domenica 8 febbraio 2015

Un assaggio di quello che ho letto ultimamente

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò
Ventisei dialoghi brevi ma carichi di tensione, suadenti eppur sonfinanti nel tragico in cui gli dèi e gli eroi della Grecia classica (da Edipo e Tiresia a Calipso e Odisseo, da Eros e Tànatos a Achille e Patroclo) sono invitati a discutere il rapporto tra uomo e natura, il carattere ineluttabile del destino, la necessità del dolore e l'irrevocabile condanna della morte. Un «capriccio serissimo», unico, in cui — come scrive nell'introduzione Sergio Givone — il mito è riproposto come «qualcosa di necessario» e la poesia ad esso intimamente legata «ne rivela la cifra misteriosa e crudele.»

(Sinossi riportata sul retro della mia edizione.)

Cesare Pavese era già apparso su questo blog con la poesia In the morning you always come back, postata per una sfida.

Volevo leggere Dialoghi con Leucò da quando, ai tempi dell'università, ne andai a vedere una rappresentazione teatrale. Il momento giusto arrivò all'inizio del nuovo anno.

La prima cosa a cui ho pensato è stata che Dialoghi con Leucò fosse un saggio travestito da opera letteraria. L'impressione era che Pavese mettesse in bocca ai personaggi del mito greco quello che pensava, punto. Sì, mi vergogno un po' ad ammetterlo, ma ci vedevo sostanzialmente questo: un 'ibrido', tra narrativa e saggistica, scritto piuttosto bene da un punto di vista stilistico, cosa che, probabilmente, era venuta abbastanza facile all'autore, visto che i dialoghi sono brevi e ciò gli aveva permesso di concentrarsi su ognuno di loro, singolarmente, per poi passare al successivo, senza preoccuparsi eccessivamente di continuità e armonia.

In quest'ottica mi ero trovata anche non d'accordo con alcune concezioni espresse, che ritenevo pensieri e convinzioni del Pavese. Come, per esempio, il fatto che gli dèi sarebbero spariti quando l'uomo avesse smesso di aver paura di loro (La rupe.) Lo trovo un modo così incompleto di vedere la religione, i sistemi religiosi, in effetti, ognuno dei quali funziona finché soddisfa i bisogni spirituali delle persone. Il che non si riduce al credere — e, tantomeno, all'aver paura — di una o più cose (divinità, in questo caso,) bensì è anche un insieme di miti e riti.

Una volta terminata l'opera in sé, in ogni caso, mi misi a leggere con interesse tutto l'apparato critico contenuto nell'edizione Einaudi. In un discreto numero dei contributi riportati, Dialoghi con Leucò è trattato esattamente come feci io: saggio mascherato da narrativa, in cui la cosa più importante è cercare l'unico e vero senso letterale di quello che voleva dire Pavese (il che sarebbe naturalmente una contraddizione in un'opera letteraria tout court, per così dire.)

Per fortuna, però, ho resistito tra quelle decine e decine di pagine scritte in carattere minuscolo e mi sono imbattuta in un saggio come quello di Eugenio Corsini che ha trattato Dialoghi con Leucò da opera limite quale è — effettivamente un ibrido — tra saggistica e narrativa. Ha messo, dunque, in evidenza anche i debiti dell'opera di Pavese nei confronti della tradizione letteraria precedente e i modi in cui l'autore tratta i nostri cari vecchi topoi letterari e così via.

Qualcuno di coloro che passano di qui e ha voglia di commentare, ha letto Dialoghi con Leucò?

Chi di voi legge note, prefazioni, postfazioni, introduzioni e chi più ne ha più ne metta?


Richard Matheson, I am legend
Un romanzo di fantascienza sui vampiri...
Robert Neville è l'ultimo uomo vivente sulla Terra... ma non è da solo. Ogni altro uomo, donna e bambino sul pianeta sono diventati vampiri, e hanno fame del sangue di Neville.
Di giorno è il cacciatore, che bracca i non-morti tra le rovine della civilizzazione. Di notte si barrica in casa propria e prega per l'arrivo dell'alba.
Per quanto tempo un uomo può sopravvivere in queste condizioni?

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

L'esemplare che posseggo di questo libro ha sofferto... molto. Lo comprai in una giornata di pioggia e, avendolo riposto, con distrazione nella mia borsa di tela per la spesa, com'è come non è, è tornato a casa che era fradicio. Quando me ne sono resa conto, avrei voluto mettermi a piangere. Ho finito per ricorrere al metodo barbaro di metterlo ad asciugare sul calorifero: Non potevo, d'altro canto, fare altro, visto che non sono una conservatrice e non potevo portarlo in un laboratorio di restauro di Manchester, così, solo perché mi andava di curare con tutti i crismi una brossura pubblicata nel 2010.

Dopo averlo recuperato nel mio modo casalingo mi sono messa a leggerloe e... woah! Io sono leggenda è romanzo brevissimo, si beve, anche in una giornata, se si ha il lusso di poter spendere il proprio tempo leggendo.

Giunta alla fine, lo trovai geniale per due aspetti, in particolare: il titolo, e la conclusione. Due cose di cui non posso scrivere perché svelerei troppo della trama. Con il tempo, mi sono resa conto che anche i primi due terzi del libro hanno un loro perché, sono importanti: da un lato servono all'economia del racconto perché fanno crescere nel lettore l'ansia di arrivare al climax, dall'altro ci descrivono la vita impossibile dell'unico uomo rimasto sulla terra che — e non riesce nemmeno lui a spiegarsene del tutto la ragione — continua tenacemente a resistere, a combattere per sopravvivere, misteriosamente, come è misteriosa sotto molti aspetti la vita.

Un classico moderno, semplice, ma che si è fatto leggenda sia nella letteratura fantascientifica che in quella horror.


Malus Track...
L'avevo confessato in qualche commento, su questo e altri blog: Io leggo i libri di Alessia Gazzola e della sua serie, L'allieva,  a spizzichi e bocconi, più precisamente mi concentro esclusivamente sulle parti dedicate ad Alice Allevi, la protagonista, e Claudio Conorti, uno dei suoi interessi setimentali. Normalmente, visto il mio particolare approccio, mi faccio prestare i libri quando torno in Italia, ma così non è stato in occasione dell'ultimo lavoro della Gazzola, Una lunga estate crudele, uscito il 29 gennaio.

Dopo aver letto le prime opinioni online sul romanzo, essendomi incuriosita come una scimmia, sapendo di non riuscire a tornare in patria prima di maggio (se va bene,) ho finito per acquistare l'e-book! Una piccola follia visto che, di solito, non leggo libri elettronici perché non ho strumenti 'comodi' per farlo e, poi, perché le parti che vedono i due personaggi di cui sopra interagire si riducono a una piccola porzioncina dell'opera.

A chi interessasse una sinossi generale:

 
Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto.
Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda... proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa! E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.
E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa.
Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo.
Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili.
Alice lo sa: nessun segreto è per sempre. E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare... fino al più tragico e crudele dei finali.


(Sinossi riportata all'inizio della mia edizione elettronica.)

In ogni caso, il punto è che non mi sono pentita di aver comprato questo e-book. Rispetto ai libri precedenti, la Gazzola ha cambiato un po' stile: non usa più gli stessi riferimenti tipici che identificavano i suoi personaggi. Claudio, nel caso specifico, non è più associato al suo profumo di Declaration, mentine e gel per capelli e ha incominciato a essere abbreviato in CC. Avevo pensato che, magari, l'autrice avesse cambiato copy editor, poi, leggendo qualche intervista, ho capito che è stata lei a fare delle scelte radicali e ad apportare dei cambiamenti (ha, per esempio, eliminato del tutto un personaggio, perché aveva incominciato a ritenerlo noioso.)

Tra Claudio e Alice succede parecchio in Una lunga estate crudele, c'è molta più interazione tra loro riguardo a ciò che li unisce e questo 'dialogo' non ha mancato di sorprendermi, visto che nei libri precedenti esternavano meno. [Sottolineare per vedere lo spoiler] A un certo punto, secondo me, Claudio confessa persino l'intensità dei propri sentimenti per Alice, per quanto le fornisca, allo stesso tempo, la ragione valida per non potergli dare fiducia, perché le loro visioni risultano inconciliabili (così, naturalmente, dà anche la possibilità alla Gazzola di scrivere un altro libro della serie.) Alice, dal canto suo, sembra più sincera con se stessa e diretta nei confronti di Claudio, tant'è vero che questa onestà mi ha fatto pensare che la conclusione delle sue avventure potrebbe compiersi nel prossimo volume. [Sottolineare per vedere lo spoiler] Questo nonostante verso la fine, riflettendo sulla propria indecisione sentimentale, divisa tra Claudio e Arthur, si dica: "E allora è bene che io accetti la dura verità dei  miei sentimenti. Saltellare dall'uno all'altro mi crea profonda sofferenza, ma stare con uno e stare con l'altro me ne creerebbe ancora di più." E così l'autrice non fa intravedere una fine, non dà per scontata la possibilità di una conclusione vicina.

E a me non resta che aspettare l'uscita del prossimo romanzo, che probabilmente si farà attendere, visto che Alessia Gazzola è di nuovo incinta — congratulazioni! — ed è molto impegnata tra la figlia Eloisa, il marito che ha appena ottenuto un incarico lavorativo e, ovviamente, la propria professione di medico legale.

A qualcuno di voi capita di leggere libri come io leggo quelli della Gazzola?

Bibliografia e URL:
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Torino, Einaudi, [2006]
Pubblicai la poesia In the morning you always come back di Pavese per la sfida "a colpi di... poesia": http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/04/sfida-colpi-di-poesia.html
Richard Matheson, I am legend, London, Gollancz, 2010
Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele, Milano, Longanesi, 2015 [EPUB] Disponibile presso laFeltrinelli http://www.lafeltrinelli.it/ebook/alessia-gazzola/una-lunga-estate-crudele/9788830442276 [Ultimo accesso 8 febbraio 2015]

9 commenti:

Nina Pennacchi ha detto...

Già sai... come la penso su "Io sono leggenda". Letto anni fa, è uno di quei libri illuminanti che però, una volta letti, non riprendi più in mano perché fanno anche parecchio male. Ma da leggere! Assolutamente!
Gli altri libri che citi non li ho letti. Della Gazzola sento tanto parlare ma... ma è un no, per me. Genere che non mi attira. E Pavese... mi intristisce tanto! È così... negativo nel guardare il mondo... va sempre tutto storto con lui. Nuuuuuuuu non voglio... NU!!!

Ludo ha detto...

@Nina Nonostante sia corto, in effetti, credo che non riprenderò più in mano Io sono leggenda.

Come ho confessato in questo post, non abbraccio i libri della Gazzola per intero... boh, non mi attraggono completamente. Leggerli a spizzichi e bocconi, però, è un altro paio di maniche.

Eh, Pavese... non per niente, pace all'anima sua, si suicidò. Sinora credo di aver letto le opere più 'varie' a livello di umore di fondo. Non so quando e se avrò la forza di leggere i suoi lavori più tristi.

Pamela ha detto...

Ludo... un momento... vivi in Inghilterra?? Oddioooo!! Non so se si è capito, ma ho una leggera ossessione per questo Paese *_*
Ehm, ok, provo a darmi un tono e commentare il post.
Non ho un bel rapporto con la letteratura italiana, e salvo qualche eccezione, direi che per quanto mi riguarda si tratta di un amore non sbocciato :( Pavese non lo conosco quasi, l'ho incrociato solo al liceo, ma è stato tra quegli autori relegati a fine anno scolastico di cui, nella mia memoria, non è rimasto impigliato nulla.
Di Matheson ho letto solo "Io sono Helen Driscoll", romanzo breve che mi è piaciuto assai e mi ha lasciato il desiderio di leggere qualcos'altro di questo autore, la cui produzione, se ben ricordo, è molto vasta! Il tuo aneddoto sul libro fradicio mi ha fatto venire in mente la mia abitudine da ragazzina di leggere anche in vasca da bagno... conservo con affetto alcuni libri con la copertina ondulata, poveracci XD

Pamela ha detto...

Ooops, ho dimenticato di rispondere alla tua domanda. Francamente no, non l'ho mai fatto, ma è un approccio che mi stuzzica ^^ ci sono romanzi che in effetti non mi prendono in toto e finisco con l'abbandonarli, anche se mi rimane un minimo di curiosità relativa a qualche subplot. Insomma, mi hai dato un'idea ;)

Ludo ha detto...

@Pamela Sì, vivo in Inghilterra, nell'area del Distretto dei Laghi.

Per quanto riguarda la letteratura italiana, a me, a scuola, non è mai dispiaciuta. Finite le scuole superiori, tuttavia, me ne sono allontanata per esplorare soprattutto la narrativa straniera. Verso la fine dell'Università ho incominciato di nuovo a interessarmi della letteratura del Bel Paese. Passando molto tempo all'estero, infine, mi ha reso estremamente 'patriottica' in fatto di scelte letterarie.

Di solito leggo soprattutto letteratura italiana del secondo Ottocento, quindi Pavese è un po' fuori dalla mia comfort zone, però quello che ho affrontato di suo sino ad ora mi è piaciuto.

Io sono leggenda è un libro davvero breve. Se ti va di riprendere in mano Matheson, potresti considerarlo...

Pamela ha detto...

Aaaw, dove ha vissuto Beatrix Potter, che meraviglia!

Sin da ragazzina prediligevo la letteratura inglese, e un po' alla volta è diventata la mia grande passione. Anche quando leggo narrativa contemporanea mi viene spontaneo scegliere un autore anglosassone dato che rispecchia il mio "mondo interiore" ^_^

"Io sono leggenda" mi attira, anche se temo sia un po' troppo crudo per i miei gusti, starò invecchiando ;) un tempo non avevo alcun problema con gli horror!

Ludo ha detto...

@Pamela Io sono leggenda è più un libro di fantascienza che horror. Non è propriamente un libro crudo.

Girasonia76 ha detto...

Pavese mai letto, eppure al liceo la mia prof di lettere penso ci abbia fatto leggere qualsiasi autore italiano. Chissà perché questa lacuna. Il brutto è che non mi è mai venuta voglia di leggerlo, e non c'è un perché. Lo evito e basta.
Io sono leggenda è un libro che mi è piaciuto tantissimo quando l'ho letto ma devo confessare, ahimé, che è passato così tanto tempo che ho dimenticato il finale! e ora che tu lo citi, oddio, mi hai trasmesso curiosità (magari vado un attimo a rileggermelo) e tristezza (ma perché dimentico tutto?).
Quanto alla Gazzola, io la adoro. Ho un debole per lei. E confesso di leggere i suoi romanzi esclusivamente per la parte amorosa, io che le storie d'amore nei libri non le reggo proprio più (a meno che non sia Nicholl a raccontarmele :P ). E faccio il tifo per Alice e Conforti, anche se mi sta bene che non stiano insieme, altrimenti temo diventerebbe poco interessante la cosa. E ora che mi hai messo in testa la possibilità di leggere questi libri così, badando solo a queste parti... ci faccio un pensiero!
Hai detto che in un'intervista la Gazzola dice di aver eliminato un personaggio. Si tratta di Yukino? A me piaceva un sacco e mi è dispiaciuto non ritrovarlo qui :(

Ludo ha detto...

@Girasonia Io, alla fine, ho incominciato a leggere Pavese perché i miei genitori possedevano diverse delle sue opere (mi hanno confessato che ai loro tempi andava e, alla fine, era per quel motivo lì che loro l'avevano preso in mano) e perché volevo leggere un po' di poesia italiana (ho iniziato dalle sue poesie, in effetti.) Ora ha iniziato a incuriosirmi... non ho ancora deciso a che cosa altro approcciarmi di suo.

Io sono leggenda mi ha davvero conquistata. Si tratta di un libro fondamentalmente 'semplice', ma con delle trovate ardite... proprio come il titolo e il finale, appunto.

Per quanto riguarda la Gazzola, ho come l'impressione che stia tirando le fila del discorso e non sono l'unica a pensarlo (https://laleggivora.wordpress.com/2015/02/18/una-lunga-estate-crudele-alessia-gazzola/#comments) In questo libro Claudio si è esposto molto per i suoi canoni. Certo, l'autrice può giocarsi ancora qualche asso. Di Conforti, in fondo in fondo, sappiamo pochissimo e qualche segreto utile all'economia della storia potrebbe anche nasconderlo...

Sì, è a Yukino che mi riferivo. La Gazzola ha detto che non è riuscita a far venire fuori il personaggio che voleva e ha preferito eliminarlo.

E ora... Guarda che il tuo blog lo tengo sempre d'occhio. Sicuramente hai contribuito a darmi la spinta finale per acquistare Le stanze buie.

Grazie per essere passata.

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