martedì 7 gennaio 2014

Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto


Che pastiche, Alexandre!
La donna dal collier di velluto è un racconto fantastico scritto da Dumas nel 1849. La sinossi è tutto un programma. Dumas, in prima persona, ci racconta che l'erudito e scrittore francese Charles Nodier (1780-1844,) sul letto di morte, gli avrebbe narrato una bizzarra storia, con protagonista E. T. A. Hoffmann (1776-1822,) ambientata a Parigi, nell'epoca del terrore. Alexandre Dumas, in un attacco di nostalgia, si decide a mettere per iscritto la vicenda. Ne La donna dal collier di velluto un giovanissimo (siamo nel 1793) Hoffmann si trova a Parigi, dove incontra e perde la testa per la sensuale Arsène, ballerina che indossa sempre un singolare collier di velluto, un ornameto che finirà per nascondere qualcosa di inquietante...
Perché ho letto questo libro? Sostanzialmente per i due personaggi che compaiono nel libro: Charles Nodier ed E. T. A. Hoffmann. Mi ha, poi, incuriosita il ritorno a Hoffmann da parte di Dumas che, nel 1845, aveva riadattato e riscritto un racconto dell'autore prussiano, Schiaccianoci e Re Topo, con titolo La storia dello Schiaccianoci.

Di E. T. A. Hoffmann ho già parlato, qui. Di Charles Nodier ho letto — purtroppo! poco, pochissimo, perché non è così facile reperire le sue opere. In questa sede, in ogni caso, mi importa sottolineare che Nodier introdusse la moda dei racconti alla Hoffmann in Francia.
Racconti in cui il fantastico irrompe nella realtà e stravolge l'ordito del mondo reale, del normale. Perché queste incursioni funzionino si utilizzano, in generale, l'espediente dell'ambientazione esotica — nello spazio o nel tempo — o quello delle atmosfere sognanti.

Ne La donna dal collier di velluto si cerca di slacciarsi da questa tradizione: il fantastico non invade la realtà, sconvolgendola, bensì ne è una parte integrante, «è naturalmente parte di una "realtà" complessa nella quale coesistono dimensioni diverse» (Lanfranco Binni.) Concretamente, però, come realizza tutto questo Dumas? Con un primo capitolo in cui dipinge un Nodier eccentrico, protagonista di una vita in cui il fantastico è ordinario ed è parte integrante della sua esistenza; rifiutando l'ambientazione esotica e trasognata, collocando la vicenda nel recente passato parigino; facendo ricorso, infine, a un altro personaggio storico, E. T. A. Hoffmann.

Il risultato raggiunto da Dumas è molto buono, soprattutto se si pensa che, all'epoca, il paranormal e lo steam punk di oggi non esistevano. Ma quanto realisticamente avrà dipinto Nodier e Hoffmann? Questo, giusto per curiosità, mi piacerebbe saperlo. Se Dumas frequentava abitualmente Nodier, sono pressoché convinta non abbia mai incontrato Hoffmann. Nodier, inoltre, mi dà più l'idea di un super-bibliotecario — era, effettivamente, un bibliotecario — e di uno scrittore pieno di fantasia, propulsore di determinate tendenze romantiche in ambiente parigino, piuttosto che di un uomo che vive in un mondo fantastico, da lui stesso in parte creato.

Leggere le romanzate imprese di Hoffmann e Nodier, comunque, è stato parecchio appagante, soprattutto perché mi ha dato la possibilità di vederli come eroi e protagonisti di un'opera letteraria scritta da qualcun altro anziché da loro stessi... Ha senso? La lettura de La donna dal collier di velluto si è, quindi, rivelata un'esperienza esaltante.

Bibliografia e URL:
Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto, Milano, Garzanti, 2005
La citazione di Lanfranco Binni è presa da: Lanfranco Binni, La donna dal collier di velluto, in Alexandre Dumas, La donna dal collier di velluto, Milano, Garzanti, 2005, p. xxv. 

2 commenti:

Roberta ha detto...

Sì che ha senso! Leggere libri in cui altri scrittori diventano protagonisti ha un fascino innegabile... Mi hai fatto venire in mente Drood di Dan Simmons, lo conosci? Io devo ancora leggerlo ma lo farò sicuramente...

Ludo ha detto...

Conosco Drood e anch'io devo ancora leggerlo. Stavo pensando di farlo dopo la lettura di qualche opera in più di Dickens e Collins. La cosa che mi scoraggia è che dicono che Collins sia un po' denigrato nel romanzo... A me Collins piace, tutto sommato. Non so se mi va di leggere un romanzo in cui viene un po' svalorizzato.

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