giovedì 25 aprile 2013

Scottish National Gallery e immagini da copertina

Nel centro di Edimburgo, su The Mound, che divide i West Princes Street Gardens dagli East Princes Street Gardes, si trova la Scottish National Gallery.

Nella galleria sono esposte le opere, facenti parte della collezione nazionale, che vanno dal periodo rinascimentale alla fine dell'Ottocento. Attualmente sono in corso dei lavori di ristrutturazione in alcune sale, ma la gran parte della collezione permanente è sempre visibile e comprende lavori di Botticelli, Moroni, Canova, Rembrandt, Gaugain, Degas... L'entrata è gratuita e vi si può accedere dalle 10 alle 17 (fino alle 18 nel mese di agosto.) In questo periodo vi si può ammirare anche Il bacio di Auguste Rodin, in prestito dalla Tate Britain sino al 2 febbraio 2014.


Un aspetto curioso della Scottish National Gallery e che, forse, non tutti notano è che molte delle opere in essa conservate sono diventate immagini da copertina dei libri più vari.

Uno dei quadri più celebri del museo, il ritratto di Lady Agnew of Lochnaw (1892) di John Singer Sargent, è una delle immagini da copertina più utilizzate. La Penguin lo ha scelto per The Princess Casamassima di Henry James; in Italia, invece, compare sulle copertine di Una moglie affidabile di Robert Goolrick (Frassinelli), Il mulino sulla Floss di George Eliot (Mondadori) e La donna in bianco di Wilkie Collins (Fazi.) Questo quanto ho trovato io, ma là fuori c'è sicuramente dell'altro. Blue Willow, del blog L'angolo di Jane, ha trovato, per esempio, una copertina con Lady Agnew, che a me era sfuggita, qui.



Altro ritratto, altre copertine. Il ritratto di giovane (1809,) di cui si sa solo parzialmente il nome, M. Camille, dell'artista François-Xavier Fabre è stato usato e, in taluni casi, 'bistrattato' dalle case editrici per immortalarlo sulle copertine dei propri romanzi. In versione originale, compare nell'edizione Wordswroth Classics di The Count of Monte Cristo di Alexandre Dumas; ha ricevuto, invece, un completo restyling per la copertina di Mr Darcy, Vampyre di Amanda Grange (Sourcebooks, ma anche ed. ita. Destino.)


Ancora un ritratto, un altro quadro che deve aver colpito le case editrici: The Honourable Mrs Graham (1775-1777) di Thomas Gainsborough. Lo si trova sulla copertina dell'edizione critica di Evelina di Frances Burney (Norton) e su quella del Regency romance The scandal of Lady Elanor di Regina Jeffers (Ulysses Press.)


La sala in cui si trova il lavoro di Gainsborough ospita anche The Ladies Waldergrave (1780) di Sir Joshua Reynolds, che è stato utilizzato per un'altra edizione di Evelina, una della Penguin, dove l'immagine è ribaltata rispetto all'originale.


Concludo con il pittore scozzese Sir Henry Raeburn, di cui l'opera Reverend Robert Walker Skating on Duddingston Loch (ca 1795) è attualmente una delle più utilizzate a scopi promozionali dal complesso delle National Galleries of Scotland. Ai fini di questo post, però, interessa il ritratto Mrs Robert Scott Moncrieff (ca 1814,) che è diventato un'immagine da copertina piuttosto inflazionata. È stato utilizzato per due continuazioni di Orgoglio e pregiudizio: Intrigo a Highbury di Carrie Bebris (Tea) e Pemberley Shades di Dorothea A. Bonavia-Hunt (Sourcebooks.) Rimanendo in tema austeniano, il ritratto compare anche sull'edizione annotata di Persuasion (Belknap Press of Harvard University Press.)



Oltre a quello che ho scovato io, è probabile che la Scottish National Gallery abbia fornito delle fonti di ispirazione per altri libri e altre copertine.

URL:
Il bacio di Auguste Rodin esposto alla Scottish National Gallery: http://www.nationalgalleries.org/visit/gallery/exhibitions/rodins-the-kiss
Blog  L'angolo di Jane: http://blog.libero.it/angolodijane/
Copertine con Lady Agnew sul blog L'angolo di Jane: http://blog.libero.it/angolodijane/6808751.html

martedì 23 aprile 2013

Katie Ward, Girl reading


Donne… e lettura e arte, tra le altre cose

Attraverso il tempo e lo spazio…
Sette racconti ambientati in luoghi e tempi diversi, dove le donne sono le figure centrali e arte e lettura si incontrano, in qualche modo, in modi diversi. Dalla Siena medievale a uno studio fotografico dell’epoca vittoriana, dalla Amsterdam del XVIII secolo al vicino globalizzato futuro del 2060, da una dimora nella campagna inglese alla fine del Settecento a un’altra durante la Prima guerra mondiale, fino a un pub di Shoreditch, a Londra, nei giorni nostri.

Libro che narra delle storie in cui le protagoniste principali sono donne. Da dove vengono queste storie? Pare, talvolta, che, davanti a una o più opere d’arte, l’autrice abbia deciso di inventarsi il racconto dietro alla sua/alla loro realizzazione; in altri casi, le opere parrebbero solo un punto di partenza per immaginare una storia non direttamente connessa con la loro creazione.

E la lettura e quel Girl reading? In ogni storia, in qualche modo, la lettura fa la sua comparsa: qualche volta è una comparsa fugace, qualche altra volta la lettura viene rifiutata, qualche altra volta ancora è davvero un aspetto importante del racconto ed è sulle donne che leggono che ci si concentra. L’arte legata ai racconti, poi, ritrae sempre una donna con un libro in mano.

Quando il lettore incomincia un nuovo capitolo, si trova catapultato nel bel mezzo di un racconto, nell’esistenza di qualcuno, di diverse persone; mano a mano che ci si addentra nella lettura, si recupera il bandolo della matassa, si incomincia a intuire di che storia si tratta, cosa stanno facendo i personaggi, in che contesto si muovono. Direi che i finali sono tutti chiusi, ma a libera scelta del lettore, che si porrà qualche quesito riguardante la trama e dovrà rispondersi da solo… se proprio vuole.

L’autrice, per ogni capitolo, tende a utilizzare un linguaggio diverso, cambiare l’atmosfera e creare personaggi differenti e ben caratterizzati. La lettura risulta piuttosto scorrevole, dopo che ci si abitua ad alcune particolarità, come l’assenza di virgolette per il discorso diretto e quel venire scaraventati all’interno di una storia all’improvviso, sentendosi disorientati, persi.

Il libro di Katie Ward è stato scelto per The TV Book Club di Channel 4, nel Regno Unito, nel 2012. Possibile, quindi, reperire sul sito del programma degli interessanti contenuti, quali l’intervista all’autrice e la registrazione della puntata dedicata alla discussione di Girl reading. Credo che il video sia visibile solo da chi si trova nel Regno Unito, ma se ne trova uno scorcio, disponibile per chiunque, su YouTube.

Da quel che ho inteso dall’intervista completa, l’arte, nella creazione della Ward, non è semplicemente una fonte di ispirazione, non è paratesto, bensì è parte integrante dell’opera; il che renderebbe Girl reading qualcosa che va al di là della semplice narrativa e la parte scritta andrebbe integrata con la visione – quanto meno la visione – delle opere a cui l’autrice fa riferimento e che si possono trovare in parte citate alla fine del volume e in parte sul suo sito. Personalmente mi è capitato di iniziare e finire questo libro su dei mezzi di trasporto e di recuperare le opere a cui si rifà a lettura conclusa, praticamente ho finito per trattarlo come una raccolta di racconti e considerare l’arte collegata come semplice epitesto. Un’esperienza mutila, in un certo senso, ma non necessariamente controproducente. La scrittrice stessa, rivolgendosi al pubblico riguardo la propria opera, si concentra soprattutto sull’esperienza della lettura sul proprio sito, offrendo anche qualche domanda per aprire una discussione sul libro nella reading group guide. Se uno dei quesiti riguarda effettivamente la necessità o meno per il lettore di guardare alle opere a cui si rifanno le storie narrate, gli altri sono più generici e si focalizzano soprattutto sul testo scritto e sulle riflessioni che ci può ispirare.

In conclusione, alcuni aspetti importanti riguardanti Girl reading. Tanto per incominciare il titolo che gioca una sua parte mentre si legge. Sopra ho scritto che, talvolta, la lettura è appena accennata o, addirittura, rifiutata, ma quel Girl reading è un tarlo nella testa del lettore, che tenderà a ricercare e concentrarsi, in ogni racconto, sull’atto del leggere o sulla presenza dei libri. Altra caratteristica fondamentale è che il volume è considerato – e presentato come – un romanzo. Ho parlato di storie, addirittura di raccolta di racconti, non in modo arbitrario, bensì perché non volevo usare la parola «romanzo», un’espressione che, per quanto nebulosa a causa dell’infinità di significati che contiene, diventa sempre qualcosa di sorprendentemente chiaro nella nostra mente. Proprio per la parte importante che gioca l’arte nell’opera ho preferito rimanere vaga e non rimandare a concetti troppo precisi per Girl reading. Da un punto di vista solo narrativo, tuttavia, il libro viene dato in pasto al pubblico come un romanzo e ciò, proprio come il titolo, ha una grande importanza. L’ho considerato un romanzo? Sino alla conclusione no, non l’ho considerato tale, anche se forse sarebbe stato interessante farlo, esattamente come sarebbe stato interessante guardare le opere d’arte che sono parte integrante di Girl reading di racconto in racconto e non solo alla fine.


E ora, sì, una decisione un po’ arbitraria: in barba a quanto scritto, ironicamente e per comodità, ho comunque deciso di etichettare questo post e, quindi, anche Girl reading in «narrativa inglese.»

Bibliografia e URL:
Katie Ward, Girl reading, London, Virago, 2012
Pagina dedicata a Girl reading sul sito di The TV Book Club: http://www.channel4.com/programmes/the-tv-book-club/articles/book-6-girl-reading
Katie Ward - Girl reading su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=CmJo-wKqzJU
Sito di Katie Ward: http://www.katieward.co.uk/
Pagina da cui si può scaricare la reading group guide: http://www.katieward.co.uk/?page_id=56

sabato 20 aprile 2013

Vikings! The untold story


Vikings! The untold story, Edimburgo, National Museum of Scotland, 18 gennaio-12 maggio 2013


Vichingo a chi?

Chi si reca a Edimburgo, finisce per visitare il National Museum of Scotland. In questo periodo si può approfittare della spedizione in Chambers Street per scoprire qualcosa di più su quelli che sono passati alla storia e al mito come i vichinghi.
                                                   
Chi erano davvero i vichinghi? È a questa domanda che cerca di rispondere la mostra attualmente in corso al museo nazionale.

Nell’immaginario collettivo i vichinghi sono, soprattutto, dei navigatori/pirati originari della Scandinavia, con lunghe barbe ed elmetti dotati di corna, che attraversano i mari alla ricerca di nuove terre da razziare. Quanto c’è di vero in tutto questo?

«Vichingo», «Era dei vichinghi» sono espressioni convenzionali nelle aree del nord Europa, ma i concetti dietro a queste sono nebulosi, i significati elastici. Etimologicamente, «vichingo» era chi partiva per un «viking», un viaggio a fini commerciali o di saccheggio, e la maggioranza degli scandinavi non erano vichinghi. Dal XIX secolo, per età vichinga si intende quel periodo che va dall’attacco dei norreni al monastero di Lindisfarne, nel nord-est dell’Inghilterra, nel 793, alla battaglia di Stamford Bridge, Yorkshire, nel 1066. Esistono, tuttavia, evidenze archeologiche che provano contatti anteriori alla fine dell’VIII secolo e, il fatto che i norreni siano stati sconfitti dagli anglo-sassoni nel 1066, non significa che la loro presenza si estinse nelle isole britanniche o che il loro contributo alla formazione dell’identità culturale di quei luoghi venisse cancellato.

Presenze vichinghe non si registrano solo in Gran Bretagna (e Irlanda), ma anche nell’Europa continentale. Tra la metà dell’VIII e la fine dell’XI secolo, molti scandinavi lasciarono le terre d’origine alla ricerca di mercati fiorenti, per motivi di saccheggio e anche per insediarsi stabilmente nelle attuali Russia e Francia, nella Penisola Iberica e nel Mediterraneo. Se è vero che alcuni migranti incontrarono delle resistenze a livello locale, altri andarono incontro a un processo di fusione con gli indigeni.

Più di 500 artefatti (non tutti originali), provenienti dal Museo di storia svedese, ci guidano attraverso la mitologia, la religione, la vita domestica, le attività di navigazione, commercio e artigianato dei cosiddetti vichinghi, gettando nuova luce sulla loro identità e su che tipo di vita conducessero. La mostra è arricchita da schermi interattivi che coinvolgono direttamente i visitatori e il sito dedicato è ricco di informazioni, contenuti aggiuntivi (tra cui una ricetta per la preparazione del pane vichingo) e fornisce accesso alla Vikings! Training School, allestita – idealmente – per i più piccoli, in cui ci si può mettere alla prova come guerrieri, artigiani ed esploratori.

Si può accedere all’esposizione dalle 10 alle 17, tutti i giorni della settimana; il prezzo del biglietto è variabile. La mostra è piuttosto ampia e la visita potrebbe richiedere un certo tempo agli appassionati, ai quali sconsiglio di non fare il mio stesso errore e presentarsi dopo le 15. All’ingresso/uscita è stato allestito un piccolo negozio in cui è possibile acquistare il catalogo, libri di approfondimento e gadgetteria varia. Io vi ho trovato anche il volumento The Vikings. A very short introduction di Julian D. Richards, che fornisce, tra l’altro, qualche spunto di riflessione sulla presunta ‘scoperta’ dell’America da parte dei vichinghi.

Bibliografia:
Gunnar Andersson, Vikings!, NMS Enterprises Ltd., 2013
Julian D. Richards, The Vikings. A very short introduction, Oxford, Oxford University Press, 2005 
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