sabato 20 giugno 2015

Thrilling comics

Tra le mie ultime letture sono da annoverare un paio di fumetti. Uno, in particolare, mi ha dato diverse soddisfazioni.

Sydney Padua, The thrilling adventures of Lovelace and Babbage

Incontriamo due dei più grandi geni della Londra vittoriana...
Ada Lovelace, figlia di Lord Byron: matematica, giocatrice d'azzardo e proto-programmatrice, i cui scritti contenevano i primi segni di teoria informatca, cent'anni prima che fosse cotruito un vero computer. E Charles Babbage, eccentrico inventore del Difference engine, un enorme macchina calcolatrice meccanica che sarebbe stata il primo computer, se mai l'avesse finita. Ma cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente?

(Sinossi liberamente tradotta da quella riprodotta sul retro della mia edizione.)

La grande rivelazione tra le letture della settimana, per quanto mi riguarda.


Ambientato in un universo parallelo in cui Babbage costruì davvero il Difference engine (tecnicamente l'Analytical engine) e Lovelace sperimentò davvero nella programmazione (con le antesignane delle carte perforate!) Due persone, l'hardware e il software del primo computer, la loro storia e le loro avventure in un universo vittoriano un po' steampunk o da romanzo scientifico (si vede che sono in astinenza da Palma e non vedo l'ora che, alla fine del mese, esca l'ultimo capitolo della Trilogia vittoriana.)

Cosa c'è di vero? Charles Babbage ci ha lasciato pagine e pagine di progetti per la costruzione di un calcolatore in grado di compiere operazioni matematiche che, di fatto, corrisponde alle caratteristiche della macchina di Turing: il modello astratto di una macchina che manipola dati, secondo delle regole precise; in soldoni il modello a cui si rifà formalmente qualsiasi macchina che si possa definifire computer in quanto in grado di eseguire algoritmi. Ada Lovelace, dal canto suo, intuì che se la realtà poteva essere formalmente descritta attraverso relazioni matematiche, la macchina di Babbage, accuratamente programmata, poteva opportunamente rappresentare/calcolare queste relazioni.

Nel mondo come lo conosciamo, ovviamente, niente si genera dal nulla e Babbage aveva scritto dei semplici programmi per il suo Analytical Engine, ma quelli della Lovelace erano più complessi e formalmente strutturati, fu, inoltre, la prima a pubblicare e, di qui, il 'titolo' di prima programmatrice di computer che in tanti le attribuiscono.

Squisito fumetto, stracolmo di note a piè di pagina e note di chiusura, appendici di approfondimento, bei disegni, riproduzioni di documenti storici e tutta una sezione dedicata all'Analytical engine, all'aspetto che avrebbe avuto e a come sarebbe funzionato. Parecchi camei, tra i quali vale la pena ricordare Samuel Taylor Coleridge, George Eliot e Lewis Carroll.

Splendida, ironica lettura, nonostante ad autrice e copy editor nella nota a pagina 191 sia sfuggita un'imprecisione madornale... e non riesco a capire come nessuno dei revisori all'interno della Penguin se ne sia accorto, visto che, più o meno, è materia molto vicina alla loro.

Kieron Gillen et al., The wicked + the divine

Ogni novant'anni dodici dei ritornano con le sembianze di giovani uomini. Sono amati. Sono odiati. In due anni, sono tutti morti. Sta succedendo adesso. Sta succedendo di nuovo.

(Breve sinossi tradotta liberamente da quella riportata sul retro del volume.)


In questo fumetto gli dei sono presentati come delle giovani pop/rock star che saranno pure immortali, ma non vivono in eterno, per lo meno nelle loro reincarnazioni umane.

Essendo dei, sono abituati a governarsi da soli, anche se, non volendo rogne e desiderando vivere nel modo migliore possibile i due anni loro concessi sulla Terra, non sono usi fare il bello e cattivo tempo in questo mondo come succedeva spesso con i loro predecessori, incontrati nel mito greco. Tutto questo cambia quando entra in scena un assassino, che li mette nei guai, a partire da Luci(fer), accusata di un omicidio che non ha commesso. E da odiati o amati che erano, gli dei incominciano a essere anche davvero temuti, proprio quello che stavano cercando di evitare. Ma chi sarà questo assassino? Intraprende delle indagini da dilettante, vagamente esaltata, l'ordinaria studentessa universitaria Laura che, nel frattempo, viene a trovarsi sempre più invischiata nell'universo dei divini...

Mah, non è che questo primo volume mi abbia proprio presa, se devo essere sincera. L'ho trovato un primo capitolo molto introduttivo e molto confuso che, basandomi sul mio gusto personale, non ha saputo gettare le basi per intrigarmi e spingermi a proseguire. Il potenziale ci sarà anche, però... Poi è tutto da vedere e può darsi che acquisterò anche il secondo volume e, magari, finirò persino la serie, che consta di cinque numeri.

See you soon cyberspace cowboy...

Bibliografia e URL:
Sydney Padua, The thrilling adventures of Lovelace and Babbage with interesting & curious anecdotes of celebrated and distinguished characters. Fully illustrating a variety of instructive and amusing scenes: as performed within and without the remarkable difference engine. Embellished with portraits and scientifick diagrams, London, Particular Books, 2015
Ho scritto della Trilogia vittoriana di Felix J. Palma e delle sue disavventure per la pubblicazione in Italia qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2015/01/la-trilogia-vittoriana-di-felix-j-palma.html
Kieron Gillen et al., The wicked + the divine. Vol. 1, The Faust act, Berkeley, Image Comics, 2015

venerdì 12 giugno 2015

Sólveig Jónsdóttir, Reykjavík Café


Per una donna i trent'anni sono un'età meravigliosa, si comincia a fare sul serio e ad assaporare il bello della vita. Peccato che non sia quasi mai veramente così.
Hervör, Karen, Silja e Mía, ad esempio, sono tutte alle prese con situazioni sentimentali caotiche e insoddisfacenti. C'è quella che si accontenta di saltuarie notti di sesso con l'ex professore di università, chi vive dai nonni, trascorrendo i weekend in discoteca e svegliandosi ogni volta in un letto diverso. Oppure quella che, essendo medico, è spesso costretta a turni fuori casa e, guarda un po', la volta che rientra senza avvisare sorprende il neo marito con una biondina. E poi c'è la più scombinata di tutte: è stata lasciata dal fidanzato, un avvocato benestante, e ora vive in una mansarda in mezzo agli scatoloni del trasloco, faticando a trovrae un lavoro e una direzione nella vita. Le quattro giovani donne non si conoscono né sembrano avere molti punti in comune. A unirle è la pausa obbligata al Reykjavík Café dove, nel buio gennaio islandese, vanno a cercare un po' di calore e dove le loro storie finiranno per intrecciarsi. Finché, fra un latte macchiato e un cocktail di troppo, rovesci del destino e risate condite da improbabili consigli, ognuna troverà il modo di raggiungere la propria felicità, o qualcosa di molto vicino.

(Sinossi riportata sulla seconda di copertina della mia edizione.)

Mi sono procurata questo romanzo dopo aver letto il post a esso dedicato sul blog Le nove muse.

Credo sia stato il primo libro di narrativa islandese che abbia mai letto...

L'ho trovata un'opera, tutto sommato, drammatica, anche se le vicende sono narrate con una certa leggerezza dall'autrice. Storie di donne in crisi in un paese che, dopo essere collassato, si è trovato a dover 'ricominciare'. La vita è difficile, a volte alle persone capitano cose brutte e non è detto che trovino il modo migliore e più sano per reagire, e, sullo sfondo, un'Islanda — Reykjavík, in particolare — che, con i suoi poco più di trecentomila abitanti, si trova davanti un'infinità di nuove possbilità e basi su cui ricostruire la propria dignità, ma anche i cocci di quei rapporti (economici) internazionali che, con tutta probabilità, non riuscirà più a restaurare, per lo meno nel breve termine. 

Per quanto riguarda la sinossi, a volume finito, devo ammettere che la trovo un po' fuorviante. Personalmente non mi trovo d'accordo nel definire «la più scombinata di tutte» Mía; credo, invece, che la protagonista con la vita più disordinata sia Karen, con i suoi traumi irrisolti e lo stile di vita distruttivo, da un punto di vista fisico e psicologico.

Hervör, invece, ha bisogno di buttarsi, di trovare il coraggio di incominciare a provare a fare quello che vuole.

Mía ha ricevuto una batosta e ora è il momento di imparare a cavarsela da sola nella propria vita e di fare qualcosa per se stessa.

Silja è costretta ad aprire gli occhi sulla propria vita sentimentale e ammettere con se stessa che, nel passato, ha preferito chiudere gli occhi e ora non le resta che pagarne le conseguenze.

Il finale regala alle protagoniste la stessa possibilità che si è trovata a vivere l'Islanda, quella di incominciare una nuova strada, senza per questo non portarsi dietro il bagaglio di quello che si ha alle proprie spalle.

L'autrice è abile a pervadere l'intera opera di speranza, qualche volta con l'utilizzo dell'ironia per sdrammatizzare, così da rendere un romanzo realista una lettura vagamente più spensierata.

Per quanto mi riguarda, infine, Reykjavík Café mi ha offerto numerosi spunti di rilfessioni e occasioni di confronto con le esistenze delle protagoniste. 

Bibliografia e URL:
Sólveig Jónsdóttir, Reykjavík Café, [Venezia], Sonzogno, 2015
Post dedicato a Reykjavík Café sul blog Le nove muse: http://lenovefigliedizeus.blogspot.it/2015/04/reykjavik-cafe-di-solveig-jonsdottir.html  
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