martedì 26 novembre 2013

Martyn Waites, The woman in black. The sequel. Angel of death


 
La Hammer ha commissionato il seguito della famosa storia di fantasmi di Susan Hill, The woman in black. Il risultato è la novella di Martyn Waites, Angel of death. E, giusto per non farsi mancare niente, la Hammer ha in produzione anche il film, in uscita nel 2014.

Ora, io ho un debole per le storie di fantasmi, sia che si tratti di manifestazioni spettrali che di fantasmi della mente; mi piacciono le atmosfere sinistre, l'idea di infestazione e apprezzo il fatto che, per la maggior parte, si tratti di racconti brevi che si possono leggere tutti in una volta, quando si ha un po' di tempo da dedicare alla lettura, magari durante un giorno libero.

Ho finito per procurarmi Angel of death esclusivamente perché si trattava del sequel de La donna in nero perché, di per sé, l'ambientazione del libro non mi ispirava e, nonostante i caratteri cubitali, superava le trecento pagine. Ma veniamo alla trama...

Inghilterra, Seconda Guerra Mondiale
Dei bambini, insieme a due insegnanti, Eve Parkins e Jean Hogg, fuggono da Londra e dai bombardamenti verso la più sicura campagna e... Eel Marsh House, dove qualcuno li sta aspettando, una donna, La donna in nero.
Ho esordito descrivendo questo libro come il seguito di The woman in black di Susan Hill, ma pare che sia la continuazione del film tratto da quel racconto. Dico pare perché non ho visto la produzione cinematografica, ma la cosa ha senso, visto che la Hammer ha in mano il franchise de La donna in nero.

Che cosa dire? L'ho trovato piacevole, ma mi sono addentrata nella lettura di Angel of death consapevole che non vi avrei trovato la scrittura particolarmente curata della Hill. Penso che chi abbia letto The woman in black e voglia ora immergersi nel racconto di Waites debba avere la stessa consapevolezza o potrebbe essere vittima di una cocente delusione.
Tanto per incominciare Waites ha una scrittura decisamente più lirica di contro a quella piuttosto impersonale della Hill, poi la struttura dell'intreccio di Angel of death è meno armoniosa e sobria di quanto non fosse quella di The woman in black. Mettere in evidenza le differenze tra i due libri e i due racconti, tuttavia, è controproducente: sono diversi, anche se viene usato il termine sequel e tanto vale esserne perfettamente coscienti per decidere se si vuole o meno legggere The angel of death.
  
Ripeto, a me il racconto è piaciuto, anche se poteva essere un tantino più originale.
 
Questa non è la prima volta che la Hammer collabora con una casa editrice, lo ha fatto per diversi racconti e romanzi dell'orrore e lo ha fatto, lo scorso anno, per la storia di fantasmi The greatcoat, scritta da Helen Dunmore. Sinceramente ho preferito quest'ultimo, ma non mancherò di tenere d'occhio future pubblicazioni della Hammer e di cercare nuove storie di fantasmi.

Bibliografia e URL:
Sito della Hammer: http://www.hammerfilms.com/ 
Sito di Martyn Waites:  http://www.martynwaites.com/index2.php 
Pagina dedicata a Angel of death sul sito della Random House: http://www.randomhouse.co.uk/editions/the-woman-in-black-angel-of-death/9780099588498 
Martyn Waites, The woman in black. The sequel. Angel of death, London, Arrow books in association with Hammer, 2013 
Pagina dedicata al film The woman in black. Angel of death sul sito della Hammer: http://www.hammerfilms.com/productions/film/filmid/376/the-woman-in-black-angel-of-death 

martedì 19 novembre 2013

Stuck with 2 books

Nel senso che mi ci è voluto parecchio tempo per leggerli, questi due libri... 


Jo Baker, Longbourn 
Ho già fatto cenno a questo libro qui. Spesso ci si riferisce a questo romanzo come a un Orgoglio e pregiudizio raccontato dal punto di vista dei domestici, di Sarah, la protagonista, in particolare. Approcciarsi a Longbourn in quest'ottica è decisamente fuorviante. Non è così. La sovracoperta, nell'edizione britannica, specifica: "Pride and prejudice the servants' story". E così è, infatti: la storia dei domestici e, soprattutto, di Sarah. Certo, i domestici in questione gravitano nell'universo di Orgoglio e pregiudizio, si trovano a essere alle dipendenze di Mr Bennet e a servire Lizzie e compagnia, ma chi pensa di rileggere la storia di Jane Austen vista da occhi diversi, si prepari a una bella doccia fredda.

In Longbourn i protagonisti di Pride and prejudice si vedono appena e se ne mettono in luce quei tratti che, nella società di oggi, ci parrebbero un po' stonati, ma che, all'epoca, erano abituali per gli appartenenti alla classe gentilizia. L'autrice si mette, quindi, a sottolineare come Elizabeth Bennet, si fosse dovuta preoccupare di lavare i propri indumenti, non si sarebbe mai sognata di camminare sbarazzina in campi fangosi. In generale, la Baker cerca di mettere in evidenza tutti quegli aspetti un po' più ombrosi di gentiluomini e gentildonne dell'età georgiana che la Austen non si era preoccupata di sottolineare perché dava per scontati e perfettamente consoni, che noi — in fondo, in fondo — ci aspettiamo, ma che preferiremmo non venire attribuiti ai personaggi che abbiamo conosciuto in Orgoglio e pregiudizio.

Preparatevi, quindi, a seguire Sarah nelle sue avventure, Sarah che, a causa di un brutto scherzo del destino, si trova a essere una serva, Sarah con le sue speranze, le sue illusioni. Cosa significava essere un domestico per un accidente di nascita o per un brutto tiro mancino? Preparatevi a scoprire i segreti di Hill e suo marito, a leggere tutto quello che c'è di sporco dietro stoviglie luccicanti e buone maniere.

Longbourn è, tutto sommato, drammatico e piuttosto triste (il capitolo I del volume terzo è stata davvero una mazzata,) per leggerlo ho impiegato molto più tempo di quanto credessi e, in tutta onestà, ho persistito soprattutto per quegli stralci di Orgoglio e pregiudizio che si potevano captare qui e là... In un certo senso, una sconfitta: sarebbe stato meglio concentrarsi di più sulla storia di Sarah, ma era così...   disperatamente triste.



John Crowley, Aegypt
Ah, questo libro... Ho comprato Aegypt dopo aver letto un articolo in cui Lisa Tuttle (Il codice delle fate, La maledizione del ramo d'argento) cita i suoi fantasy alternativi preferiti. Dove alternativi sta per romanzi che non contengano draghi, vampiri e così via. Ora, i libri che ho letto di Lisa Tuttle mi sono piaciuti parecchio, quindi ho deciso di procurarmi alcune delle opere che consigliava su «The Guardian» online.

Aegypt è il primo di una serie di quattro romanzi scritti da John Crowley, in cui viene esplorata estensivamente l'idea che le arti magiche, astrologiche e tutte quelle credenze rinascimentali che sono state sbaragliate dalla scienza o dalle persecuzioni fossero reali e potessero schiudere la porta a un mondo che era stato e di cui non abbiamo più reminiscenza, un mondo in cui le leggi fisiche di oggi non esistevano... ma se le cose erano diverse una volta e, poi, sono cambiate, non possono cambiare di nuovo?

La trama mi intrigava parecchio e, quindi, me lo sono portata in treno per un viaggio dall'Inghilterra alla Scozia. Non l'avessi mai fatto! Sono capitata su un treno pieno di ubriachi che tornavano da una partita del Manchester United, persone che cantavano o tentavano di attaccare bottone con i viaggiatori sobri che si trovavano vicini, anche quando questi non erano interessati. Ecco, non era la situazione ideale per leggere Aegypt, che è piuttosto denso e complesso. Canti, chiacchiere e urla continuavano a farmi perdere la concentrazione e a distrarmi. E, dopo questo funesto principio, non sono praticamente quasi più riuscita a leggere questo romanzo come avrei voluto e come si sarebbe meritato.

La struttura del libro, per altro, non mi ha aiutata: in tutta la prima parte si presentano i personaggi e il protagonista, Pierce Moffet, in particolare; sono raccontate vicende del passato e del presente, come a formare uno strato di humus, in cui, poi, fare crescere rigoglioso il resto; tutto risulta piuttosto criptico ed è difficile intendere quanto sia utile all'economia della storia.

Aegypt è un romanzo in cui si vede come la risposta ai quesiti che riguardano i misteri dell'universo possano influenzare la vita delle persone di tutti i giorni. Si parlerà anche di grandi cose, soprattutto nel prologo e nell'ultima parte del romanzo, ma, per il resto, tutto si svolge intorno all'esistenza di persone comuni, come noi, che per accidente o per scelta intraprendono la loro avventura in Aegypt e nell'universo dalle mille possibilità di Crowley.

Libro ben scritto e — volendo — scorrevole, è molto denso ed ermetico. Mi ha dato del filo da torcere, ma alla fine mi ha fatto venire voglia di prendere in mano gli altri della serie... poi mi sono informata online e ho lasciato perdere. Non sono ancora pronta.  

Bibliografia e URL:
Jo Baker, Longbourn, London, Doubleday, 2013
John Crowley, Aegypt, London, Gollancz, 2013
Pagina dedicata a Aegypt sul sito della Orion Group: http://www.orionbooks.co.uk/books/detail.page?isbn=9780575083141 
Articolo su «The Guardian» in cui Lisa Tuttle parla dei suoi libri fantasy preferiti: http://www.theguardian.com/books/2013/aug/28/lisa-tuttle-top-10-fantasy-novels  

domenica 10 novembre 2013

The perks of being... in Cumbria: notizie di prima mano

Mi trovo in Inghilterra, ma non in una città grande o famosa e nemmeno in una zona particolarmente conosciuta e frequentata dai turisti italiani. Abito in un piccolo centro della Cumbria.


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La Cumbria è occupata, per una buona parte, dal parco nazionale del Distretto dei Laghi, un'area particolare e unica in Inghilterra. Nonostante in Cumbria non ci siano città paragonabili a Londra e nemmeno a Manchester o Newcastle, nonostante a volte ci si possa sentire un po' isolati, vivere in Cumbria ha i suoi vantaggi e può riservare delle piacevoli sorprese.
A ottobre, per esempio, l'essere in Cumbria mi ha dato accesso ad alcune interessanti notizie che non so quanti sappiano al di fuori della contea.

Filming of Jamaica Inn
Avete mai sentito parlare di Jamaica inn? Trattasi di un romanzo di Daphne du Maurier, pubblicato nel 1936, in cui, nella Cornovaglia dell'Ottocento, una giovane donna si trasferisce presso gli zii, al Jamaica Inn, e si trova invischiata, suo malgrado, in tutta una serie di oscuri complotti. Nel 1939 Hitchcock vi trasse una pellicola cinematografica e, ora, è in produzione un film TV che dovrebbe andare in onda nel 2014, probabilmente a Pasqua.


Beh, a prescindere dall'originale ambientazione in Cornovaglia, parte delle esterne sono state girate in Cumbria e, in particolare, a Kirby, che è stato trasformata per una settimana in un set cinematografico, come si legge nell'articolo tratto dal «The Westmorland Gazette» del 24 ottobre 2013 (qui sopra) e anche in un contributo nella versione online del giornale locale, qui.
Tra le comparse... io non ci sono, ma non mancano rappresentanti locali.

Qui sotto, 3 video che ho trovato su YouTube con immagini delle riprese:
http://youtu.be/RbfkiiMEV3U
http://youtu.be/MHeixv66J5k
http://youtu.be/E5L5cINjPPU
(non so che cosa non vada in Blogger, ma non c'è verso di inserire direttamente il video.)

The thirteenth tale in TV


Il 25 ottobre scorso ho partecipato a un incontro con Diane Setterfield allo Waterstone's di Kendal, tra le piccole città più grandi della Cumbria dopo Carlisle. Devo ammettere che, quando nella vetrina della libreria, ho visto publicizzato l'evento mi sono sorpresa: non mi aspettavo che l'autrice venisse a promuovere Bellman & Black proprio a Kendal e, per giunta, nemmeno all'interno di un festival o in un periodo particolarmente ridente per il turismo. Ovviamente la cosa mi ha fatto un gran piacere e ho comprato immediatamente il biglietto.


La serata con Diane Setterfield si è rivelata appagante. Avevo già letto il suo ultimo romanzo e sentirne parlare dall'autrice, in persona, è stato particolarmente interessante: sapere quali sono state le sue fonti di ispirazione più importanti, quale è stato l'approccio alla scrittura. Naturalmente farsi autografare Bellman & Black ha rappresentato la ciliegina sulla torta, non fosse altro perché questo è stato il mio primo vero book signing event.

In ogni caso, quel che qui mi preme comunicare è che è stato praticamente completato il film TV The thirteenth tale (La tredicesima storia,) tratto dall'omonimo romanzo della Setterfield (ne avevo già accennato qui.) L'autrice ha detto che dovrebbe essere trasmesso nel periodo natalizio e che la parte di Vida Winter sarà interpretata da Vanessa Redgrave.

Ammetto di essere particolarmente intrigata da entrambi questi film. Non ho ancora letto Jamaica inn, ma mi piacerebbe farlo prima dell'uscita del film. La tredicesima storia mi incuriosisce: sono tra i lettori che hanno apprezzato il libro, senza, però, gridare al miracolo come hanno fatto altri; in ogni caso la produzione televisiva mi intriga e conto di vederla.
 
Bibliografia e URL:
Un sito dedicato a Daphne Du Maurier: http://www.dumaurier.org/
Allan Tunningley, Market town back to the future as TV crews leave, in «The Westmorland Gazette», 24 Ottobre 2013, p. 14.
Anna Clarke, Kirby Lonsdale transformed into 1820s Cornwall for BBC drama, http://www.thewestmorlandgazette.co.uk/news/10742085.Kirkby_Lonsdale_transformed_into_1820s_Cornwall_for_BBC_drama/, 17 ottobre 2013 [ultima cons. 2013.11.10]
Video con le immagini delle riprese di Jamaica Inn a Kirby Lonsdale:
http://www.youtube.com/watch?v=RbfkiiMEV3U
http://www.youtube.com/watch?v=MHeixv66J5k
http://www.youtube.com/watch?v=E5L5cINjPPU
Diane Setterfield, Bellman & Black, London, Orion Books, 2013
Ho parlato di Bellman & Black qui: http://ludo-ii.blogspot.com/2013/10/diane-setterfiel-bellman-black.html
Avevo già accennato all'adattamento televisivo de La tredicesima storia qui: http://ludo-ii.blogspot.fr/2013/06/fantasmi-in-arrivo.html
Pagina dedicata a Bellman & Black sul sito della casa editrice Orion Books: http://www.orionbooks.co.uk/books/detail.page?isbn=9781409128045
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