonfiction was science fiction. No one knows why science fiction is kept separately from the rest of the nonfiction. Tradition is a powerful thing. These shelves were much less censored than the main nonfiction section, since science fiction tended to be about day-to-day stuff that everyone already knew. 

Quella qui sopra è una sbirciatina dentro la biblioteca di Night Vale (capitolo 28.)  

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia e URL:
Joseph Fink-Jeffrey Cranor, Welcome to Night Vale. A novel, London, Orbit, 2017
Sito di Welcome to Night Vale: http://www.welcometonightvale.com/
Per ascoltare Welcome to Night Vale: http://www.welcometonightvale.com/listen
Canale Prismatic310: https://www.youtube.com/user/prismatic310/featured 
Video in cui Federica Frezza affronta, tra gli altri, Welcome to Night to Vale: https://www.youtube.com/watch?v=txiT_YItnew 

It's coming tonight


See you soon cyberspace cowboy...

lunedì 13 marzo 2017

martedì 7 marzo 2017

Susanna Kearsley, Every secret thing


Kate Murray, giornalista, si trova a Londra per seguire un processo molto chiacchierato... Ma questo incarico sta per diventare l'ultima delle sue preoccupazioni. Un uomo le si avvicina, accenna a un omicidio avvenuto in passato, a un assassino mai punito, alla nonna di Kate. Lei, però, non ha tempo, è distratta. Pochi minuti dopo, davanti agli occhi di Kate, l'uomo viene investito e muore. Incomincia la caccia alla verità che condurrà Kate a riportare alla luce una storia di spie attive durante la Seconda guerra mondiale. Incomincia anche la fuga da un nemico sconosciuto che farà di tutto per impedirle di scoprire la verità.

Ho letto diversi libri di Susanna Kearsley: Come il mare d'inverno, The rose garden, The splendour falls, Named of the dragon, The shadowy horses, Mariana e, infine, Every secret thing. Quello che preferisco rimane The splendour falls, il suo quarto romanzo. Durante le vacanze di Natale, mi imbarcai nella lettura di Mariana, uno dei più apprezzati dai lettori della Kearsley, ma non mi colpì quanto mi aspettavo avrebbe fatto.

Era da un po' che volevo leggere Every secret thing perché si discostava dalla tipica narrazione su due piani temporali con protagoniste due donne interconnesse attraverso i secoli.

Kate è una giornalista che si trova a dover investigare un passato relativamente vicino, nella speranza di svelare un omicidio e un assassino. Nel romanzo le storie che si dipanano durante la Secoda guerra mondiale riaffiorano attraverso flashback che vedono come protagonisti diversi personaggi. Se proprio vogliamo parlare di un protagonista principale nel passato, questi non è una donna, bensì un uomo, Andrew Deacon.

Mentre leggevo, mi ero fatta l'idea che Every secret thing fosse da annoverare tra i primi lavori della Kearsley, quando l'autrice stava ancora cercando di trovare un proprio stile o, più semplicemente, il modo a lei più congeniale per raccontare una storia. Solo in un secondo momento ho scoperto che Every secret thing fu scritto e pubblicato poco prima di Come il mare d'inverno. Evidentemente la struttura che percepivo come un po' farraginosa non era dovuta alle sperimentazioni di una Kearlsey alle prime armi, bensì a un'autrice che era uscita dalla propria comfort zone.

Per me il romanzo ha iniziato a funzionare solo verso la fine, quando i pezzi del complicato puzzle hanno finalmente incominciato a incastrarsi in modo corretto.

Ancora prima di finire Every secret thing mi sono procurata A desperate fortune, l'ultimo libro della Kearsley. Non so cosa aspettarmi.

See you soon cyberspace cowboy...     

Bibliografia e URL:
Sito di Susanna Kearsley: http://susannakearsley.com/
Susanna Kearsley, Every secret thing, London, Allison & Busby, 2012
Ho scritto di Come il mare d'inverno, The rose garden e The splendour falls qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/10/susanna-kearsley.html
Ho scritto di Named of the dragon qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2015/02/cosa-ho-letto-cosa-sto-leggendo-e-i.html 
Ho scritto di The shadowy horses qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2015/05/un-ritorno-che-si-e-fatto-attendere.html

martedì 28 febbraio 2017

Hannah Rothschild, The improbability of love


Annie McDee sta attraversando un periodo buio: è stata abbondanata dall'uomo con cui portava avanti una relazione da anni, un rapporto nel quale credeva ciecamente; si ritrova a Londra a fare un lavoro che non la entusiasma e a partecipare a eventi organizzati per fare incontrare single senza alcuna convinzione o intenzione di imbarcarsi in una nuova relazione. Un giorno entra in un negozietto di roba usata per comprare un regalo di compleanno all'ultimo uomo di turno incontrato, qualcosa di poco impegnativo ed economico. Si riporta a casa un quadro, un'opera che, tra il ciarpame in cui giaceva, potrebbe non colpire un granché l'occhio non allenato, ma...

In questo libro ci sono diversi errori e di battitura e di concetto. Ciò mi ha fatta prudere assai le mani, soprattutto perché è pubblicato dalla Bloomsbury, la casa editrice di Harry Potter, che dovrebbe disporre di una schiera di copy editor preparati e pronti a investigare e, quando necessario, correggere. A tutto questo si aggiunge il fatto che Hannah Rothschild disponeva di una serie di consulenti nel mondo dell'arte, eppure gli errori fioccano.

Crudele da parte mia incominciare con una nota negativa, ma sentivo la necessità di liberarmi immediatamente della patata bollente. Per il resto The improbability of love è un peculiare romanzo che ci scaraventa all'interno del mondo dell'arte e del mercato dell'arte, in particolare a Londra, dove non mancano musei di prestigio, case d'asta celebri, collezionisti appassionati della materia o alla ricerca di investimenti durevoli o di fama, etc. 

Peculiare per il numero e la singolarità dei narratori, tra i quali troviamo anche un oggetto inanimato; così pure per come viene dilatata la materia iniziale, dall'esplorazione dei secondi fini dei collezionisti ai tesori trafugati dai nazisti.

Deve essere costata una grandissima fatica all'autrice scrivere questo romanzo. Questa è la sensazione che ho percepito e forse in questo sta uno dei suoi difetti: anziché pensare che fosse un romanzo immenso, continuavo a dirmi che doveva essere costato uno sforzo sovraumano produrlo. Qualcosa che non mi è mai saltato alla mente leggendo altri  libri che ho finito per considerare grandi. 

Per quanto riguarda i personaggi, mi sono risultati quasi tutti un po' delle macchiette, un po' improvvisati. Si intuisce che l'autrice deve essersi ispirata a delle persone reali e personaggi-tipo che si possono trovare, in tutto il Regno Unito, principalmente a Londra, ma resta il fatto che rimangono tutti ritratti abbozzati.

Piacevole, ma avrei desiderato qualcosa di meglio e in meno pagine. 

See you soon cyberspace cowboy... 

Bibliografia:
Hannah Rothschild, The improbability of love, London, Bloomsbury, 2015 
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