mercoledì 25 settembre 2013

The perks of being... in Cumbria: Allan Bank


Allan Bank è una tenuta gestita dal National Trust, che si trova nel villaggio di Grasmere, nel parco nazionale del Lake District. Trattasi di una casa piuttosto ampia circondata da parecchio terreno, dove pascolano pecore, corrono scoiattoli, cervi e altri animali, senza dimenticare la gran quantità di corvi, presenti praticamente negli stessi numeri dei piccioni nelle aree urbane più grandi.

Il nucleo originario della casa fu costruito tra il 1805 e il 1808 da tale John Gregory Crump ed ebbe come primi locatari William Wordsworth e la sua famiglia allargata. I Wordsworth vi rimasero sino al 1811 e vi ospitarono personaggi che lasciarono il proprio sengo nella storia della letteratura inglese, quali Samuel Taylor Coleridge e Thomas De Quincey. Wordsworth amava i terreni attorno alla casa, ma l'abitazione di per sé gli diede parecchi grattacapi: d'inverno, le cappe dei camini non espellevano fumo correttamente, rendendo le camere invivibili, e le cantine erano bagnate.

Nel corso del tempo, fino agli anni più recenti, Allan Bank è sempre stata abitata e i vari proprietari e affittuari vi hanno apportato modifiche e hanno lasciato la loro impronta. L'idea di domesticità è rimasta, anche ora che la proprietà è gestita esclusivamente dal National Trust e aperta ai visitatori: chiunque può entrarvi, anche con i propri cani (purché al guinzaglio), senza preoccuparsi di scarponi infangati, e ha la possibilità di 'vivere' ogni stanza. In questo aiuta il fatto che gli arredi sono tutti di acquisizione recente, che ciò che c'è di originale è soprattutto la struttura in se stessa (anche se non mancano oggetti di antiquariato o di particolare valore.)


Dopo esservi serviti di tè o caffè gratis, potrete esplorare la casa, magari sedervi davanti al fuoco di un camino (ora funzionante) e rilassarvi, oppure ammirare il panorama da una delle ampie finestre.

Caminetto nello studio di Wordsworth

Bovindo nello studio di Wordsworth

Potrete anche sedervi a uno dei tavoli e, magari, provare a cimentarvi nella dattilografia con una vecchia macchina da scrivere.

Se avete dei bambini, questi avranno la possibilità di sfogarsi nella camera dei giochi (anche io vorrei lo scoiattolo rosso di peluche che si intravede su uno dei tavolini qui sopra.)


Se avete voglia di sgranchirvi le dita, al piano inferiore ci sono un bel pianoforte della seconda metà dell'Ottocento e una stanza dove potrete cimentarvi nel disegno e nella pittura. Se, però, la musica e le arti figurative non sono il vostro forte, spostatevi al piano superiore, nella stanza di Hardwicke Rawnsley e potrete provare con il lavoro a maglia.

Come scritto sopra, Allan Bank ha una lunga storia di proprietari e affittuari. Tra questi ci fu anche il canonico Rawnsley (vissuto qui tra il 1917 e il 1920,) co-fondatore del National Trust, insieme a Robert Hunter e Octavia Hill.

Coleridge's bedroom?


Se siete nel Lake District, probabilmente amate la natura, la montagna e, magari, siete pure appassionati di scalate, in tal caso visitate quella che potrebbe essere stata la camera di Coleridge, dove è conservata la biblioteca specializzata Chorley Hopkinson.

Parte della Chorley Hopkinson Library
Si tratta di una collezione di centinaia di volumi, molti rari e antichi, come A relation of a Journey to the glaciers in the Duchy of Savoy di Marc-Théodore Bourrit, qui presente in una seconda edizione in lingua inglese del 1776.


Allan Bank ha subito un tremendo incendio nel 2011, innescato da un problema elettrico nel tetto, in cui i topi avevano roso i fili elettrici. Sul ballatoio del primo piano sono esposti i resti delle porte che hanno evitato la completa distruzione della casa e si possono vedere le fotografie dei danni provocati. Dopo questo disastroso evento, Allan Bank non è più stata affittata ed è stata aperta al pubblico dal National Trust.

URL:
Pagina dedicata ad Allan Bank e Grasmere sul sito del National Trust:  http://www.nationaltrust.org.uk/allan-bank-and-grasmere/
Sito del National Trust:  http://www.nationaltrust.org.uk/

martedì 17 settembre 2013

So many books, so little space, so much weight

Ah, partire con i libri... Quanto può essere difficile se non si dispone di un e-reader o se, semplicemente, si ama la carta.

Sapevo di dovermene andare da settimane e ho trascorso giorni e giorni a pensare a quali libri portarmi dietro, tenendo presente i limiti di peso imposti dalle compagnie aeree e i miei limiti perché i libri occupano spazio e sono pesanti da portarsi appresso.

Inizialmente ero un’inconsapevole piena di belle speranze: avevo selezionato circa una dozzina di libri, tutti voluminosi, alcuni in carta patinata o quasi e cercando di seguire dei criteri tematici, per cui certi romanzi sarebbero stati adatti per il periodo di Halloween e altri per quello natalizio… Che illusa! Con il passare del tempo il numero è iniziato a diminuire e i volumi stessi sono stati cambiati, pescando e ripescando dalla scorta di libri.


Alla fine sono riuscita a incastrare nel bagaglio a mano sei romanzi: Profumo di mandorle amare di Hella S. Haasse, Dragonwyck di Anya Seton, La desinenza in A di Carlo Dossi, La rivincita di Gemma di Libba Bray, The mistaken wife (La moglie francese) di Rose Melikan e Camilla di Frances Burney.


Profumo di mandorle amare l’avevo scelto apposta per il viaggio ed è stato divorato durante gli spostamenti. Romanzo storico ambientato all’inizio del V secolo in una Roma che, ormai, ha poco a che vedere con quella tra i secoli I a. C. e I d. C. Volumetto corto, narrato a più voci, molto introspettivo (l’azione è più ricordata dai personaggi che non direttamente vissuta.)


Il giorno dopo aver toccato il suolo straniero sono entrata in una libreria e non ho potuto fare a meno di comprare un romanzo di cui avevo letto sul blog L’angolo di Jane: Longbourn di Jo Baker. Non credevo l’avrei letto: tempo fa avevo anche espresso i miei dubbi in un commento al post dedicato al romanzo da bluewillow. Ora, invece, è rigorosamente in lettura. Non si tratta esattamente di Orgoglio e pregiudizio visto dal punto di vista dei domestici, ma proprio della storia della servitù nei tempi narrativi in cui si svolge il romanzo di Jane Austen. Per ora l’opera della Baker riesce a stuzzicare la mia curiosità, ma probabilmente se non fosse legato all’universo di Orgoglio e pregiudizio non avrei davvero mai considerato di leggerlo.

«If Elizabeth Bennet had the washing of her own petticoats, Sarah thought, she would be more careful not to tramp through muddy fields.» (dalla quarta di copertina dell’ed. Doubleday 2013.)

URL:
Post dedicato al romanzo Longbourn sul blog di bluewillow: http://blog.libero.it/angolodijane/commenti.php?msgid=11905613&id=43736#comments 

lunedì 9 settembre 2013

Uno, nessuno e centomila... Sanditon

Sanditon è una delle opere incomplete di Jane Austen a cui l'autrice lavorò, stando alle annotazioni sul manoscritto, tra il gennaio e il marzo del 1817, prima di morire nel luglio dello stesso anno. La Austen scrisse solo i primi undici capitoli: i due esemplari più antichi che ci rimangono sono quello di mano della stessa scrittrice e una copia fatta dalla sorella Cassandra, conservati rispettivamente al King's College di Cambridge (visibile qui) e al Jane Austen's House Museum a Chawton.

Frammento della prima pagina del manoscritto di Cambridge di Sanditon

Il frammento di Sanditon ci presenta l'eroina, Charlotte, che si trova a trascorrere alcune settimane nella località marina di Sanditon, ospite della famiglia Parker, il cui capofamiglia, Robert, è votato al lancio della cittadina come luogo di villeggiatura alla moda. Verso la fine del frammento compare quello che doveva essere l'eroe, Sidney Parker, fratello di Robert. Jane Austen descrive con pungente umorismo le idiosincrasie da ipocondriaci dei Parker (quando lei, all'epoca, era gravemente malata) e tratteggia con ironia i progetti turistici temerari degli ambiziosi Mr Parker e della signorotta del luogo, Lady Denham.

Anna Austen Lefroy, nipote della Austen, scrisse una continuazione di Sanditon in un manoscritto venduto, poi, all'asta da Sotheby's nel 1977, insieme ad altre pagine, sempre della Lefroy, contenenti informazioni sull'intreccio e la composizione di Sanditon, il cui frammento originale era stato lasciato nelle sue mani. Queste pagine furono pubblicate nel 1983 (per la prima e unica volta, per quanto ne so.)

In un certo senso, quindi, i progetti di continuazioni di opere letterarie di autori particolarmente amati hanno una storia più lunga di quella immediatamente recente, in cui continuazioni, reinterpretazioni e riscritture sembrano spuntare come funghi.



Il mio primo incontro con Sanditon avvenne diversi anni fa grazie a un'antologia di scritti della Austen risalente alla fine degli anni Ottanta e trovata in una biblioteca. Rimasi davvero colpita da questo incompleto e, quindi, quando di recente la Newton lo ripubblicò, corsi a comprarlo.

Negli ultimi anni è riscoppiato il fenomeno Jane Austen e adattamenti e riadattamenti delle sue opere più celebri sono andati moltipilicandosi. Da questa fervente attività non sono stati del tutto travolti i lavori incompleti e giovanili dell'autrice. Qualcosa, però, si trova.



Per quanto riguarda Sanditon, dopo quella di Anna Lefroy, la continuazione più datata dovrebbe essere quella del 1975 di Marie Dobbs, riedita nel 1998 dalla Simon & Schuster, dove il nome della scrittrice non compare sul frontespizio, in cui come continuatrice è indicata un'anonima "Another Lady".
L'ho letto di recente e mi è piaciuto, nonostante la Dobbs non sia la Austen e si capisce quasi subito: la scrittura di Jane Austen è decisamente più complessa e pregnante, sempre mantenendo la prosa estremamente scorrevole, mentre la Dobbs scrive in modo più lineare ed è da questa sua 'semplicità' che deriva la prosa sciolta della sua opera. Marie Dobbs, inoltre, talvolta si fa prendere fin troppo la mano, si lascia andare a delle piccole esagerazioni, soprattutto alla fine, dove ricorda quasi Georgette Heyer (per temi, non per stile.) Il punto è che la Heyer non ha continuato una storia di Jane Austen, mentre la Dobbs ha voluto completare Sanditon. Marie Dobbs fa pure delle scelte interessanti, facendo provenire Sidney Parker — bello, brillante e geniale manipolatore e creatore di situazioni — da Londra e facendo intendere che la vita insieme dei due protagonisti si sarebbe, poi, svolta nella capitale, deviando da quelle che erano state le scelte della Austen nei suoi precedenti lavori. Probabilmente l'autrice ha voluto così sviluppare quel senso di profondo cambiamento sociale che Jane Austen ha reso mostrando sì le bizzarrie di alcuni rappresentanti della classe gentilizia di Sanditon, ma anche l'arretratezza di chi legava le proprie fortune esclusivamente al possesso terriero.

Mi sono sorpresa a scoprire — e i diritti d'autore? — che è accessibile gratuitamente un'edizione digitale dell'opera della Dobbs, qui (anche se il testo non è impaginato secondo le normali norme editoriali, ma è un unico flusso di parole a imitazione, e nel segno della continuità, della versione originale, e ancora in lavorazione, di Jane Austen.)

   
Di più recente pubblicazione è un completamento di Sanditon di mano di Juliette Shapiro, che non ho mai letto e di cui non ho sentito parlare nei termini più lusinghieri. Non ho i mezzi per dare un'opinione sul romanzo della Shapiro né per confrontarlo con quello della Dobbs, ma ci tengo a sottolineare che si tratta di due libri diversi!

Si è conclusa da poche settimane, infine, la web series ispirata a Sanditon Welcome to Sanditon e nata da una costola de The Lizzie Bennet Diaries. Nella produzione su YouTube Gigi Darcy (sorella di Fitzwilliam) si ritrova a Sanditon per testare la meta-piattaforma Domino e si ritrova intricata nelle vicende di una comunità divisa tra coloro che la vogliono fare diventare una località turistica modaiola, come il sindaco Tom Parker, e chi vuole che rimanga quella di sempre, come la gelataia Clara Breton (la Clara Brereton, ospite di Lady Denham, nel frammento austeniano.) La particolarità di questa serie web è che alla sua realizzazione potevano contribuire anche gli spettatori, fingendosi abitanti di Sanditon e inviando i propri video che, poi, venivano selezionati e inseriti nel programma. Personalmente non è riuscita a conquistarmi come avevano fatto le video-cronache di Lizzie Bennet, ma è questione di gusti. Qui sotto la prima puntata:


Bibliografia e URL:
Un'edizione di Sanditon e altri scritti di Jane Austen è accessibile attraverso la piattaforma Internet Archive: http://archive.org/details/Sanditon_and_other_miscellanea
Jane Austen, Lady Susan. I Watson. Sanditon, Roma, Newton, 2011 
Pagina dedicata a Jane Austen su Project Gutenberg: http://www.gutenberg.org/ebooks/author/68
Pagina dedicata al frammento di Cambridge di Sanditon sul sito Jane Austen's Fiction Manuscripts, da cui si può accedere alle riproduzioni dei manoscritti di Jane Austen: http://www.janeausten.ac.uk/edition/ms/SanditonHeadNote.html
Immagini del frammento di Cambridge di Sanditon: http://www.janeausten.ac.uk/manuscripts/sanditon/b1-1.html 
Jane Austen and Another Lady, Sanditon. Jane Austen's last completed novel, New York, Simon & Schuster, 1998 (nota: il titolo sul frontespizio differisce da quello sulla copertina: Sanditon. Jane Austen's last novel completed)
L'opera di Marie Dobbs è accessibile attraverso la piattaforma Internet Archive: http://archive.org/details/Sanditon 
Link della prima puntata di Welcome to Sanditon su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=Jaf3F_jacIs 
 

domenica 1 settembre 2013

Racconti: Hoffmann e Tarchetti

Dopo aver letto C'era una volta di Luigi Capuana, ha incominciato a girarmi per la testa l'idea di pescare nella letteratura scapigliata e verista, che coesistettero nel panorama letterario postunitario. Ho, così, attinto alla mia scorta di libri e scelto Storia di una gamba e altri racconti fantastici di Iginio Ugo Tarchetti. Avevo sempre rimandato la lettura dei racconti fantastici del Tarchetti perché non avevo mai letto quelli di Hoffmann (fatta eccezione per Lo schiaccianoci,) che influenzarono la produzione dell'autore italiano. E così...

E. T. A. Hoffmann, The golden pot and other tales


La raccolta comprende, appunto, Il vaso d'oro, L'uomo della sabbia, La principessa Brambilla, Mastro Pulce e La finestra del cugino. I racconti sono presentati seguendo l'ordine cronologico della scrittura che, secondo il curatore dell'opera, Ritchie Robertson, rende bene l'idea di come la trattazione del fantastico e di alcuni topoi del romanticisimo vadano incontro a dei cambiamenti, nel tempo, nella poetica dell'autore tedesco.

Secondo me, L'uomo della sabbia è soprattutto un racconto dell'orrore in cui la presenza dell'elemento fantastico resta a discrezione del lettore, che tende a rimanere nel dubbio, nonostante un paio di indizi lo facciano propendere per la presenza di qualcosa... di magico, fantastico o ultraterreno che sia. La finestra del cugino è praticamente un racconto realista in cui, tuttavia, viene celebrata l'immaginazione di un poeta (il cugino del titolo) che, incapace di mettere su carta le proprie idee, ha però sviluppato l'arte del guardare la gente dalla propria finestra e del tessere le storie delle persone che osserva nel modo più plausibile possibile. Il vaso d'oro è una favola in cui i personaggi di un mondo fantastico si vengono a trovare nel nostro mondo, dove stravolgono la vita del protagonista Anselmus, che si innamora di uno di loro e dovrà affrontare una serie di prove per coronare il proprio amore. La principessa Brambilla è ambientato in Italia e sfrutta la tradizione della commedia dell'arte creando un mondo in cui la realtà è quella del teatro e dove i protagonisti finiscono per sdoppiarsi e diventare i personaggi che interpretano. In Mastro Pulce un gentiluomo con comportamenti ancora da bambino a seguito di uno shock subito finirà per crescere a causa di tutta una serie di fantastiche avventure che, alla fine, lo porteranno proprio ad abbandonare la fantasia a vantaggio di una serenità terrena e raggiungibile.

ll racconto che mi è piaciuto maggiormente è L'uomo della sabbia: è sinistro, dà i brividi, è gotico e lascia nel dubbio il lettore per merito della curatissima scrittura di Hoffmann. Il protagonista è il giovane Nathanael, poetico e romantico, che finirà per innamorarsi della bella ed enigmatica Olympia...


L'uomo della sabbia entrò a far parte dell'opera di Jacques Offenbach I racconti di Hoffmann e ispirò anche il personaggio principale del balletto Coppelia, coreografato da Arthur Saint-Léon su musiche di Leo Delibes.
Il vaso d'oro mi ha confusa e scombussolata: se il protagonista, per guadagnarsi il proprio lieto fine, deve credere incondizionatamente nella realtà soprannaturale e nell'essere soprannaturale di cui si innamora, io mi sono trovata a sperare che scegliesse la familiare realtà terrena insieme alla donna molto umana che lo amava... Sarà che, pure amando la letteratura romantica, sono poco ottocentescamente romantica?
La principessa Brambilla è una storia lunga e intricata, dove la trama è pilotata da un gran maestro di tutti gli inganni, tale Celionati che, con l'aiuto del soprannaturale, dirige il protagonista principale, Giglio Fava, in una commedia degli equivoci e dello sdoppiamento per fargli comprendere quanto maggiore sia il valore di una quotidiana realtà domestica rispetto a delle bizzarre fantasie.
La solida realtà è ciò a cui approda anche Peregrinus Tyss in Mastro Pulce dopo aver trascorso una vita in fuga da se stesso e dal mondo.
Mi devo, infine, inchinare davanti a Hoffmann per essere riuscito a rendere particolarmente interessante, ironico e malinconico un lungo dialogo tra due cugini che guardano la piazza del mercato di Berlino da una finestra in La finestra del cugino.

Come scrive Robertson nella sua introduzione, in effetti, la percezione di alcuni ideali romantici cambia in Hoffmann di racconto in racconto. A una fase in cui il fantastico e l'amore, che diventa sogno da tanto è sconnesso dalla realtà, sono esaltati si passa a un bisogno di trovare il bello e l'amore nella mondanità, che significa anche essere capaci di inserirli e farli funzionare in un'esistenza concreta e complessa, che non è una fantasia costruita da un poeta.

Iginio Ugo Tarchetti, Storia di una gamba e altri racconti fantastici

       
Il volume comprende Storia di una gamba, Le leggende del castello nero, Uno spirito in un lampone, Un osso di morto.
Le influenze di Tarchetti, secondo l'introduzione di Pierangela Fiorani, vanno al di là di Hoffmann e comprendono, tra gli altri, anche Nerval e Gautier... ahimé, il primo non l'ho mai letto e di Gautier lessi solo Il romanzo della mummia e non i più pertinenti racconti fantastici. Pazienza, recupererò a posteriori.

Tarchetti si dedicò alla scrittura dopo aver abbandonato la vita militare e essersi stabilito a Milano, tra il 1865 e il 1869, prima di morire stroncato da tisi e tifo non ancora trentenne. Fu uno scapigliato fino a un certo punto (come lo furono tutti gli scapigliati, in un certo senso): intriso di cultura romantica, viveva in un mondo in cui il romanticismo non rispondeva più alle esigenze della società e in un'Italia che non aveva assunto affatto i tratti che si erano augurati gli eroi del Risorgimento; di qui la sua opera di carattere stilisticamente tardo-romantico in cui largo spazio è dedicato alle ossessioni per la malattia, la morte, l'orrido (o al feroce antimilitarismo nel caso di Una nobile follia.)

Storia di una gamba non è un racconto fantastico, ma è una storia piuttosto macabra che narra la triste vicenda dell'ipocondriaco Eugenio a cui venne amputata una gamba in battaglia e da quell'arto non si è più voluto separare. Lo custodisce a casa propria e se ne sente morbosamente attratto, il che compromette inevitabilmente tutta la sua esistenza, comprese le relazioni con gli altri, in cui si cela spesso qualcosa di malsano... Storia di una gamba è un racconto piuttosto celebre anche per la critica che viene fatta a I promessi sposi. Le parole mosse contro l'opera del Manzoni sarebbero, per la precisione, quelle del narratore, ma tutti ci vedono direttamente quelle del Tarchetti. Molti scapigliati criticarono aspramente Alessandro Manzoni, per Tarchetti I promessi sposi è un romanzo semplicemente non plausibile, non lo capisce. Di Renzo e Lucia dice: «[...] quei due amanti sì freddi e pure sì veri, sì veri e pure sì poco verosimili in quella classe povera e dimenticata del popolo. Poiché fra quella gente si pensa di rado a far all'amore, non se ne ha né l'inclinazione né il tempo.» Del romanzo e del suo autore, in generale: «A quel romanzo che lessi tante volte, e tante volte ributtai là tra i miei libri inutili dicendo del suo autore: "È buono, è dotto, è nobile ma non ha anima".» Il punto è che per Tarchetti la povera gente di campagna non ha tempo di farsi travolgere dall'amore, una malattia che avvelena il sangue, e l'umanità e mondanità di Manzoni non hanno anima.

Le successive tre storie sono decisamente brevi e darne una sinossi è controproducente e fin troppo rivelatore. Le leggende del castello nero è una sorta di racconto gotico in cui il sogno gioca una parte importante; Uno spirito in un lampone mi ha fatta... arrossire, quasi; in Un osso di morto la dimensione onirica gioca ancora una parte importante e il racconto è molto ironico.

Nella raccolta, Storia di una gamba rimane un racconto un po' a se stante, mentre nei successivi si vedono fantastico e realtà mischiarsi producendo effetti drammatici (Le leggende del castello nero) o particolarmente buffi (Uno spirito in un lampone e Un osso di morto.) Le leggende del castello nero ha un finale quasi a libera interpretazione, decida il lettore quanto deve credere che l'elemento fantastico abbia inciso sulla realtà; in Uno spirito in un lampone  e Un osso di morto Tarchetti fa sì vivere delle bizzarre avventure ai suoi protagonisti, ma poi regala di nuovo loro il sollievo della realtà quotidiana.

Curiosità
Le curiosità su Hoffmann e Tarchetti si sprecano perché il primo fu un personaggio poliedrico (compositore, direttore d'orchestra, giudice, scrittore) e sul secondo si svilupparono anche delle leggende a causa della morte in giovane età (sembrava se ne andasse in giro, talvolta, con un topolino bianco sulla spalla.) Sarò, quindi, breve e dirò solo che Hoffmann nacque come Ernst Theodor Wilhelm, ma sostituì Amadeus a Wilhelm perché grande amante di Mozart; Tarchetti, dal canto suo, aggiunse Ugo al proprio nome perché estimatore di Foscolo.   

Bibliografia e URL:
Link al mio post su C'era una volta di Capuana: http://www.ludo-ii.blogspot.de/2013/07/luigi-capuana-cera-una-volta.html 
Iginio Ugo Tarchetti, Storia di una gamba e altri racconti fantastici, Milano, La Spiga, 1995
Pagina dedicata a Iginio Ugo Tarchetti su Liber Liber in cui si può trovare anche una versione elettronica di Storia di una gamba e altri racconti fantastici (ed. La Spiga), ma senza Nota biografica e Introduzione: http://www.liberliber.it/libri/t/tarchetti/index.php
E. T. A. Hoffmann, The golden pot and other tales, Oxford, Oxford University Press, 2008
Video tratto dall'opera I racconti di Hoffmann: http://www.youtube.com/watch?v=GSeQYRxTr4E 
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