sabato 20 aprile 2013

Vikings! The untold story


Vikings! The untold story, Edimburgo, National Museum of Scotland, 18 gennaio-12 maggio 2013


Vichingo a chi?

Chi si reca a Edimburgo, finisce per visitare il National Museum of Scotland. In questo periodo si può approfittare della spedizione in Chambers Street per scoprire qualcosa di più su quelli che sono passati alla storia e al mito come i vichinghi.
                                                   
Chi erano davvero i vichinghi? È a questa domanda che cerca di rispondere la mostra attualmente in corso al museo nazionale.

Nell’immaginario collettivo i vichinghi sono, soprattutto, dei navigatori/pirati originari della Scandinavia, con lunghe barbe ed elmetti dotati di corna, che attraversano i mari alla ricerca di nuove terre da razziare. Quanto c’è di vero in tutto questo?

«Vichingo», «Era dei vichinghi» sono espressioni convenzionali nelle aree del nord Europa, ma i concetti dietro a queste sono nebulosi, i significati elastici. Etimologicamente, «vichingo» era chi partiva per un «viking», un viaggio a fini commerciali o di saccheggio, e la maggioranza degli scandinavi non erano vichinghi. Dal XIX secolo, per età vichinga si intende quel periodo che va dall’attacco dei norreni al monastero di Lindisfarne, nel nord-est dell’Inghilterra, nel 793, alla battaglia di Stamford Bridge, Yorkshire, nel 1066. Esistono, tuttavia, evidenze archeologiche che provano contatti anteriori alla fine dell’VIII secolo e, il fatto che i norreni siano stati sconfitti dagli anglo-sassoni nel 1066, non significa che la loro presenza si estinse nelle isole britanniche o che il loro contributo alla formazione dell’identità culturale di quei luoghi venisse cancellato.

Presenze vichinghe non si registrano solo in Gran Bretagna (e Irlanda), ma anche nell’Europa continentale. Tra la metà dell’VIII e la fine dell’XI secolo, molti scandinavi lasciarono le terre d’origine alla ricerca di mercati fiorenti, per motivi di saccheggio e anche per insediarsi stabilmente nelle attuali Russia e Francia, nella Penisola Iberica e nel Mediterraneo. Se è vero che alcuni migranti incontrarono delle resistenze a livello locale, altri andarono incontro a un processo di fusione con gli indigeni.

Più di 500 artefatti (non tutti originali), provenienti dal Museo di storia svedese, ci guidano attraverso la mitologia, la religione, la vita domestica, le attività di navigazione, commercio e artigianato dei cosiddetti vichinghi, gettando nuova luce sulla loro identità e su che tipo di vita conducessero. La mostra è arricchita da schermi interattivi che coinvolgono direttamente i visitatori e il sito dedicato è ricco di informazioni, contenuti aggiuntivi (tra cui una ricetta per la preparazione del pane vichingo) e fornisce accesso alla Vikings! Training School, allestita – idealmente – per i più piccoli, in cui ci si può mettere alla prova come guerrieri, artigiani ed esploratori.

Si può accedere all’esposizione dalle 10 alle 17, tutti i giorni della settimana; il prezzo del biglietto è variabile. La mostra è piuttosto ampia e la visita potrebbe richiedere un certo tempo agli appassionati, ai quali sconsiglio di non fare il mio stesso errore e presentarsi dopo le 15. All’ingresso/uscita è stato allestito un piccolo negozio in cui è possibile acquistare il catalogo, libri di approfondimento e gadgetteria varia. Io vi ho trovato anche il volumento The Vikings. A very short introduction di Julian D. Richards, che fornisce, tra l’altro, qualche spunto di riflessione sulla presunta ‘scoperta’ dell’America da parte dei vichinghi.

Bibliografia:
Gunnar Andersson, Vikings!, NMS Enterprises Ltd., 2013
Julian D. Richards, The Vikings. A very short introduction, Oxford, Oxford University Press, 2005 

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