giovedì 22 agosto 2013

Castel Seprio


Nel Varesotto, non proprio sulle strade più battute, lontano da Malpensa, si trovano i comuni di Castelseprio e Gornate Olona, sui quali si estende il parco archeologico di Castel Seprio, inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco nella rete I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774). Sorvolando sul fatto che non si è sicuri se i Longobardi, in Italia, siano arrivati nel 568 o nel 569, è senza dubbio rilevante che, ad oggi, sono le ultime genti che ci invasero e si stabilirono — in massa e permanentemente — su una parte tutto sommato consistente della penisola, che finirono per governare. Successivamente lo straniero, rimase tale, estero, pure inviando amministratori e altre personalità in Italia.

Quello che in fonti del VII secolo d. C. era chiamato Castrum Sibrium ha una storia molto lunga, che raggiunse il suo apice tra il 400 e l'800 d. C. e fu un centro di potere importante in età longobarda, particolarmente vicino all'autorità regia. Nella seconda metà del secolo scorso i resti di Castel Seprio, che costituivano una delle più importanti fortificazioni a guardia delle Alpi, sono stati riscoperti e si offrono agli occhi dei visitatori disposti a non seguire i soliti itinerari turistici.

Al castrum, in altura, a Castelseprio, e al monastero di Torba, più a valle, a Gornate Olona, si accede ancora separatamente, nonostante fossero compresi all'interno della stessa cerchia muraria, e, pure appartenendo allo stesso sito archeologico, sono gestiti rispettivamente dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Fondo Ambiente Italiano (FAI.)
Resti dei piloni del ponte levatoio
Da dove incominciare? Io ho iniziato da Castelseprio, l'area più ampia, e devo dire che fa un certo effetto accedervi dalle basi dei piloni del ponte levatorio e poi fare il giro delle mura, la cui parte inferiore è ancora ben visibile. Inizialmente i muri di difesa correvano per circa 900 metri attorno al sito, attualmente ne sono stati riportati alla luce circa un terzo. Girando attorno alle mura, i più attenti non mancheranno di notare, tra le pietre borlanti, spuntare anche del tufo e materiali di reimpiego dell'epoca romana e di individuare ciò che rimane di alcuni torrioni.

Tratto di mura
Percorse le mura, l'ingresso più immediato al castrum è quello da sud-est. Sulla destra si trova il cosiddetto conventino di San Giovanni (Antiquarium,) un edificio del XIII secolo, ora adibito a ospitare i ritrovamenti archeologici fatti nell'area o collegabili alla sua storia (non sono tutti originali.) Questa sorta di piccolo museo non è sempre accessibile: è consigliabile controllare gli orari d'apertura sulla pagina della Soprintendenza (vedi sotto) o telefonare (0331820438.)

 La zona all'interno delle mura è stata soggetta a scavi e saggi di scavo che hanno confermato la presenza di numerose strutture di abitazione, di servizio, di difesa e di culto. Attualmente solo una parte di questi resti sono in superficie e sottoterra si nasconde ancora molto.
Ciò che rimane dell'abside di San Giovanni
Tra i complessi più interessanti c'è quello basilicale di San Giovanni, dotato di torre campanara, battistero e cisterna per la raccolta dell'acqua. La chiesa, dedicata a san Giovanni evangelista, risale al VI/VII secolo d. C.; il battistero, dedicato a san Giovanni Battista, risale al V/VI secolo d. C. ed è a forma ottagonale, piuttosto rara nei battisteri paleocristiani. Una delle caratteristiche più interessanti del battistero è che sono presenti due vasche, il fonte centrale e uno circolare a lato, collegate tra loro. Ciò rappresenta un mistero ancora irrisolto e su cui si sono avanzate due ipotesi: la prima è che la vasca circolare laterale fosse destinata al rito per infusione (con i bambini, per esempio) e quella ottagonale centrale al rito di immersione (per adulti;) la seconda ipotesi è che nella vasca laterale si conservasse l'acqua che, poi, serviva per amministrare il battesimo nella vasca centrale, versando il liquido dall'altro.

Battistero di San Giovanni

San Giovanni dall'esterno

Come accennato sopra nel castro si trovano anche delle abitazioni, molte delle quali hanno perimetro a muretto sopra il quale si innalzava una struttura lignea (quest'ultima, naturalmente, non più presente.) Come per le mura, anche nelle costruzioni abitative non mancano materiali di reimpiego, come in quella qui sotto, con soglia costituita da grande blocco di marmo lavorato, recuperato da una struttura più antica.


Le mura racchiudono altri edifici interessanti ed evocativi, come la particolare chiesa, a pianta esagonale e originariamente su due piani, di San Paolo, i resti di alcune torri e altre abitazioni, tra cui la casa dei canonici, una costruzione rettangonale a tre vani contigui, che ospitò i canonici che si occuparono dell'amministrazione degli edifici religiosi a partire dalla fine del XIII secolo.

Santa Maria foris portas

Nel borgo, al di fuori delle fortificazioni, si trova la chiesa di Santa Maria foris portas, originariamente d'epoca tardo romana, ma che subì continue modifiche fino a quasi tutto il rinascimento. Nella storia di Castel Seprio ha avuto un'importanza fondamentale: è stato grazie agli affreschi riscoperti al suo interno, la cui datazione oscilla tra VI-VII e VIII-IX secolo d. C., che si è deciso di compiere gli scavi che hanno riportato alla luce il sito. Purtroppo non è possibile fare delle fotografie internamente, ma i meravigliosi affreschi, realizzati con tutta probabilità da un maestro bizantino e tratti dai vangeli apocrifi dello pseudo-Matteo e del proto-Giovanni, si possono vedere qui (il mio preferito è l'etimasia, il trono vuoto, con sopra mantello, corona e croce, su cui siederà Cristo il giorno del Giudizio.)

Per vedere qualcosa di più di Castel Seprio, il video qui sotto:


Lasciato Castelseprio, ci si dirige a Gornate Olona per visitare il monastero di Torba, con la chiesa di Santa Maria di Torba e la torre di Torba.

Santa Maria di Torba

Torre di Torba
La chiesa che vediamo è una ricostruzione del XII-XIII sec. di un precedente luogo di culto, risalente al VII-VIII sec. Un grande fascino riveste la torre di Torba, del V-VI secolo, ancora integra e originariamente facente parte di quella cinta muraria che circondava anche il castro in altura, in Castelseprio. Nell'VIII secolo vi si insediò una comunità di benedettine che fece costruire il monastero. Quando, alla fine del XV secolo, le monache si trasferirono a Tradate (VA,) il complesso di Torba cadde in rovina, diventando deposito di attrezzi agricoli e fienile, fino a che, nel 1977, non iniziò il lento recupero da parte del FAI. Ora, nella torre, sono ben visibili anche gli antichi affreschi dell'VIII secolo, tra cui Gesù circondato da altre figure (Vergine e apostoli, con tutta probabilità) e, il mio preferito, una processione di otto monache salmodianti.

Castel Seprio costituisce una splendida gita fuori porta per chi è appassionato di storia medioevale (anche se nella storia le periodizzazioni sono solo delle comode etichette) e sicuramente uno dei luoghi irrinunciabili per chi è interessato ai Longobardi e a quello che hanno rappresentato per la nostra penisola.     

Bibliografia e URL:
Sito del parco archeologico di Castel Seprio: http://www.castelseprio.net/
Pagina edicata al parco archeologico di Castel Seprio sul sito della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia: http://www.archeologica.lombardia.beniculturali.it/Page/t03/view_html?idp=144
Pagina dedicata al complesso di Torba sul sito del FAI: http://www.fondoambiente.it/beni/Index.aspx?q=monastero-di-torba-
Pagina dedicata agli affreschi di Santa Maia foris portas: http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/il-borgo/gli-affreschi
Video dedicato a Castel Seprio: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=2nPpjeXeK_8
Pagina dedicata agli affreschi della torre di Torba: http://archeologiamedievale.unisi.it/castelseprio/larea-archeologica/torba/gli-affreschi
Paola Anna Marina De Marchi, Nel castello di Desiderio, in «Medioevo. Un passato da riscoprire», 165 (2010), Milano, My Way Media, pp. 102-113.  

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