domenica 13 dicembre 2015

Due di due (e non si tratta di De Carlo)

Colleen Gleason, The shop of shades and secrets

Quando Fiona Murphy eredita un piccolo negozio di antiquariato da un uomo che ha incontrato una sola volta, è piena di sorpresa, confusa e meravigliata — ed è anche un po' spaventata dal fatto di avere una nuova responsabilità in una vita che preferisce essere libera e semplice.
Una volta diventata proprietaria del pittoresco negozio, iniziano ad accadere fatti singolari. Le lampade si accendono e si spengono da sole, anche quando non sono attaccate alla corrente... e c'è una brezza fredda che porta una fragranza di rose anche quando le finestre sono chiuse.
H. Gideon Nath, III, è il rigido e super-formale legale che si occupa di liquidare l'eredità di cui è beneficiaria Fiona e, nonosante la leggerezza della donna e la sua fascinazione per tutto ciò che è New Age, si trova a essere attratto da lei a dispetto del buonsenso.
Dopo che Fiona trova una spiacevole sorpresa in uno dei ripostigli del negozio, sorprende un intruso nel negozio e usa le proprie capacità di chiromante per predire il futuro di Gideon — del quale pare fare parte — la donna incomincia a rendersi conto che quella sua vita libera e semplice sta per cambiare... che lo voglia o meno.

(Sinossi liberamente tradotta dal retro della mia edizione.)

Ve la ricordate Colleen Gleason? In Italia ottenne decisamente più di quindci minuti di celebrità quale autrice della Saga dei Gardella (The Victoria Gardella Series, già The Gardella Vampire Chronicles,) serie in cinque volumi in cui si raccontavano le avventure di una cacciatrice di vampiri nell'Inghilterra vittoriana e oltre (non manca un'ambientazione italiana, per esempio.) La Gleason, nel tempo, ha pubblicato molto, ma non tutti i suoi lavori sono giunti a essere tradotti in italiano o, se sono arrivati sul nostro mercato, hanno ottenuto il medesimo successo della serie dediata a Victoria Gardella.

The shop of shades and secrets fa parte dei suoi "Modern Gothic Mysteries" e rimane inedito in Italia e praticamente introvabile nelle librerie tradizionali europee... ma ero curiosa, quindi l'ho ordinato online, perchè oggi è tutto a portata di click, in internet si trova qualsiasi cosa e la solità carrellata di ovvietà. La mia edizione è stata stampata in formato cartaceo da Amazon.co.uk e, proprio per questa sua genesi, ha delle caratteristiche fisiche, paratestuali molto interessanti, quali l'essere priva dell'indicazione del prezzo sulla legatura o qualsiasi altro luogo e non riportare alcuna casa editrice su frontespizio o simili, ma solo il copyright dell'autore. A me piace per la 'copertina'.

Questo romanzo sarà pure un gothic mystery, ma è molto cozy, confortevole come la copertina sotto la quale lo si può leggere spaparanzati (spaparanzate) sul letto o sul divano. Escluderei anche che sia uno di quei libri che fa gridare al miracolo: è una lettura piacevole e veloce, ma la rapidità di lettura è spesso dovuta a una scrittura che appare, a tratti, affrettata e un pochino trascurata. A volte mi è sembrato che tutte le buone idee del romanzo siano state abbandonate allo stato embrionale, rinunciando alla possibilità di sfruttarle a beneficio di un intreccio che avrebbe potuto essere più accattivante. Quanto ciò sia da attribuire alla produzione artistica della Gleason e quanto al suo onturage tecnico o quanto sia interamente opera dell'autrice che ha cercato di conciliare la propria vena artistica alle richieste di editoria e mercato non ci è dato sapere.

Mi è piaciuto, non mi ha entusiasmata, ho sicuramente preferito i libri — i tre che ho letto, per lo meno — dedicati ai Gardella.

Oscar Wilde, Lady Windermere's fan

Londra Vittoriana
L'esistenza apparentemente perfetta dell'apparentemente retta Lady Windermere incomincia a mostrarsi per quello che è realmente quando la donna viene a sapere delle indiscrezioni commesse dal marito con tale Mrs Erlynne...

Essenziale e dissacrante. E witty, naturalmente, visto che si tratta di un testo teatrale di Oscar Wilde, uno dei maestri del witticism.

Un melodramma degli equivoci che mette in evidenza con triste ironia contraddizioni, ipocrisia e ambiguità della società dell'epoca.

L'autore ci presenta con arguzia i personaggi, inserendoli in situazioni ad hoc, e lasciando al lettore o allo spettatore il deplorevole ruolo dell'avvoltoio: Wilde indica, scatta delle istantanee, ma non giudica e ci lascia liberi di decidere e, soprattutto, di assolvere e condannare, così, giusto per ricordarci che anche noi non siamo poi tanto diversi dai suoi personaggi e possiamo fare la figura degli stupidi (quando non lo siamo) o anche di peggio.

A ben pensarci, se l'avessi incontrato, avrei potuto anche trovare antipatico Oscar Wilde, così come, con tutta probabilità, avrei trovato insopportabilmente arrogante Jane Austen, ma, guardando all'opera e non al suo autore, non posso fare a meno di apprezzare.

Malus Track: di bug in bug
Non c'è verso di formattare i titoli come vorrei in questo post... transeat.

See you soon cyberspace cowboy. 

Bibliografia e URL:
Colleen Gleason, The shop of shades and secrets, [Ridgmont],print Amazon.co.uk, c2011
Colleen Gleason: http://www.colleengleason.com/ 
Oscar Wilde, Lady Windermere's fan, in Id, The plays of Oscar Wilde, London, Harper Press, 2011, pp. 1-67

sabato 5 dicembre 2015

Un posto a Solaris e un posto all'ombra


Stanisław Lem, Solaris
Solaris è il capolavoro della fantascienza filosofica.
Siamo nel lembo più estremo dell'universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un'atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c'è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta «vivente». Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie.

L'astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angosica che domina in tutto l'ambiente. Sul mistero della morte del compagno, innanzittutto. ma questo lo spinge verso maggiori enigmi da svelare: se Solaris ha una propria vita, e che tipo alternativo di forma di vita; se le «apparizioni» hanno una qualche spiegazione accessibile; se tutta questa attività ha un fine, in qualche modo legato ai destini esistenziali degli umani. Se non è tutto addirittura un immane messaggio.

Un'avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un'avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell'Identità, del Soggetto, dell'Io. Non esiste l'Io unico e identico a se stesso. ognuno è un arcipelago di Io, e ciascuna delle isole di questo arcipelago si muove nei confronti dell'Io che le contiene, come un universo parallelo.

Del resto, la mente, i suoi confini, le sue possibilità, i suoi legami con la potente macchina che la sorregge, il cervello, sono i temi attorno ai quali hanno sempre ruotato le storie di fantascienza di questo scrittore di Leopoli, cresciuto a Cracovia, esperto cibernetico, che è annoverato tra gli influenti capostipiti della moderna fiction di realtà virtuali.

(Sinossi riportata su seconda e terza di copertina della mia edizione.)

«Solaris è il capolavoro della fantascienza filosofica.» Solaris è, in effetti, un romanzo di fantascienza senza fuochi d'artificio o effetti speciali di stampo tradizionale. Il genere fantascientifico è funzionale alla rappresentazione dell'uomo e della realtà nella letteratura che, secondo Lem, erano talmente complessi e miseriosi da non potere essere guardati che attraverso la lente della fantascienza.

Il saggio di Francesco M. Catalucci, che complete l'edizione Sellerio di Solaris, mette in evidenza il pensiero dell'autore polacco e alcune delle teorie e delle scoperte scientifiche dell'epoca dalle quali fu verosimilmente influenzato.

Lem non era un fautore della suddivisione del sapere: riteneva controproducente che una quantità di discipline (branchie della scienza) diverse studiassero lo stesso oggetto polisemico, il medesimo fenomeno, lo considerava decisamente limitante. Apprezzava, invece, la filosofia/scienza del passato, l'enciclopedismo, la cultura una e unica. Questa sua propensione emerge un po' in tutto il romanzo e, in particolar modo, quando fa risaltare le incomprensioni tra i membri dell'equipaggio (tutti con specializzazioni diverse) al momento di dover decidere come dover affrontare quello che sta succedendo, che soluzioni tentare (per esempio nell'episodio in cui si discute la possibilità di costruire un annientatore di neutrini.) Evidentemente era alieno al lavoro di gruppo, come lo concepiamo noi oggi, che va al di là delle estremizzazioni del 'famigerato' team working, incubo della gran parte degli introversi di questo mondo, e si incentra piuttosto sul concetto di collaborazione, da realizzarsi nei modi più vari, in cui ognuno apporta il proprio contributo al fine di raggiungere i massimi risultati. Alla luce di ciò e delle convinzioni di Lem, non sorprende, a questo punto, che tra le persone della base di Solaris aleggi uno scarso spirito di cooperazione.

Solaris fu pubblicato nel 1961 e, come si scriveva sopra, riecheggia delle teorie e scoperte dell'epoca: vi ritroviamo i neutrini, per esempio, ma soprattutto una, per così dire, applicazione pratica del principio di esclusione (Pauli) e della teoria della sincronicità (Jung). Se il primo dimostrò come nello spazio le particelle si comportino in modo inspiegabilmente coordinato, il secondo aveva teorizzato che «un evento psichico trova un parallelo in qualche evento esterno non psichico, pur non esistendo tra i due fattori alcun nesso casuale, ma solo un parallelismo di significato.» (Catalucci, pp. 313-314.) E se c'è qualcosa di evidente in Solaris è che, in prima istanza, niente è casuale e che, in secondo luogo,  l'uomo è forzatamente portato a guardare all'ignoto, così come alla realtà familiare, con gli stessi strumenti di conoscenza, indistintamente. Questo, di per sé, potrebbe già essere fuorviante, ma a essere ancora più terrificante è che l'uomo cerchi di afferrare il significato di ciò che lo circonda quando non riesce nemmeno a capire se stesso, i recessi più profondi del suo essere.


In sinossi si fa cenno all'ipotesi dell'«arcipelago di Io Ecco, non credo questa venga esplorata, poi, così a fondo in Solaris, ma è qualcosa in cui credo e che ho sempre contrapposto — in modo più o meno cosciente al nichilismo avvilente di Uno, nessuno e centomila, che ho sempre negato e in cui non mi riconosco (per quanto apprezzi i lavori di Piradello.)

Solaris è un datato classico della fantascienza e mi aspettavo che non sarebbe stato di agevole lettura. L'ho trovato, al contrario, estremamente accessibile per prosa e stile della narrazione. Mi sento di consigliarlo anche a chi legge poca fantascienza.

L'edizione Sellerio è la prima, in lingua italiana, a essere stata tradotta direttamente dall'originale in polacco.  

Non ci provo neanche...
... a giustificarmi, intendo. In questi mesi sono stata molto impegnata e, volente e in parte nolente, ho accantonato il blog. Adesso, però, l'attività su internet ha incominciato a mancarmi e spero proprio di ritornare a dedicarmici con una certa dedizione.

Questo è il centesimo post che pubblico. Mi sono trovata a completarlo durante una giornata terribilmente piovosa e ventosa, isolata nel piccolo centro in cui vivo, con poche possibilità di muovermi, con gli autobus che non possono praticare le strade allagate, i treni che non corrono in Cumbria e gran parte del Lancashire a causa delle raffiche di vento. Mi sento quasi prigioniera in casa... A pensarci bene, questa sarebbe stata la giornata perfetta per incominciare Solaris.


Spero che il numero cento, tondo due volte (e il numero dei canti della Commedia, tanto per fare una citazione dotta,) mi porti bene. Spero di tirarmi fuori dall'ombra (dal vento e dalla pioggia) e ricacciare la testa al sole. Sono quasi timorosa, quasi quanto, tempo fa, decisi di affacciarmi al mondo della rete con questo blog. Da allora molte cose sono cambiate, fuori e dentro di me. Ho compreso, di recente, come mi sia capitato di bloggare e leggere per evadere, ma non in modo sano, diciamo per fuggire da certe questioni. Non me ne ero resa nemmeno del tutto conto all'epoca, ci è voluto tempo per capirlo.

Mah, non mi resta che vedere come andranno le cose adesso...


See you soon cyberspace cowboy.

Bibliografia
Stanisław Lem, Solaris, Palermo, Sellerio,2014 

lunedì 19 ottobre 2015

The perks of being... in Cumbria: Ambleside

Alzarsi presto per tirare tardi
L'idea era quella di arrivare ad Ambleside il prima possibile, prima che si riempisse di turisti e gli esercizi commerciali fossero in piena attività. Nei Laghi, tuttavia, non è facile arrivare di prima mattina in qualsiasi luogo, soprattutto se si usufruisce del trasporto pubblio.

Io mi sono affidata all'autobus che, alle 7:30 del mattino, era ancora semi-vuoto, come si può vedere dalla foto qui accanto.

Il tempo atmosferico era quello tipico della zona: generalmente nuvoloso e, quel giorno, decisamente piovoso.

Gocce di pioggia su di me
Scendo dall'autobus a Waterhead, uno dei punti dove si possono prendere i traghetti per la navigazione del lago Windermere. Windermere è il più grande lago d'Inghilterra, per quanto le sue dimensioni siano irrisorie, se confrontate con quele dei grandi laghi italiani o diversi di quelli continentali.





Per quanto non sia chiaro dalle immagini qui sopra, stava piovendo a dirotto. Proprio per questo, probabilmente, ero l'unica persona in giro, a parte alcuni irriducibili joggers.

Ambleside Roman Fort
La mia seconda tappa è  un sito archeologico molto... democratico, in un certo senso, visto che è aperto al pascolo di bovini e ovini.

Nel cartello qui a fianco si chiede ai visitatori di mantenere i propri cani al guinzaglio perché potrebbero spaventare o ferire il bestiame. Al contempo, però, si consiglia di lasciare i cani liberi nel caso fossero questi stessi a essere inseguiti dagli animali al pascolo!

Signore e signori, benvenuti ad Ambleside Roman Fort.

I Romani, nel I sec. d.C, arrivarono nell'area del Distretto dei laghi, dove costruirono una serie di forti per mantenere l'ordine, supportare l'attvità amministrativa e proteggere le vie di comunicazione. Resti di una fortificazion romana sono presenti anche ad Ambleside, sulle sponde del lago Windermere e del fiume Rothay.



I resti del forte visibili oggi risalgono al regno dell'imperatore Adriano (117-138 d.C.) Non si hanno certezze sul nome che portava: forse Galava (forte accando a un impetuoso corso d'acqa) o, più probabilmente, stando a studi recenti, Clanoventa (mercato accanto all'acqua cristallina.) Vicino alla struttura sorgeva l'insediamento civile, il vicus, dove risiedevano i familiari dei soldati e si potevano trovare commercianti e artigiani.

Sul sito sorgeva, precedentemente, un'altra fortificazione in legno, risalente al 90 d.C. ca, all'inizio dell'occupazione romana nell'area dei Laghi.

A onor del vero, le parti del sito in cui i resti affiorano in superficie sono recintate, così da impedire l'accesso agli animali (oltre che alle persone.)

Gli scavi archeologici nel sito si sono svolti prevalentemente all'inizio del Novecento. Ci rimangono i resti dell'ingresso principale al forte, la porta Sud, gli horrea (magazzini,) il praetorium l'alloggio del comandante) e i principia (il quartier generale e il centro amministrativo.)

Qui sotto una fotografia che mostra i resti del praetorium:



Una lauta colazione...
La pioggia continua a cadere fitta su Ambleside il centro è deserto perché i turisti hanno saggiamente deciso di prolungare la permanenza sotto le coperte...

La mossa più oculata che posso fare io è quella di rifugiarmi in un café a fare colazione.
 
Vista la quantità delle calorie, non tanto una colazione, bensì un brunch. Nell'immagine qui a fianco: un muffin ai limoni di Sicilia, biscottini al burro e un latte. Da specificare che i bocconcini di shortbread sono più simili a burrini al biscotto che non biscottini al burro; mentre il latte, abbreviazione di caffe latte, è una sorta di latte macchiato con un doppio espresso.

Proprio questa bevanda è al centro delle incomprensioni che si creano tra tanti turisti britannici e baristi italiani, come ho potuto constatare tramite una conoscente inglese. Quest'ultima, in vacanza a Roma, mi ha raccontato di aver ordinato un latte (utilizzando il vocabolo italiano) ed essersi vista servire straight milk, del latte liscio. Si aspettava che i termini italiani fossero stati adottati tali e quali nelle Isole britanniche. L'adozione della lingua italiana nel vocabolario da caffetteria britannico, in realtà, è qualcosa di elastico, in continua evoluzione e che tende ad assecondare abitudini e costumi linguistici dei britannici. Il mini panettone, per esempio, non si chiama panettoncino, termine probabilmente impronunciabile per un madrelinhua inglese, bensì panettino.

Altre 'amenità'
Qualche scatto ad altre attrazioni di Ambleside.


A Bridge House avevo già dedicato un post, qui. Edificio risalente alla prima metà del XVII secolo, inizialmente vi venivano stoccate le mele che, apparentemente, si conservavano a lungo grazie all'ambiente fresco creato dall'acqua del torrente e dal pavimento in pietra all'interno della costruzione. Bridge House, in quattrocento anni, è stata molte cose, nella seconda metà dell'Ottocento è diventata anche una vera e propria abitazione.

Vicino a Bridge House, si trova il Fulling Mill. Risalente alla seconda metà del Seicento, oggi ospita un ristorante. Trattasi del primo mulino costruito ad Ambleside e l'unico che, ora, è rimasto.

Passiamo a qualche singolare esercizio commerciale.

© The Apple Pie
Per la serie: il cibo non può mai mancare, non posso fare a meno di menzionare The Apple Pie, una delle panetterie (ma anche café) più frequentate di Ambleside.

The Apple Pie è rinomata per i suoi buonissimi e sofficissimi Bath buns, dei panini dolci con uvetta e amarene, che qui sotto potete ammirare in tutto il loro splendore... anche se danno più soddisfazioni quando si mangiano che non quando si guardano.

Concludo con una raccomandazione per i signori uomini con senso dell'umorismo e del rischio: per un bel taglio, rivolgetevi a Sweeney Bobs!

 

See you soon cyberspace cowboy.


URL:
Sezione dedicata all'Ambleside Roman Fort sul sito di English Heritage: http://www.english-heritage.org.uk/visit/places/ambleside-roman-fort/
Pagina dedicata a Bridge House sul sito del National Trust: http://www.nationaltrust.org.uk/ambleside-and-windermere/things-to-see-and-do/article-1355790847167/
Post dedicato a Bridge House: http://ludo-ii.blogspot.co.uk/2014/05/the-perks-of-being-in-cumbria-bridge_30.html
Sito del Fulling Mill: http://www.thefullingmill.com/
Sito di The Apple Pie: http://www.applepieambleside.co.uk/
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