domenica 22 febbraio 2015

Cosa ho letto, cosa sto leggendo e i miei soliti problemi con WordPress

È passato San Valentino, è passato San Faustino e sta passando febbraio. Questo è un mese che si sta rivelando sorprendente sotto diversi aspetti: sto lavorando più di quanto mi sarei aspettata e sto leggendo molto, diciamo, ma non tanti libri.

Ma che cosa avrò letto?

Susanna Kearsley, Named of the dragon
Quando uno dei suoi autori la invita in Galles per le vacanze di Natale, l'agente letterario Lyn Ravenshaw spera di fuggire agli incubi che l'hanno tormentata da quando è morto suo figlio cinque anni prima. Ma i ricordi dolorosi di Lyn riaffiorano quando incontra Elen, una vedova emozionalmente fragile con un bambino di otto mesi. Misteriosamente preoccupata per la sicurezza del proprio figlio, Elen sembra vedere Lyn come il suo protettore.
Ma cosa rende Elen così sicura che Lyn sia stata mandata per proteggere il piccolo Stevie? Con l'aiuto del meditabondo vicino Gareth Gwyn Morgan, Lyn incomincia a chiarire i miti che circondano il bambino. Mentre i suoi sogni diventano sempre più allarmanti, si trova tirata in un antico mondo celtico di inquietanti leggende, pericolose profezie, e di un bambino destinato alla grandezza...

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

Ho preso in mano questo libro dopo l'intensa esperienza di lettura avuta con I am legend di Richard Matheson perché avevo bisogno di coccolarmi con un comfort book. Negli ultimi due anni Susanna Kearsley è diventata la mia fornitrice ufficiale di questo genere di libri (ho scritto di alcuni qui.)

Come al solito la Kearsley è riuscita a rendere magici i luoghi in cui si ambienta il suo romanzo attraverso delle descrizioni suggestive e mi ha regalato quel pizzico di mistero e romanticismo che mi fa tanto amare i suoi libri, specialmente i primi. Qui il romanticismo è proprio giusto accennato, nemmeno riesci a immaginartelo più di tanto fuori dalla pagina, ma va bene così. Al mistero da risolvere, invece, viene dedicato decisamente più spazio. Anche in questo libro, poi, è presente l'elemento dell'inspiegabile che... praticamente rimane tale, non viene del tutto risolto. Si ratta, dopotutto, di inspiegabile.

In quest'opera la Kearsley si fa ispirare dal ciclo arturiano e non potrebbe essere altrimenti visto che il Galles reclama per sé le origini di Merlino e re Artù. Da qui alla storia dei re d'Inghilterra, di Enrico VII addirittura, il salto è breve.

Ben delineati i personaggi, soprattutto quelli che nascondono qualcosa. Lyn, la protagonista, come tutte le protagoniste della Kearsley è una persona con cui è facile simpatizzare, ma che ha bisogno di risolvere dei problemi personali o necessita di evolvere in una versione migliore di sé, tutte questioni che le avventure che l'aspettano le permetteranno di risolvere.

Anita Brookner, Undue influence
A ventinove anni, Claire Pitt è single ma non innocente. Attratta da Martin Gibson, un ex-accademico sposato con una manipolatrice bellissima e invalida, insieme alla sua amica Wiggy si fa attirare sempre di più nel suo mondo. Quando Martin rimane vedovo, Claire immagina un possibile futuro per se stessa e inizia fare progetti. Ma Martin è molto più e decisamente meno di quello che sembra, come Claire sta per scoprire.

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

Scrivevo sopra che le protagoniste della Kearsley evolvono nel corso del libro. Le protagoniste della Brookner, al contrario, non evolvono: alla fine ritornano al punto di partenza.

Claire Pitt non fa differenza. Una donna sola, con un'unica persona che possa considerare amica, Wiggy, Claire è diventata un'acuta osservatrice della specie umana. Bastano uno sguardo attento, pochi scambi di battute perché Claire riesca a inquadrare chi ha davanti e, spesso, riesce a immaginarsi persino tutta la storia che c'è dietro al particolare individuo con cui ha incrociato la propria strada.

L'incontro con Martin Gibson e la 'provvidenziale' sua successiva vedovanza fanno credere a Claire di poter dare una svolta alla propria esistenza. Ne è talmente convita che si concentra su poco altro e non si cura eccessivamente del resto che le sta succedendo attorno e che potrebbe recarle dei problemi, quali i cambiamenti che si stanno verificando sul lavoro.

E, come se non bastasse, Claire commette un terribile errore di valutazione...

Undue influence è un romanzo cerebrale, sia perché la narratrice, Claire, trascorre la maggior parte dell'opera nella propria testa a pensare a quello che osserva e a rielaborarlo, sia perché il lettore è portato a riflettere in compagnia della protagonista.

Libro corto, ma che tende a risultare di lunga lettura per la quasi totale assenza di dialoghi e per una scrittura che è sì fluida, ma non scorrevole, visto che stimola continuamente a meditare e speculare.    

E che cosa sto leggendo?

Un polpettone. Trattasi di The eight di Katherine Neville, disponibile anche in italiano con titolo Il segreto del millennio. Un romanzo scritto alla fine degli anni Ottanta, ambientato agli inizi dei Settanta, che non si fa mancare voli narrativi nell'Europa e nell'Africa della fine del XVIII secolo.

The eight è l'opera prima della Neville che, successivamente, non è più riuscita a replicare il successo che ebbe con questo libro (e credo che sia qualcosa di molto difficile da gestire per uno scrittore.)

Trattasi di mattoncino di 598 pagine (nella mia edizione) scritto in caratteri piccoli piccoli. Sono arrivata circa a metà e mi sembra di aver letto centinaia e centinaia di pagine, ma ho raggiunto le 300 scarse. Vorrei tanto riuscire a terminarlo entro la fine del mese.

L'azione di questo romanzo si concentra tutta attorno a un'antica scacchiera, il Montglane Service, che fu regalata a Carlo Magno alla fine dell'VIII secolo e che racchiude un potere immenso, divino e pericoloso. Attraverso i secoli questa misteriosa scacchiera ha scatenato guerre tra i potenti che la volevano possedere a tutti i costi. Negli anni Settanta del XX secolo toccherà all'esperta di computer Catherine Velis svelarne l'arcano. Visti gli anni in cui si ambienta, non ci possiamo far mancare gli accenni alla guerra fredda e un plotone di russi infiltrati o meno negli Stati Uniti; i salti indietro nel tempo, invece, ci introducono a personalità note quli Madame de Staël, Napoleone, Johann Sebastian Bach e chi più ne ha più ne metta.

Credo che scrivere questo romanzo abbia richiesto un grandissimo sforzo di ricerca e di progettazione dell'intreccio. Il punto che si può considerare 'forte', in effetti, è proprio l'intreccio: succede sempre qualcosa, The eight è ricco di svolte e colpi di scena. Non sto trovando particolarmente brillante, tuttavia, il modo di trattare il tutto: i personaggi — molti — non hanno chissà quale spessore, la Neville dimostra di padroneggiare bene solo il gioco degli scacchi ed è quello che riesce a usare meglio nell'economia del racconto, mentre il resto sembra materia grezza. La ricerca storica approfondita mi pare rimanere solo ricerca storica, che viene inserita nel romanzo senza che sia stata rielaborata in modo del tutto consapevole.

Ripeto: deve essere costato un grandissimo sforzo scrivere The eight. Si tratta di un romanzo, tutto sommato, scorrevole e pure gradevole, ma non riesco a trovarlo davvero ben riuscito, a volte mi sembra persino esagerato nel voler inserire collegamenti a tutti questi grandi personaggi del passato.

Sono approdata a questo romanzo attraverso la lista dei libri preferiti dell'autrice M. J. Rose, che mi introdusse anche a Portrait of Jennie di Robert Nathan, che ho amato.

Ho di nuovo fatto arrabiare WordPress

Siamo, infine, giunti alla chicca di questo post.

Qualche volta credo che WordPress proprio non sopporti i commenti chilometrici che vorrei lasciare sui blog ospitati sulla nota piattaforma. Era già capitato che WordPress sostenesse che scrivessi commenti troppo velocemente e che dovevo rallentare (qui.)



Il nostro rapporto conflittuale è in continua evoluzione. Come si può vedere dall'immagine sopra, WordPress sostiene che i miei commenti siano dupplicati. Ora, non ha tutti i torti. Viste le esperienze avute finora, ogni volta che commento, mi salvo quello che ho scritto in un documento a parte; in tal modo, se il commento non viene pubblicato, posso incollarlo di nuovo. Sì, quindi, i miei commenti sono dupplicati, ma se WordPress non me li pubblica io continuo a copiarli e incollarlli... fino a che ho abastanza pazienza per farlo, poi lo mando a farsi friggere e lo lascio a crogiolarsi per qualche giorno.

Questi ultimi sviluppi li ho sperimentati mentre cercavo di commentare un post dedicato a Una lunga estate crudele di Alessia Gazzola sul blog de La leggivora. Vorrei tanto risppondere a un suo commento, lo vorrei da qualche giorno, ormai, ma proprio non c'è verso che WordPress me lo lasci fare, l'infame.

Bibliografia e URL:
Susanna Kearsley, Named of the dragon, London, Allison & Busby, 2013
Ho scritto di I am legend qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2015/02/un-assaggio-di-quello-che-ho-letto.html
Sito di Susanna Kearsley: http://www.susannakearsley.com/
Ho parlato di alcuni libri che ho letto di Susanna Kearsley qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/10/susanna-kearsley.html
Anita Brookner, Undue influence, London, Penguin, 2000
Katherine Neville, The eight, New York, Ballantine Books, 2008
Sito dell'autrice Katherine Neville: http://www.katherineneville.com/
Lista dei libri preferiti di M. J. Rose: http://www.mjrose.com/content/author_favorites.asp
Ho scritto, tra gli altri, di Portrait of Jennie qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/03/letture-recenti.html  
Ho raccontato delle mie prime beghe con WordPress qui: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/06/ho-fatto-arrabbiare-wordpress.html 
Post dedicato a Una lunga estate crudele sul blog de La leggivora: https://laleggivora.wordpress.com/2015/02/18/una-lunga-estate-crudele-alessia-gazzola/#comments 

domenica 15 febbraio 2015

Carnforth Bookshop

Anche il rustico Nord Ovest riserva delle sorprese... e non solo delle bellezze naturali!

© Carnforth Bookshop
Nel piccolo centro di Carnforth, nel Lancashire, si trova una delle più grandi librerie indipendenti del North West, appunto, il Carnforth Bookshop.

Sarà stato un anno che ci passavo davanti con l'autobus quando mi recavo a Lancaster, ma non mi ero mai fermata. Qualche giorno fa ho finalmente trovato una mattinata da dedicargli.

Sono una frequentatrice delle sezioni libri usati dei negozi di beneficenza che, in certi casi, hanno dei punti vendita dedicati esclusivamente ai libri (Oxfam Books, per esempio.)

Mi piace anche girare per librerie indipendenti e, nei post dedicati al mio ultimo viaggio a Londra, ho scritto di alcune delle più celebri della capitale (cenni a Stanford's, Foyle's e Hatchard's si possono trovare qui; mentre ho scritto di Persephone Books, Skoob e Daunt Books qui; e quest'ultimo link non funzionava... chissà perché? In ogni caso, adesso è sistemato.)

Ma ritorniamo nel Lancashire. L'independent bookshop di Carnforth è un gioiellino: 2 piani, 14 stanze, oltre 150.000 libri usati, oltre al piano terra dedicato a libri nuovi e articoli da regalo.

Un po' di narrativa generale
Sezione fantasy e fantascienza












Un sogno per chi spera sempre di trovare delle chicche che non sono più facilmente disponibili, che sono andate fuori catalogo, o semplicemente dei libri che non si è convinti di voler acquistare a prezzo pieno, ma anche perché chi non si aspetta niente e spera solo di emergere da questa esperienza piacevolmente sorpreso (quest'ultimo tende a essere il mio caso.)

Religione e filosofia
Nella maggior parte dei locali di questa gigantesca libreria fa freddino, non tutte le stanze sono riscaldate, quindi ho tenuto addosso e abbottonato il parka per tutto il tempo. Ma temperatura a parte, ne è valsa la pena. Sinceramente l'ho preferita anche a Skoob di Londra che, in ogni caso, non mi aveva entusiasmata per prezzi e scarsa offerta di narrativa.

Uno degli angolini più cosy del Carnforth Bookshop è la Internet Room, dedicata alle pubblicazioni sul mondo della rete, dove ci sono, però, anche un paio di tavoli, un divano, la macchinetta per il caffè e un mini-frigo con delle bevande, nel caso i clienti volessero bere qualcosa o prendersi una pausa, prima di ricominciare la perlustrazione degli scaffali.

Internet Room
Internet Room











Come ho scritto sopra, al piano terra si possono trovare libri nuovi e idee regalo. La sezione dedicata alle nuove pubblicazioni è davvero piccolina — devono essersi votati all'usato — mentre l'arega gadgetteria è ricca di prodotti che possono portare all'acquisto impulsivo...

© Carnforth Bookshop. Piano terra
Piano terra













 
Ma io cosa avrò comprato?
 


















Come potete notare mi sono contenuta, limitandomi a due libri — Providence di Anita Brookner e The rendezvous and other stories di Daphne du Maurier — e a un segnalibro.

URL:
Post su Londra in cui scrivo di Stanford's, Foyle's e Hatchard's: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/06/condividendo-londra-28-giugno-2014-in.html 
Post su Londra in cui tratto di Persephone Books, Skoob e Daunt Books: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/07/condividendo-londra-30-giugno-2014.html 

domenica 8 febbraio 2015

Un assaggio di quello che ho letto ultimamente

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò
Ventisei dialoghi brevi ma carichi di tensione, suadenti eppur sonfinanti nel tragico in cui gli dèi e gli eroi della Grecia classica (da Edipo e Tiresia a Calipso e Odisseo, da Eros e Tànatos a Achille e Patroclo) sono invitati a discutere il rapporto tra uomo e natura, il carattere ineluttabile del destino, la necessità del dolore e l'irrevocabile condanna della morte. Un «capriccio serissimo», unico, in cui — come scrive nell'introduzione Sergio Givone — il mito è riproposto come «qualcosa di necessario» e la poesia ad esso intimamente legata «ne rivela la cifra misteriosa e crudele.»

(Sinossi riportata sul retro della mia edizione.)

Cesare Pavese era già apparso su questo blog con la poesia In the morning you always come back, postata per una sfida.

Volevo leggere Dialoghi con Leucò da quando, ai tempi dell'università, ne andai a vedere una rappresentazione teatrale. Il momento giusto arrivò all'inizio del nuovo anno.

La prima cosa a cui ho pensato è stata che Dialoghi con Leucò fosse un saggio travestito da opera letteraria. L'impressione era che Pavese mettesse in bocca ai personaggi del mito greco quello che pensava, punto. Sì, mi vergogno un po' ad ammetterlo, ma ci vedevo sostanzialmente questo: un 'ibrido', tra narrativa e saggistica, scritto piuttosto bene da un punto di vista stilistico, cosa che, probabilmente, era venuta abbastanza facile all'autore, visto che i dialoghi sono brevi e ciò gli aveva permesso di concentrarsi su ognuno di loro, singolarmente, per poi passare al successivo, senza preoccuparsi eccessivamente di continuità e armonia.

In quest'ottica mi ero trovata anche non d'accordo con alcune concezioni espresse, che ritenevo pensieri e convinzioni del Pavese. Come, per esempio, il fatto che gli dèi sarebbero spariti quando l'uomo avesse smesso di aver paura di loro (La rupe.) Lo trovo un modo così incompleto di vedere la religione, i sistemi religiosi, in effetti, ognuno dei quali funziona finché soddisfa i bisogni spirituali delle persone. Il che non si riduce al credere — e, tantomeno, all'aver paura — di una o più cose (divinità, in questo caso,) bensì è anche un insieme di miti e riti.

Una volta terminata l'opera in sé, in ogni caso, mi misi a leggere con interesse tutto l'apparato critico contenuto nell'edizione Einaudi. In un discreto numero dei contributi riportati, Dialoghi con Leucò è trattato esattamente come feci io: saggio mascherato da narrativa, in cui la cosa più importante è cercare l'unico e vero senso letterale di quello che voleva dire Pavese (il che sarebbe naturalmente una contraddizione in un'opera letteraria tout court, per così dire.)

Per fortuna, però, ho resistito tra quelle decine e decine di pagine scritte in carattere minuscolo e mi sono imbattuta in un saggio come quello di Eugenio Corsini che ha trattato Dialoghi con Leucò da opera limite quale è — effettivamente un ibrido — tra saggistica e narrativa. Ha messo, dunque, in evidenza anche i debiti dell'opera di Pavese nei confronti della tradizione letteraria precedente e i modi in cui l'autore tratta i nostri cari vecchi topoi letterari e così via.

Qualcuno di coloro che passano di qui e ha voglia di commentare, ha letto Dialoghi con Leucò?

Chi di voi legge note, prefazioni, postfazioni, introduzioni e chi più ne ha più ne metta?


Richard Matheson, I am legend
Un romanzo di fantascienza sui vampiri...
Robert Neville è l'ultimo uomo vivente sulla Terra... ma non è da solo. Ogni altro uomo, donna e bambino sul pianeta sono diventati vampiri, e hanno fame del sangue di Neville.
Di giorno è il cacciatore, che bracca i non-morti tra le rovine della civilizzazione. Di notte si barrica in casa propria e prega per l'arrivo dell'alba.
Per quanto tempo un uomo può sopravvivere in queste condizioni?

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

L'esemplare che posseggo di questo libro ha sofferto... molto. Lo comprai in una giornata di pioggia e, avendolo riposto, con distrazione nella mia borsa di tela per la spesa, com'è come non è, è tornato a casa che era fradicio. Quando me ne sono resa conto, avrei voluto mettermi a piangere. Ho finito per ricorrere al metodo barbaro di metterlo ad asciugare sul calorifero: Non potevo, d'altro canto, fare altro, visto che non sono una conservatrice e non potevo portarlo in un laboratorio di restauro di Manchester, così, solo perché mi andava di curare con tutti i crismi una brossura pubblicata nel 2010.

Dopo averlo recuperato nel mio modo casalingo mi sono messa a leggerloe e... woah! Io sono leggenda è romanzo brevissimo, si beve, anche in una giornata, se si ha il lusso di poter spendere il proprio tempo leggendo.

Giunta alla fine, lo trovai geniale per due aspetti, in particolare: il titolo, e la conclusione. Due cose di cui non posso scrivere perché svelerei troppo della trama. Con il tempo, mi sono resa conto che anche i primi due terzi del libro hanno un loro perché, sono importanti: da un lato servono all'economia del racconto perché fanno crescere nel lettore l'ansia di arrivare al climax, dall'altro ci descrivono la vita impossibile dell'unico uomo rimasto sulla terra che — e non riesce nemmeno lui a spiegarsene del tutto la ragione — continua tenacemente a resistere, a combattere per sopravvivere, misteriosamente, come è misteriosa sotto molti aspetti la vita.

Un classico moderno, semplice, ma che si è fatto leggenda sia nella letteratura fantascientifica che in quella horror.


Malus Track...
L'avevo confessato in qualche commento, su questo e altri blog: Io leggo i libri di Alessia Gazzola e della sua serie, L'allieva,  a spizzichi e bocconi, più precisamente mi concentro esclusivamente sulle parti dedicate ad Alice Allevi, la protagonista, e Claudio Conorti, uno dei suoi interessi setimentali. Normalmente, visto il mio particolare approccio, mi faccio prestare i libri quando torno in Italia, ma così non è stato in occasione dell'ultimo lavoro della Gazzola, Una lunga estate crudele, uscito il 29 gennaio.

Dopo aver letto le prime opinioni online sul romanzo, essendomi incuriosita come una scimmia, sapendo di non riuscire a tornare in patria prima di maggio (se va bene,) ho finito per acquistare l'e-book! Una piccola follia visto che, di solito, non leggo libri elettronici perché non ho strumenti 'comodi' per farlo e, poi, perché le parti che vedono i due personaggi di cui sopra interagire si riducono a una piccola porzioncina dell'opera.

A chi interessasse una sinossi generale:

 
Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto.
Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda... proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa! E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.
E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa.
Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo.
Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili.
Alice lo sa: nessun segreto è per sempre. E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare... fino al più tragico e crudele dei finali.


(Sinossi riportata all'inizio della mia edizione elettronica.)

In ogni caso, il punto è che non mi sono pentita di aver comprato questo e-book. Rispetto ai libri precedenti, la Gazzola ha cambiato un po' stile: non usa più gli stessi riferimenti tipici che identificavano i suoi personaggi. Claudio, nel caso specifico, non è più associato al suo profumo di Declaration, mentine e gel per capelli e ha incominciato a essere abbreviato in CC. Avevo pensato che, magari, l'autrice avesse cambiato copy editor, poi, leggendo qualche intervista, ho capito che è stata lei a fare delle scelte radicali e ad apportare dei cambiamenti (ha, per esempio, eliminato del tutto un personaggio, perché aveva incominciato a ritenerlo noioso.)

Tra Claudio e Alice succede parecchio in Una lunga estate crudele, c'è molta più interazione tra loro riguardo a ciò che li unisce e questo 'dialogo' non ha mancato di sorprendermi, visto che nei libri precedenti esternavano meno. [Sottolineare per vedere lo spoiler] A un certo punto, secondo me, Claudio confessa persino l'intensità dei propri sentimenti per Alice, per quanto le fornisca, allo stesso tempo, la ragione valida per non potergli dare fiducia, perché le loro visioni risultano inconciliabili (così, naturalmente, dà anche la possibilità alla Gazzola di scrivere un altro libro della serie.) Alice, dal canto suo, sembra più sincera con se stessa e diretta nei confronti di Claudio, tant'è vero che questa onestà mi ha fatto pensare che la conclusione delle sue avventure potrebbe compiersi nel prossimo volume. [Sottolineare per vedere lo spoiler] Questo nonostante verso la fine, riflettendo sulla propria indecisione sentimentale, divisa tra Claudio e Arthur, si dica: "E allora è bene che io accetti la dura verità dei  miei sentimenti. Saltellare dall'uno all'altro mi crea profonda sofferenza, ma stare con uno e stare con l'altro me ne creerebbe ancora di più." E così l'autrice non fa intravedere una fine, non dà per scontata la possibilità di una conclusione vicina.

E a me non resta che aspettare l'uscita del prossimo romanzo, che probabilmente si farà attendere, visto che Alessia Gazzola è di nuovo incinta — congratulazioni! — ed è molto impegnata tra la figlia Eloisa, il marito che ha appena ottenuto un incarico lavorativo e, ovviamente, la propria professione di medico legale.

A qualcuno di voi capita di leggere libri come io leggo quelli della Gazzola?

Bibliografia e URL:
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Torino, Einaudi, [2006]
Pubblicai la poesia In the morning you always come back di Pavese per la sfida "a colpi di... poesia": http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/04/sfida-colpi-di-poesia.html
Richard Matheson, I am legend, London, Gollancz, 2010
Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele, Milano, Longanesi, 2015 [EPUB] Disponibile presso laFeltrinelli http://www.lafeltrinelli.it/ebook/alessia-gazzola/una-lunga-estate-crudele/9788830442276 [Ultimo accesso 8 febbraio 2015]

domenica 1 febbraio 2015

The perks of being... in Cumbria: Carlisle Castle


Carlisle è la county town della Cumbria, nel nord-ovest dell'Inghilterra, a pochi chilometri dalla Scozia (e da Gretna Green, di cui ho già scritto.)

La città è piuttosto fammosa per il suo castello, Carlisle Castle appunto. Sorge, in parte, su un sito caratterizzato dalla presenza continuativa di fortificazioni negli ultimi duemila anni. In quest'area, infatti, nel I secolo d.C., sorgeva un imponente forte romano, parte del complesso sistema del Vallo di Adriano (Adrian Wall,) attorno al quale si sviluppò il fiorente centro di Luguvalium.

Gatehouse

Della presenza romana rimangono poche tracce nel reimpiego di una pala d'altare nell'architrave di un portone all'interno della gatehouse, attraverso la quale ancora oggi si accede al castello. Coll'andare dei secoli, buona parte dei materiali provenienti dalle rovine dell'antica fortezza furono utilizzati per costruire il nucleo originario (XI secolo) dell'odierna cattedrale di Carlisle.

Interno del castello: Torre del capitano (sx) e corpo di guardia (dx)

Tra gli edifici che vediamo oggi, i più antichi sono la Torre del capitano e il Corpo di guardia, per la gran parte risalenti al XII secolo. Tra il XII e il XIV secolo, Carlisle Castle fu al centro delle lotte tra inglesi e scozzesi e, a partire dalla seconda metà del Trecento, divenne una delle sedi principali dei Guardiani della Marca. I Guardiani della Marca erano i principali ufficiali della corona inglese adibiti al controllo e alla difesa delle terre confinanti con la Scozia.

È a Carlisle che famiglie come quelle dei Percy e dei Neville costruiscono la base del loro potere. Basti pensare che Richard Nevile, conte di Warwick, e Guardiano della Marca, passò alla storia come the Kingmaker, e fu il padre di quella Anne Neville, che sposò Richard, duca di Gloucester, poi re Richard III.

E, a proposito di Richard (di cui avevo già parlato, qui e qui,) anche lui fu Guardiano della Marca durante il regno del fratello Edward IV.


Le mura di Carlisle Castle ospitarono anche Maria Stuarda (1542-1587,) prigioniera nella non più esistente Torre del Guardiano, che sorgeva nell'angolo che formano i due muri qui sopra, tra il maggio e il luglio 1568 (Maria Stuarda nacque in Scozia, nel Palazzo di Linlithgow, di cui ho già parlato qui.) Prigioniera sì, ma pur sempre con la dignità di una regina, visto che Elisabetta I sborsava 56 sterline a settimana per mantenere la corte della cugina.

Carlisle Castle vale sicuramente una visita. Da non perdere la suggestiva camminata sulle mura, indipendentemente dal forte vento tipico della zona, e, naturalmente, l'esplorazione della Torre del Capitqno e del Corpo di Guardia, che riservano qualche sorpresa, quali delle 'misteriose' incisioni sui muri.

 
 

 






Bibliografia e URL:
Henry Summerson, Carlisle Castle, London, English Heritage, 2008
Sezione dedicata a Carlisle Castle sul sito di English Heritage: http://www.english-heritage.org.uk/daysout/properties/carlisle-castle/ 
Primo post dedicato a York in cui parlo di Riccardo III: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/08/mini-fuga-york.html 
Secondo post dedicato a York in cui parlo di Riccardo III: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/09/york-seconda-parte.html 
Post dedicato al Linlithgow Palace, in cui nacque Mary Stuart: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2013/06/linlithgow-palace.html 
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